“Oceania”, contraddizioni principesche

Vi siete mai domandati come sarebbe stato conoscere una principessa Disney nella vita reale? Io l’ho sognato fin da piccolissima e ho sempre pensato che non avrei mai avuto l’opportunità di realizzare questo desiderio. Un po’ impossibile, no? Ebbene, proprio qui, alla COP 23, ho invece avuto l’occasione di incontrare, non una, ma ben cinque donne che incarnano perfettamente lo spirito della più “nuove” tra le principesse Disney: Moana (dal cartone animato “Oceania”)!
“Role of Women as Guardians of the Ocean at the Frontlines of the Climate-Development-Nature Nexus”, questo è il titolo dell’evento della WWF a cui ho preso parte. Evento pensato per parlare di genere, del ruolo delle donne nell’educazione e nelle famiglie e, soprattutto, nella cura degli oceani e delle culture ad essi connesse (come la figiana). Le relatrici erano: Penina Moce (Osservatrice delle condizioni oceaniche per il WWF, dalle Fiji), Monifa Fiu (leader di una comunità figiana), Ingrid-Gabriela Hoven (Direttrice generale per le tematiche globali, dalla Germania), Prof. Elisabeth Holland (Direttrice paCE-SD presso la University of South Pacific), Raumanu Pranjivan-Sharma (Presidente della COP 23 riguardo alle tematiche di genere, dallr Fiji) e Carol Phua (Manager MPA per WWF Olanda, dalla Malesia). Ognuna di loro ha portato esempi di donne che affrontano giornalmente problematiche legate al clima, quali l’impossibilità di sostenere le loro comunità con metodi tradizionali (ad esempio, la penuria di pesci nell’Oceano Pacifico non permette più ai locali di basare la loro alimentazione su essi). Ascoltandole, non ho potuto fare a meno di trovare una connessione tra queste testimonianze e la storia di Moana. Proprio come lei, infatti, queste donne stanno provando a salvare il loro paradiso naturale, lavorando come madri, figlie e parti della loro comunità. Viaggiano in nave per controllare lo scolorimento della barriera corallina, educano i bambini, si adattano, lottano, sopravvivono.
Sfortunatamente, ogni rosa ha le sue spine e, in questo caso, mi hanno punto direttamente al cuore. Seppure sia stato d’ispirazione sentire delle donne tanto attive e potenti parlare, non ho potuto evitare di notare la contraddizione esistente tra le loro storie e alcune loro parole dette durante l’evento. Alla fine della presentazione, al momento delle domande, una donna tra il pubblico ha fatto notare come la maggioranza di loro, infatti, avesse avuto la tendenza a esagerare la “povera condizione” delle donne, il “peso estremo” che sta sulle loro spalle per quanto riguarda la protezione della loro gente, come se fossero sempre state abbandonate. Da giovane donna quale sono, vedere le lacrimucce e sentire le lamentele di quelle donne, non mi ha fatto per nulla sentire “potente”. Al contrario, mi ha fatto pensare che il loro spirito iniziale fosse stato rovinato, mostrando alcune di loro non come “donne indipendenti e forti” bensì come “deboli ragazzine piagnucolose”. Mettere l’accento sul duro lavoro che le donne fanno per proteggere coloro che amano e, al contempo, affermare loro stesse nel mondo non dovrebbe essere una scusa per cadere negli stereotipi o per sfogare le frustrazioni a proposito della “dura vita” che viviamo. Il femminismo è positivo finché difende la parità di genere quindi, a tutte le Moana in giro per il mondo dico: “Continuate a fare il gran lavoro che già fate ma non dimenticate mai che se volete sentirvi ed essere potenti, non siate le prime a sminuire gli altri solo per mettervi in risalto.”

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