Maturità ai tempi del coronavirus

Quali sono i punti di forza e le criticità di una maturità fiorita durante una pandemia? Bisogna osservarla attentamente e analizzarla in profondità per comprendere il disagio e la preoccupazione dei tanti studenti sottoposti a questa prova, apparentemente simile alle precedenti, ma notevolmente distante.

Di Nuvola Cipressa, articolista dell’Agenzia di Stampa Giovanile

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Nelle prime settimane di luglio le scuole hanno concluso, come da calendario, gli esami di maturità. Si è a lungo discusso sulla validità e sull’efficacia di una prova non tradizionale, compressa e globale. L’esame ha dato adito a un dibattito tra generazioni poiché i maturandi del 2020 sono accusati di essere stati agevolati in una performance nuova, mero surrogato semplificato dello schema classico. E’ giunto quindi il momento di tracciare un resoconto di questa maturità secondo la prospettiva di un adolescente intento a dimenarsi in questo mare magnum di opinioni e critiche.

La pandemia, come un tornado, ha distrutto e corroso i nostri pilastri ideologici ed emotivi, tra questi anche la certezza sulle modalità di affrontare il tanto atteso esame di Stato. Per alcune settimane, durante il periodo di lockdown, è stata valutata l’ipotesi di eliminare la prova, successivamente ha serpeggiato la bizzarra idea di espletare gli adempimenti della maturità da remoto. Fino al 30 maggio il Ministero continuava a ipotizzare soluzioni molto fantasiose e affatto rassicuranti per gli studenti a casa. Quando le linee guida dell’esame sono state presentate, mancava ormai meno di un mese all’apertura della Maturità. Bisognava ancora decifrare correttamente l’intero decreto. Le interpretazioni, le possibili e ipotetiche spiegazioni di questo confuso documento hanno creato uno stordimento generale che ha disorientato e preoccupato ogni studente per l’organizzazione di uno dei momenti più significativi della propria vita. 

Se le direttive riguardanti il maxi colloquio sono state farraginose e fuorvianti, quelle riguardanti la sicurezza personale e il distanziamento sociale sono state, invece, puntuali e dettagliate. All’esame, svolto in presenza, può assistere un solo testimone scelto dallo studente, in modo da evitare assembramenti all’interno e all’esterno della struttura scolastica. I collaboratori scolastici, muniti di gel disinfettante e autocertificazioni, accompagnano gli studenti fino all’aula e si accertano che tutto sia svolto in sicurezza e in assenza di contatti ravvicinati. Una volta accomodato di fronte alla commissione esaminatrice, composta dai docenti interni e da un commissario esterno, il candidato può togliere la mascherina. Il team di professori deve invece indossare la mascherina per l’intera durata del colloquio e deve attenersi alle distanze prestabilite.

Secondo i dati raccolti dalle interviste di skuola.net, non sono pochi gli studenti che hanno provato una maggiore tensione a causa delle norme anti-coronavirus e per il timore di infrangere sbadatamente una di queste. Quest’anno, l’esame di Stato ha acquisito un significato ben più profondo rispetto alla classica maturità alla quale siamo abituati. Ha rappresentato un ritorno graduale alla normalità, un tentativo di procedere verso la fase del “post-coronavirus”. La decisione di svolgere l’esame in presenza ha tranquillizzato non solo gli studenti, ma tutto il resto della popolazione e si è posta come messaggio di speranza, come rassicurazione per tutti gli scettici che temevano una seconda quarantena.

Non sappiamo ancora come verrà riconosciuta in futuro questa anomala maturità, speriamo solo di essere capaci di guardare oltre l’aspetto esclusivamente didattico e di apprezzare la straordinaria elasticità e la versatilità di milioni di studenti impegnati ad affrontare un esame che ha imposto loro di resistere per interminabili mesi davanti allo schermo del pc o telefono, chiedendo di non perdersi d’animo di fronte le mille problematiche di una pandemia globale.

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