“Skillati! Sviluppa il tuo potenziale con le soft-skills!”

Ascolto, comunicazione efficace, gestione delle emozioni e dei conflitti, intraprendenza, responsabilità. Sono alcune delle soft-skills con cui il progetto “Skillati! Sviluppa il tuo potenziale con le soft-skills!” vuole lavorare per dare ai giovani la possibilità di diventare adulti e cittadini responsabili.

di Angela Nardelli, articolista di Agenzia di Stampa Giovanile

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“Skillati! Sviluppa il tuo potenziale con le soft-skills!” è riuscito a distruggere alcuni luoghi comuni sui giovani, come la loro mancanza di voglia di fare e di mettersi in gioco. I risultati della ricerca presentati dalle ideatrici del progetto ne sono la prova: la maggior parte dei partecipanti ritiene le soft-skills (o competenze trasversali) molto importanti sia per il benessere personale, sia per il mondo del lavoro. Risultati ottimistici che mettono al centro i ragazzi, pronti a crescere e migliorare come persone.  

Primo progetto interamente dedicato ai giovani tra i 18 e i 35 anni, “Skillati! Sviluppa il tuo potenziale con le soft-skills!” è promosso dall’Associazione L.E.D (Laboratorio di Educazione al Dialogo) e finanziato dal Piano Giovani del Comune di Trento con la collaborazione di partner come la Cooperativa Villa S.Ignazio, l’Ass. Tavi Macos e l’High Score Gaming Center.

Maria Luna Carpigo e Marta Nuresi hanno presentato mercoledì 28 ottobre 2020 i risultati della ricerca in un incontro telematico via Zoom, nel quale hanno raccontato agli ospiti com’è nata l’idea e quali sono stati i passi successivi per la sua realizzazione.

“’Skillati! Sviluppa il tuo potenziale con le soft-skills!’ è un progetto nato quasi per gioco, creato dal desiderio di realizzare un corso laboratoriale rivolto a un target di giovani bisognosi di soft-skills come bagaglio per la vita”, racconta Maria Luna. Perché il bisogno di un percorso formativo? Semplicemente perché tra i 20 e i 30 anni si entra in un periodo particolare della vita. È il momento dell’entrata nel mondo adulto e in quello lavorativo. Si esce da un ambiente protetto e si palesa l’esigenza di acquisire consapevolezza di sé e potere personale.

Per validare questa idea le due giovani hanno realizzato una ricerca sociale con l’obiettivo di sondare se la loro proposta si rispecchiasse nelle esigenze dei giovani. Questa fase ha compreso la realizzazione di due focus group per raccogliere feedback utili per lo sviluppo di un sondaggio. La seconda fase, partita due settimane fa e ora in corso, consiste nella formazione vera e propria, il laboratorio esperienziale, orientato dai risultati della fase precedente. L’ultima sfida sarà quella di creare un report complessivo, che verrà inviato entro la fine dell’anno a chi è interessato (qui il link per rimanere aggiornati sul progetto).

L’obiettivo del progetto, spiega Marta, è quello di dare ascolto ai bisogni dei giovani per realizzare servizi su misura per loro, attraverso lo sviluppo di competenze relazionali e di soft-skills. Fondamentale è indagare il mondo relazionale giovanile e sensibilizzare i ragazzi rispetto alle problematiche che lo caratterizzano, per dare loro la possibilità di auto-realizzarsi e di diventare adulti attivi e responsabili.

Maria Luna e Marta, con l’aiuto di Lorena Candela, Dario Fortin, Claudia Giglioli, Dario Zuccarelli e Francesco Comai, hanno realizzato una “ricerca/azione”. Non una semplice ricerca fine a sé stessa, ma un lavoro che tenta di modificare la realtà tramite azioni mirate.

Durante la serata sono stati presentati i risultati del sondaggio sottoposto a 422 giovani residenti in provincia di Trento. Diviso in quattro sezioni (“Io e le soft skills”, “Io e gli altri”, “L’esperienza del lockdown”, “Dati personali”) ha avuto come scopo finale quello di poter conoscere meglio il punto di vista dei giovani, ascoltandone i bisogni, per poter progettare il laboratorio esperienziale.

Quest’ultimo, destinato a 12 ragazzi tra i 18 e i 33 anni, si compone di sette incontri con l’educatrice socio-pedagogica Claudia Giglioli. “L’idea è che i ragazzi possano arricchirsi come persone e avvicinarsi all’umanità e alla comunicazione efficace”, spiega Claudia. Dai risultati infatti la comunicazione efficace e il lavoro di gruppo, così come la gestione delle emozioni risultano fondamentali tra i partecipanti. Tra queste ultime, l’ansia e la paura di sbagliare spaventano un’alta percentuale di giovani. Anche questi risultati negativi, spiega Maria Luna, sono importanti per sviluppare il percorso di formazione. Sapere cosa preoccupa i ragazzi, conoscere le loro insicurezze è utile per riuscire a trasformarle in padronanza di sé e realizzazione personale.

Grazie a questi dati raccolti si è formato il laboratorio esperienziale, iniziato in presenza due settimane fa e ora proseguito in via telematica. Un luogo, racconta Claudia, in cui non esistono diversità, in cui “si ha il coraggio di aprirsi all’altro”. Un momento in cui adulto e ragazzo si incontrano per evolvere insieme.

Ecco che le soft-skills entrano in gioco, dice Maria Luna, come “una piccola cassetta degli attrezzi, un tesoro a cui fare riferimento sempre”. Un bagaglio che non finisce mai di arricchirsi e migliorarsi, che è importante valorizzare e conoscere. È grazie a progetti come questo se i giovani hanno la possibilità di crescere come persone migliori, sviluppando a pieno le loro potenzialità.

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