Essere esseri speciali

“Mamma, mi avevi dato troppo pochi soldi per comprare le uova per la nostra torta.”

“Ma sei sicuro Andrea? I soldi che ti ho dato dovevano bastare per una confezione di quattro uova.”

“Hai ragione mamma, però calcolando il prezzo al chilo risulta che è più conveniente spendere qualche centesimo in più e comprare sei uova, piuttosto che spenderne pochi di meno e prenderne solo quattro.”

Andrea è il protagonista di questo dialogo, ha nove anni e una leggera forma di autismo, che lo rende estremamente intelligente e un po’ meno agile nel lato pratico della vita di tutti i giorni.

L’autismo è punto di forza, di vantaggio, ma spesso si manifesta anche come esclusione, ingiustificato isolamento, percezione della diversità come difetto.

Esso è il non essere abili a giocare a calcio, ad arrampicare, è il non avere intenzione di iscriversi a un qualunque sport che non sia quello che può allenare la mente, come la matematica, la geografia.

Questo disturbo si riflette nell’appartarsi con un libro in mano e acquisire ogni minima e dettagliata conoscenza che si può reperire tra le sue pagine, mentre gli altri bambini puntano il dito e le loro labbra pronunciano la parola “strano”.

L’autismo è un taboo che le persone esterne a questo fenomeno non sanno come affrontare. E’ sicuramente più accessibile giudicare e tenere le distanze da questo genere di situazione, ma la verità è che entrando in questo mondo di diversità, l’unica cosa che si troverà in un bambino come Andrea è la meraviglia, lo stupore, il vedere quanto una mente così giovane possa lavorare velocemente e possa elaborare cose che vengono messe in secondo piano dalla società, anteponendo l’estetica, la simpatia, l’estroversione.

Andrea sfrutta le capacità e la curiosità che per natura gli sono stati donati senza farsene un vanto, senza puntare il dito contro i bambini che giocano a calcio, senza prendere in giro il suo coetaneo che comprerà la confezione da quattro uova, inconsapevole del fatto che se avesse preso quella da sei uova avrebbe potuto comprarsi un dolcetto con i soldi risparmiati.

Beatrice Ferretti

Foto: Archivio Pixabay

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