Una sacca salvavita

di Isabella Corradini, articolista dell’Agenzia di Stampa Giovanile

Voler aiutare gli altri senza saper bene come farlo sembra essere un sentimento molto comune tra i giovani trentini, che vogliono trovare un modo per essere utili e sentirsi parte della propria comunità senza però doversi tenere occupati con attività impegnative. Quindi perché non farlo scegliendo di diventare donatori di sangue? Ecco la storia di chi oggi ha fatto la sua prima donazione di sangue.

Sono le 8:00 e la sala d’attesa dell’Unità di Raccolta dell’Ospedale di Cavalese è gremita di donatori che aspettano il proprio turno: è ancora presto, ma sono tutti di buon umore e chiacchierano tranquillamente.

Aspettando il mio turno, un’allegra signora sulla cinquantina seduta in un angolo della stanza, racconta entusiasta che il Trentino è una delle province italiane con più donatori in tutta Italia e che dovremmo essere tutti molto fieri di quello che stiamo facendo. “Io dono dal 2003 – aggiunge – e sono molto felice di poter aiutare chi ha bisogno”.

La signora dice di sentirsi molto bene con sé stessa, “una persona migliore”, dopo la donazione. Concorda con lei un ragazzo trentenne seduto accanto a lei precisando che donare il sangue significa fare delle analisi del sangue periodiche e quindi ottenere un controllo costante del proprio stato di salute. Anche le infermiere accolgono i donatori con un grande sorriso e spiegano che c’è sempre un bisogno costante di giovani donatori su tutto il territorio provinciale e in tutta Italia.

Decidere di prendersi questo impegno e di andare a donare fino a tre volte all’anno non rientra sicuramente tra i primi punti della to do list di una persona giovane, ma durante la prima donazione ci si rende conto dell’importanza di un piccolo gesto che potrà davvero fare la differenza nella vita di altre persone. Diventare donatore di sangue è sinonimo di aiutare concretamente qualcuno, poiché una sacca di sangue può davvero contribuire a salvare una vita.

Fotografie di Archivio Pixabay

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