The Social Dilemma: I social network ci stanno manipolando?

Il documentario racconta come la promessa della tecnologia di tenerci connessi stia portando a conseguenze indesiderate. Siamo a conoscenza di quanto i social network creino dipendenza e disinformazione? The Social Dilemma cerca di darci una risposta.

Di Angela Nardelli, articolista dell’Agenzia di Stampa Giovanile

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Presentato al Sundance Festival e riprodotto da Netflix il 9 settembre 2020, The Social Dilemma in pochi mesi ha scalato le classifiche dei film più visti. È diventato argomento di discussione intorno al devastante effetto che i social network hanno sulla società odierna. “Nulla che sia grande entra nella vita dei mortali senza una maledizione.” Con questo aforismo del drammaturco greco Sofocle inizia il docu-film diretto da Jeff Orlawski, che riprende il nome del film di David Fincher The Social Network sulla nascita di Facebook.

Se ci si chiede come mai The Social Dilemma abbia avuto così tanta visibilità la risposta è semplice: riguarda tutti, nessuno escluso. Chi al giorno d’oggi non ha un account Facebook, Instagram o Twitter? Chi non utilizza la posta elettronica? Ogni individuo che lo guarda si ritrova nelle parole degli esperti del settore, ex dirigenti delle maggiori società tecnologiche della Silicon Valley che svelano i segreti che sottendono al mondo dei social network e della tecnologia.

Come sottolinea Tristan Harris, ex esperto di etica del design digitale Google, “è innegabile che i social abbiano creato cose meravigliose nel mondo e cambiamenti positivi per le persone. Ma qual è il rovescio della medaglia? Siamo realmente a conoscenza di come funzioni il mondo di Internet?” Gli esperti con questo documentario non vogliono scagliarsi contro la tecnologia. Non è infatti il settore tecnologico e di Internet ad essere una minaccia; è l’abilità di quest’ultimo di tirare fuori il peggio della società ad esserlo. È il modello imprenditoriale ad avere un problema mancando di regolamentazione, non le persone che lo hanno ideato.

“Se non stai pagando per il prodotto, allora il prodotto sei tu.”

The Social Dilemma svela il modello di imprenditorialità di queste società che ha lo scopo primario di fare soldi tramite le pubblicità che ci vengono proposte. Tecniche di progettazione persuasive come le notifiche push e lo scorrimento infinito del feed di notizie hanno creato un ciclo di feedback che ci tiene incollati ai nostri dispositivi.

Jaron Lanier, padre fondatore della Realtà Virtuale, afferma che il vero prodotto è “il graduale e impercettibile cambiamento del tuo comportamento e della tua percezione”. Senza rendercene conto, afferma Jaron, veniamo manipolati da una forza superiore che sgretola e impoverisce la vera comunicazione.

Generazione Z e Social Network

La Generazione Z, ossia i ragazzi nati dopo il 1995, è la più colpita da questo “dilemma dei social”. La dottoressa Anna Lembke afferma come in questi ragazzi l’autostima e l’identità siano minacciate dalla tendenza a ottenere l’approvazione degli altri ogni cinque minuti. I “Like”, i commenti, i tag nelle foto, hanno acquisito un potere enorme. Le Generazione Z vive in un mondo di finta popolarità e finta perfezione.

I dati parlano chiaro: negli Stati Uniti tra il 2011 e il 2013 si è registrato un aumento della depressione del 62% tra le adolescenti e del 189% tra le preadolescenti. Anche i suicidi sono aumentati esponenzialmente. Che il fenomeno sia collegato al funzionamento dei social media non è certo, ma sta di fatto che questa generazione è palesemente più fragile, depressa e confusa.

Si tratta della tecnologia persuasiva, un modello applicato per modificare il comportamento e che innesca un’abitudine inconscia ogni volta che si prende in mano il telefono. The Social Dilemma cerca di dimostrare come tutto ciò che si fa online viene osservato, tracciato e valutato. Gli stessi ex esperti del settore affermano come pur sapendo tutto ciò non riescono a controllare l’utilizzo dei social network.

Algoritmo e fake news

La base del mondo di Facebook, Instagram, Twitter &Co è l’algoritmo, creato dagli uomini ma ormai incontrollabile anche per i suoi inventori. Un sistema che sceglie cos’è perfetto per noi, che crea realtà ad hoc per ognuno sui social media: una falsa sensazione che tutti siano d’accordo con te. È Facebook a decidere, ad esempio, cosa farti vedere, affermano gli esperti: non tutti leggono le stesse informazioni.

Cos’è vero di ciò che si legge su Facebook? Siamo realmente convinti di saper distinguere la verità dalla menzogna? Sono quesiti che i protagonisti di The Social Dilemma pongono al mondo. Per rispondere sottolineano come i social media siano bombardati di dicerie, teorie cospirazioniste e soprattutto fake news. “La verità è noiosa”, dice Tristan Harris. Se i pettegolezzi si rafforzano tramite l’algoritmo che fa vedere all’utente ciò che è affine ai suoi interessi, a rimetterci è l’analisi critica. Quando le uniche fonti di informazione sono Facebook e i social media questo è il risultato.

Cosa si può fare?

Cosa possiamo fare per cambiare il modo in cui appaiono i social network e il peso che hanno su di noi? “Abbiamo la responsabilità di cambiare. Gli esseri umani non dovrebbero essere sottoposti a un modello in grado di catturare la loro attenzione”, aggiunge Tristan Harris. Se a qualcuno può sembrare un’utopia, in realtà non lo è. Diventando infatti persone critiche, pensanti e attive si può fare qualcosa di positivo. Il problema va riconosciuto e affrontato.

The Social Dilemma è un documentario che fa riflettere e che insegna a cercare sempre la verità che si nasconde sotto il velo dell’apparenza. “Apriamo un dialogo per una soluzione” è ciò che si legge alla fine. Affinché la conoscenza sconfigga la manipolazione e risolva questo grande dilemma dei social.


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