Un mondo a +4°C


Photo di Shaikh Mohir Uddin/Majority World/UIG via Getty Images

Se l’obiettivo dell’Accordo di Parigi è mantenere il riscaldamento globale entro 2°C a fine secolo rispetto all’era preindustriale, cosa potrebbe succedere in un mondo a +4°C?
A questa domanda si è cercato di rispondere con il progetto HELIX (High-End cLimate Impacts and eXtremes) i cui risultati sono stati presentati alla COP23 e a cui hanno collaborato i ricercatori inglesi dell’Università di Exeter e del MetOffice-Hadley Centre, il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, e l’Università delle Nazioni Unite.
Il progetto ha provato a quantificare gli impatti a livello regionale in funzione di diversi scenari di riscaldamento a fine secolo: 1.5°C e  2°C, previsti negli obiettivi dell’Accordo di Parigi, e 4°C indicato come probabile scenario medio in caso di inazione. Senza azioni di mitigazione più ambiziose è infatti davvero alto il rischio che lo scenario di +4°C a fine secolo si concretizzi.
E per quanto riguarda gli obiettivi di Parigi?

Nel caso di compimento dei soli impegni volontari di riduzione dei gas serra (Intended Nationally Determined Contributions, INDCs) la stima migliore indica verso il 2050 il raggiungimento della soglia di 2°C. Nel caso di scenari emissivi ancora alti tale soglia potrebbe essere già raggiunta verso il 2040. I rischi che ne conseguono nelle varie aree del mondo impongono così azioni di adattamento che devono essere pianificate in alcuni casi con largo anticipo.
Non è più possibile infatti agire in termini solo di mitigazione, cioè di riduzione delle emissioni di gas serra, poiché anche se le emissioni dovessero essere drasticamente tagliate, consentirebbero solo di evitare i peggiori impatti, ma non potrebbero evitare cambiamenti ormai inevitabili. Gli impatti riguardano numerosi settori quali: la disponibilità di acqua potabile, il rischio di alluvioni sia nelle aree costiere che derivanti da esondazione dei fiumi, l’agricoltura e la produzione di cibo, le foreste e l’ambiente, la salute umana e l’economia.
L’attenzione dello studio è stata rivolta in particolare ai rischi derivati dagli eventi estremi alluvionali e dalle ondate di calore che, abbinate all’aumento dell’umidità, portano gravi conseguenze sulla salute umana. Un riscaldamento di 4°C porterebbe infatti ad un aumento del rischio di ondate di calore specie nell’area tropicale con conseguenze particolarmente drammatiche in Africa e nel sudest asiatico. Lo stesso aumento di temperatura si tradurrebbe in un raddoppio della frequenza di eventi alluvionali nei bacini fluviali in molti paesi con alta densità di popolazione come Cina, India e Bangladesh. Proprio il Bangladesh è stato oggetto di uno studio approfondito. Solo nel 2016-2017 in questo paese sono stati osservati ben 10 eventi disastrosi a causa di intensi eventi di precipitazione che hanno accompagnato la stagione monsonica. L’effetto dell’innalzamento del mare sulle coste e l’aumento degli eventi alluvionali potrebbero avere conseguenze drammatiche in futuro in un paese caratterizzato da un’elevata densità di popolazione e da forti vulnerabilità socio-economiche.
Particolare attenzione nello studio è stata infine posta alla questione delle migrazioni in condizioni di aumento di eventi estremi che mostra una situazione più complessa da interpretare. Le dinamiche migratorie sono infatti determinate da una serie di fattori, di carattere politico, sociale, economico e demografico, oltre che ambientale sul quale il cambiamento climatico tende ad incidere. Questi fattori concorrono insieme ma si differenziano nelle diverse aree geografiche del mondo. L’erosione delle spiagge di un villaggio africano, come è stato preso ad esempio, non induce necessariamente ad una migrazione ma piuttosto ad un semplice spostamento verso l’interno permanendo così in area a rischio. Prevale infatti nella scelta della gente locale la possibilità di muoversi con i costi minori, di poter continuare a pescare nel proprio mare e di mantenere le proprie abitudini culturali!
Certo è che in un mondo con 4°C in più per molte popolazioni l’accesso alle condizioni minime di vita dignitosa, con una abitazione, l’accesso all’acqua, la disponibilità di cibo e di condizioni sanitarie di base, potranno risultare sempre più difficili. Non basterà probabilmente spostarsi solo di qualche chilometro!

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