Carne e soia dall’Amazzonia disboscata verso l’Europa

Quanto la foresta amazzonica è minacciata dai processi di produzione di soia e carne bovina destinata all’esportazione in UE? I dati raccolti da una ricerca pubblicata su Science a luglio sono allarmanti.

Di Valeria Balestra, articolista dell’Agenzia di Stampa Giovanile 

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Che il presidente brasiliano Jair Bolsonaro non abbia a cuore le sorti – eccetto quelle economiche – della foresta amazzonica non è più un segreto da tempo, il fatto invece che i produttori ed i fornitori brasiliani di soia e carne bovina condividessero i suoi stessi piani rimaneva molto più difficile da dimostrare, almeno fino ad oggi.

In una ricerca pubblicata il 17 luglio su Science, La Universidade Federal de Minas Gerais e la Escola Superior de Conservação Ambiental e Sustentabilidade, in collaborazione con istituti di ricerca europei, hanno cercato di calcolare l’ammontare di soia e carne bovina esportata nell’Unione Europea e prodotta attraverso la deforestazione illegale nelle regioni dell’Amazzonia e del Cerrado. I dati raccolti sono allarmanti: nel 2017 circa il 20% di soia ed il 17% di carne bovina esportate da questi due biomi risultano essere “contaminate” da operazioni di deforestazione illegale. 

Come la pandemia da Covid-19 ha recentemente dimostrato, ogni fenomeno locale può velocemente divenire globale, e ciò che avviene in Brasile ha chiare ripercussioni su ciò che avviene anche in Europa, ma in questo caso è forse più rilevante restringere il campo visivo, evitando di focalizzarsi costantemente su una visione eurocentrica, per analizzare più nel dettaglio la situazione brasiliana.

Nonostante l’incredibile mole di dati portati alla luce da questa ricerca, durata circa una decina di anni, rimangono ancora parecchie zone d’ombra sulle dinamiche che interessano questi processi produttivi. Infatti, in accordo con il Forest Code, il numero di proprietari terrieri con permessi per una deforestazione legale rilasciati dal 2008 sono decisamente inferiori rispetto al numero di proprietari terrieri che hanno attuato una deforestazione nella loro proprietà nello stesso arco di tempo. Inoltre, nonostante i progressi avvenuti nella formazione di una banca dati catastale unificata a livello nazionale, il 17% dei territori brasiliani risulta ancora non registrata, e quindi non può essere considerata conforme al Forest Code per il rilascio di questi permessi.

carne e soia dall'Amazzonia

La necessità di una maggiore trasparenza risulta ancora più indispensabile quando si osservano i dati che riguardano la produzione di carne bovina. Le percentuali di carne “contaminata” da deforestazione illegale salgono in maniera vertiginosa se si considerano anche i produttori e fornitori coinvolti in maniera indiretta nel processo, soggetti molto più difficili da individuare con precisione. Infatti, considerando anche i fornitori che acquistano capi di bestiame da produttori che attuano una deforestazione illegale e, al contempo, i fornitori che acquistano a loro volta dai primi soggetti indicati, e così di seguito tutti i soggetti a loro volta coinvolti in maniera sempre più indiretta, l’ammontare di carne bovina “contaminata” che è stata prodotta in Brasile nel 2017 sale a circa il 60% del totale

È chiaro quindi che il percorso verso una maggior trasparenza del sistema di verifica e controllo della filiera produttiva di soia e carne coinvolta anche nella deforestazione amazzonica sia ancora in fase di perfezionamento, ma è a questo punto almeno altrettanto evidente quanto questa ricerca sia stata rilevante per ridurre alcune zone d’ombra.

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