Saperi Pubblici, derive personali. Resoconto di una resistenza politica.

“Buonisti, piddioti, traditori della patria”, ecco alcuni dei simpatici nomignoli che vengono affibbiati in maniera sistematica e ripetitiva a chiunque si esponga contro le politiche razziste (es. dichiarazioni sui Rom), gli slogan populisti od ogni forma di ingiustizia sociale sostenuta dal neonato Governo “gialloverde” (Lega+M5S). Non importa quanto si cerchi di addurre prove e conoscenze specifiche a ciò che si sostiene, nessuno viene risparmiato dall’onda anomala di “azzittitori professionisti”, soprattutto nel campo minato dei social. Tentare la controinformazione o, semplicemente, schierarsi dalla parte meno popolare è frustrante. Chi ha i mezzi e le conoscenze per criticare efficacemente certe idee e azioni non può che sentirsi additato o peggio che temere di scontrarsi contro interessi “più alti” e di venire stroncato a livello carrieristico o personale. Sembra che anni di studio valgano quanto una qualunque opinione, ne sono esempi lampanti le tesi sostenute dagli scettici riguardo al Cambiamento Climatico (vedi articolo: A. Serrecchia, “Riscaldamento Globale, La Scienza Ha Dato Un Ultimatum Alla Terra. E A Nessuno Importa.”) e dai no-vax. Come fare, in questo clima alla “homo homini lupus” a far valere le proprie tesi?
“Cari professori è vostro dovere esporvi”
. Con queste parole, Fabiana Maraffa, ex presidentessa del Consiglio studentesco dell’Università di Bologna, lancia un appello a tutti gli accademici. Esporsi riguardo a ciò che sta accadendo all’esterno delle loro università, denunciare, attraverso le loro materie di competenza, gli stereotipi, i qualunquismi e il razzismo dilagante di cui ogni angolo del nostro Paese (e non solo del nostro) è pregno. Con lei, un’altra studentessa, Margherita Ciancio, chiede (attraverso una lettera pubblicata lo scorso giugno) alla sua università, in quanto “pubblica, autonoma, laica e pluralista”, e agli intellettuali in generale, di attivarsi, di scendere in piazza.
E così è successo. Con l’adesione di circa 400 docenti, di numerosi artisti e personaggi pubblici e la collaborazione di molti studenti, nelle giornate dell’1 e 2 ottobre 2018, in Piazza Verdi (la piazza “studentesca” di Bologna) è nata “Saperi Pubblici”, un’iniziativa ideata appositamente per rompere il muro che separa il mondo universitario dalla cittadinanza. Ma com’è andata?
Iniziamo dando un po’ i numeri: circa 1000 le persone che hanno ascoltato le brevi conferenze e letture che si sono tenute durante i due giorni, meno di 15 i gradi di temperatura media durante le serate e 22 gli interventi che si sono susseguiti, portando sul palco più di 50 persone. Nel complesso, un’iniziativa ben riuscita, che ha fatto riflettere principalmente su due questioni: perché, se la Lega ha tanti sostenitori attivi, un evento di questa portata non ha suscitato nessuna reazione (se non dall’interno)? E, soprattutto, quali sbocchi futuri può avere un’iniziativa di questo tipo?
La prima domanda mi è sorta durante l’intervento dell’ex rettore Ivano Dionigi. Appena salito sul palco, infatti, è stato seguito da un coro di fischi e urla, sono volate parole quali: “fascista”, “bugiardo”… . Tutto ciò da parte dei ragazzi del collettivo Hobo, tutto ciò motivato dal fatto che, a loro parere, la colpa della deriva destrorsa del nostro Paese sia da imputare al PD e ai così definiti “potenti intellettuali”. Tutto ciò nell’esatto momento in cui l’ex rettore stava prendendo parola sostenendo la pericolosità di tale deriva, esponendosi contro tutto ciò che i ragazzi di Hobo dovrebbero detestare. Ora, mi chiedo, che senso ha in una situazione politica come quella attuale, azzannarsi persino quando si è tutti riuniti per sostenere le medesime tesi? La storia stessa ci insegna che non è affatto intelligente stare a discutere riguardo a differenze di posizione interne in un momento in cui l’opposto assoluto sta prendendo il potere. Non è difficile capire che non si può essere visti come una vera opposizione se ci si urla contro durante quello che avrebbe dovuto essere l’evento-simbolo della presa di posizione da parte di docenti e studenti uniti.
Per quanto riguarda la seconda questione, il 10 ottobre 2018 la Rete degli Universitari (insieme ad altre associazioni studentesche quali Link e UdS) ha organizzato, nella propria sede (Via Belmeloro 1/e), un evento intitolato “Saperi Pubblici – Cosa fare adesso?”. Anna Basso, una dei ragazzi dell’associazione, ci ha raccontato le idee che ne sono uscite. Principalmente, si è capita la necessità di cooperare, portando avanti l’iniziativa attraverso più eventi (come l’Assemblea Antirazzista che si terrà il prossimo 25 ottobre) e dando maggior voce agli studenti stessi. Ci si è ripromessi, alla fine delle due ore di discussione, di ritrovarsi per discutere di idee più concrete, includendo tra esse la riappropriazione degli spazi universitari.
Concludendo, quindi, le acque si stanno muovendo e, citando Fabiana Maraffa, è nostro dovere esporci, perché se si vuole sperare di cambiare le cose, darci le colpe a vicenda o restare ad attendere immobili non può portare a nessun risultato.

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