PanaRotta, aggiustiamola!

Sabato 27 gennaio si è svolta un’escursione collettiva in Panarotta con lo scopo di effettuare un rilancio sostenibile e scoprire nuove forme possibili di turismo.

testo e fotografie di Elena Lunelli

La Panarotta, comprensorio sciistico che si trova in Valsugana, è chiusa da ben 4 anni consecutivi a causa della bassa frequentazione e la presenza di altri comprensori sciistici più grandi e più attrattivi nelle vicinanze.

Da quando gli impianti di risalita sono chiusi, la montagna è diventata popolata da famiglie, sci alpinisti e ciaspolatori. Questo dimostra che un altro modo vivere la montagna è possibile e necessario.

Purtroppo però, nonostante sia stata definita una “stazione a fallimento di mercato”, la provincia desidera investire oltre 6 milioni di euro di fondi pubblici nella costruzione di un bacino artificiale, un nuovo impianto di innevamento e lavori di livellamento delle piste. Questo causerebbe sia una enorme spesa pubblica, che non sarà mai riottenuta, e in più causerebbe un enorme disastro ambientale.

Una giornata in Panarotta

Sabato 27 gennaio, ore 10 i quasi 200 presenti si sono incontrati al parcheggio della Panarotta circondati da un paesaggio mozzafiato e da una bellissima giornata.

A guidare il gruppo erano i due organizzatori: Stefano Musaico e Tommaso Bonazza.

Il primo a parlare è stato Stefano Musaico, coordinatore principale dell’iniziativa e uno degli attivisti di Extinction Rebellion, una delle 22 associazioni che hanno contribuito ad organizzare l’escursione.

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Stefano Musaico, di XR Trento

Giornate come queste sono molto importanti perché ci si incontra, si può dialogare, conoscerci e ricreare un senso di comunità che purtroppo in questi decenni si sta sempre più perdendo

così Stefano ha iniziato il suo discorso.

“La giornata vuole unire tutte quelle località montane che stanno in questi anni vivendo un conflitto fra uno sfruttamento fino all’ultima goccia” e una difesa del territorio e dell’ambito sociale.

La natura ci sta dando dei messaggi in continuazione e ci invita a capire che il nostro comportamento non è certo adatto alla vita e alla difesa dell’ecosistema terrestre.

Lo zero termico ha toccato i 3000 metri, perciò è necessario un cambiamento.

La Panarotta è un simbolo, perché si trova ad un bivio. Da un lato, continuare con una politica che cerca di tenere aperto ad ogni costo con un accanimento terapeutico (un investimento di soldi pubblici) e dall’altra una nuova forma di turismo alternativo più “lento” che protegge la montagna e crea nuove possibilità”.

Dopo aver concluso il suo discorso Stefano ha consegnato il microfono a Tommaso Bonazza, portavoce del comitato permanente per la difesa delle acque del Trentino.

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Tommaso Bonazza, del comitato permanente per la difesa delle acque del Trentino

Lo scopo della manifestazione è richiamare l’attenzione della cittadinanza e dei decisori politici rispetto all’opportunità o meno di investire in un certo modo sulla montagna, con particolare riferimento alla situazione della Panarotta.

Il 90% delle piste sul territorio alpino fa affidamento all’innevamento artificiale per garantire la copertura necessaria all’utilizzo delle piste.

Quando decidiamo di investire continuamente nella costruzione di bacini artificiali, che servono per l’innevamento, stiamo rendendo quell’acqua indisponibile per altri usi.

È un falso mito quello della multifunzionalità dei bacini per l’innevamento artificiale.

I bacini non sono dei laghetti alpini, non sono delle riserve d’acqua per l’agricoltura, non sono degli stagni dove c’è la vita. Sono delle pozze fatte da dei fondali di cemento e plastica che non sostengono in nessun modo la biodiversità.

In queste opere non c’è nessun valore di tipo ambientale e il loro valore ecologico è inesistente. I bacini servono solo ed esclusivamente a servizio dell’industria dello sci di discesa.”

Dopo le sue parole Tommaso ha dato il via all’inizio dell’escursione e i partecipanti si sono incamminati verso la cima.

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L’inizio del percorso era impervio e pendente ma il senso di comunità ha reso l’esperienza piacevole e la difficoltà è passata in secondo piano.

Dopo la prima salita si è effettuata una piccola pausa dove due ospiti: lo scrittore Marco Albino Ferrari e Francesca Caprini dell’associazione Yaku hanno espresso il loro pensiero sulla tematica ambientale e sulla deresponsabilizzazione della società.

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Marco Albino Ferrari

Marco Albino Ferrari è uno scrittore, giornalista e divulgatore culturale che con il suo libro “Assalto alle Alpi” ha espresso che è necessario uno sguardo nuovo, consapevole e rispettoso nei confronti dell’ambiente. Ha iniziato così il suo discorso:

Io non ho niente contro lo sci, sarebbe sciocco, sarebbe anacronistico

In Piemonte nel 2016 c’erano 46 comprensori sciistici. Oggi nel 2024 sono rimaste in 30. Dispiace quando chiude una piccola stazione sciistica come la Panarotta ma bisogna prendere atto che queste piccole realtà vengano abbattute dal cambiamento climatico.”

Come già detto da Musaico anche Albino ha voluto dire che siamo davanti a un bivio.

“Si è sempre fatto così, in Panarotta si è sempre sciato e continuiamo a portarla avanti”, che per Albino, equivale a una “non scelta”, oppure dall’altra invece c’è un ripensamento generale che potrebbe convertirsi in qualcosa di nuovo. “Le idee ci sono, basta avere il coraggio di assumersi la responsabilità.”

Al microfono, poi, Francesca Caprini.

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Francesca Caprini

Yaku, nome dell’associazione, significa acqua. Da oltre vent’anni ci occupiamo dell’acqua come bene comune insieme a comitati e organizzazioni, e soprattutto comunità indigene in particolare dell’America Latina.

La montagna è un bene comune, è la madre delle acque

Il sistema estrattivista è quello che rapina i beni comuni, le persone e le risorse senza lasciare nulla. L’estrattivismo è arrivato anche qui, in maniera violenta. La legge contro la siccità che questo governo ha varato qualche mese fa è una legge miope che impone la costruzione di oltre 40 bacini di innevamento artificiale in Italia.”

Dopo questi due interventi si è proseguito con l’escursione accompagnanti da un’incantevole vista.

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All’arrivo della seggiovia si è svolta una pausa per permettere ad altri due ospiti, Pietro Lacasella e Michele Nardelli, di esprimere il loro punto di vista e la loro idea di montagna.

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Pietro Lacasella

Pietro Lacasella è curatore della testata L’Altra Montagna, antropologo e blogger, all’inizio del suo intervento ha proposto una domanda:

Possono oggi le nostre montagne fare a meno di questa importante economia?

Nell’immediato la risposta è no. 

“Stiamo vivendo una fase di transizione e le transizioni inducono a un cambiamento, ci spingono ad adattarci.

Adattarci significa provare a differenziare l’offerta turistica invernale. Adattarci provando a godere del patrimonio sciistico già presente sulle nostre montagne (6000 km di piste da sci in Italia) e soprattutto sforzarsi di re-immaginare il futuro.”

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Michele Nardelli

Michele Nardelli, autore del libro “Inverno Liquido” ha espresso la sua opinione e la sua preoccupazione per il futuro.

La dimensione di cambiamento e di transizione non è una ipotesi, ma una certezza

Nel 2050 il limite di affidabilità della neve crescerà di 450 metri.

Se già oggi le stazioni sciistiche sono in gran parte insostenibili (2000 metri in giù) non oso immaginare nel 2050”

Così si sono conclusi gli interventi degli esperti e si è arrivati alla cima.

Ecco la fotografia che testimonia la presenza e la voglia di cambiamento di quasi 200 persone.

Importanti ricordare le 22 associazioni che hanno contribuito a organizzare e sostenere l’associazione:

Extinction Rebellion Trentino, Circolo di Trento di Legambiente, ENPA del Trentino, Pan-EPPAA, LAC Trentino Alto Adige/Südtirol, LIPU sezione di Trento, LAV Trentino, Associazione per il WWF Trentino, Italia Nostra – sezione trentina, Mountain Wilderness, Comitato Acque Trentine, Fridays for Future Trento, Associazione per l’Ecologia, L’Ortazzo, Protect Our Winters Italia, Yaku, Viração&Jangada, Ci sarà un bel clima, The Outdoor Manifesto, Rete Climatica Trentina, La Foresta – Accademia di comunità e Punto Zero APS.