Dov’è l’umanità?

Una riflessione sul paradosso della pena di morte.

Di Ingrid Salvadori
Mentor: Alessandro Graziadei

“In questo secolo il nostro sforzo è stato quello di trovare dei metodi sempre più umani per uccidere la gente che non ci piaceva. Gli abbiamo sparato con i plotoni d’esecuzione, li abbiamo soffocati nelle camere a gas e ora noi abbiamo inventato un congegno di morte che ci appare tra tutti il più umano, l’iniezione letale.” (Dead man walking – 1995)

Dead Man Walking: Kenneth Eugene Smith

Il 25 gennaio 2024, alle ore 20:25, presso l’Holman Correctional Facility di Atmore in Alabama, Kenneth Eugene Smith è diventato il primo condannato a morte il cui giudizio è stato eseguito mediante l’uso di una maschera ad azoto. L’esecuzione, originariamente prevista per le 18, è stata posticipata dagli ultimi tentativi di ricorso. L’uomo, 58 anni, era stato condannato per l’omicidio di Elizabeth Sennett, pugnalata a morte nel 1988. Il marito aveva pagato Smith e altri due complici mille dollari a testa per ucciderla e incassare i soldi dell’assicurazione sulla vita. Durante il processo, Smith era stato condannato all’ergastolo dalla giuria, decisione poi trasformata in pena capitale dal giudice. Nel 2022, l’uomo era sopravvissuto all’iniezione letale, poiché l’esecutore non era riuscito a trovare la vena.

Morte per ipossia da azoto

Le esecuzioni per ipossia da azoto prevedono che il detenuto respiri azoto, perda coscienza e muoia. Il legislatore, il cui disegno di legge ha autorizzato questo nuovo metodo, sostiene che si tratti di una forma umana di pena capitale. Nonostante Smith sia stato il primo, l’ipossia da azoto era già stata considerata in casi in Carolina del Sud, Oklahoma, Mississippi e Nebraska, sia da parte delle autorità che di alcuni condannati. Nel 2022, Frank Atwood, condannato in Arizona e figlio di una donna ebrea fuggita dai nazisti, aveva chiesto invano che fosse usato l’azoto al posto del cianuro nella camera a gas. Tuttavia, come afferma anche il dottor Philip Nitschke, esperto di suicido assistito proprio per ipossia da azoto, il rischio che il processo diventi particolarmente doloroso è elevato nel caso insorgano delle complicazioni (With Kenneth Smith’s Execution, Alabama Hopes Nitrogen Method Resolves an Old Problem – The New York Times (nytimes.com)).

La pena di morte negli Stati Uniti

Agli inizi del XX secolo, la pena di morte, così come l’incarcerazione di massa, veniva vista come una necessità per risolvere i problemi di criminalità nel modo più veloce possibile. Di fatto, il principio della deterrenza continua oggi ad essere il principale argomento a favore della pena capitale. Successivamente, al di là della breve parentesi tra gli anni ‘60 e ‘70, la pena capitale è stata strumentalizzata per motivi economici e politici, come lo sviluppo di quartieri residenziali in periferia e la campagna presidenziale di George Bush.

Tra i vari metodi d’esecuzione nella storia degli Stati Uniti d’America, figurano l’iniezione letale, la sedia elettrica, la camera a gas, l’impiccagione e la fucilazione. Nessuno di questi metodi è mai stato invalidato dalla Corte Suprema, che in alcuni casi si è limitata a stabilire che il metodo non deve aggiungere ulteriore terrore o pena per il condannato. Quando, nel 2008, la Corte ha sostenuto che l’iniezione letale non fosse da considerarsi crudele, questa è diventata la scelta primaria.

Secondo i dati del Death Penalty Information Center (The Death Penalty in 2023: Year End Report | Death Penalty Information Center), il 2023 ha segnato una svolta. Ci sono state esecuzioni in soli cinque stati e, per la prima volta, il numero di esecuzioni (24) ha superato il numero di nuove condanne a morte (21). Inoltre, ben 29 stati hanno o abolito o bloccato le esecuzioni.

I movimenti anti pena di morte

L’origine dei movimenti abolizionisti risale al trattato “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria (1764), che metteva in discussione il concetto di deterrenza e identificava diritti umani universali, tra cui il diritto alla vita, alla dignità e alla libertà da torture e pene crudeli e inumane. Nel caso di Smith, vari gruppi a sostegno dei diritti umani si sono fermamente opposti all’esecuzione per ipossia da azoto, evidenziando la sperimentalità della procedura e le atroci sofferenze che avrebbe potuto causare. Maya Foa, direttore esecutivo di Reprieve, movimento fondato nel 2001 in Louisiana, ha sostenuto come “fosse sorprendentemente sconsiderato e crudele riprovare a utilizzare un metodo di esecuzione non testato che ha tutte le possibilità di causare terribili sofferenze” (Alabama to conduct first nitrogen gas execution, which critics say is untested | CNN). L’argomentazione non solo fa chiaro riferimento al precedente fallito tentativo di esecuzione nei confronti di Smith, ma pone anche l’attenzione sul criterio che definisce un metodo “umano”. Infatti, nonostante molti considerino tale l’iniezione letale, ci sono stati casi in cui questo metodo ha fatto sì che l’esecuzione fosse estremamente dolorosa e terrorizzante.

Cosa riserva il futuro

Il 2023 ha segnato un punto di svolta nell’opinione pubblica americana. Infatti, un sondaggio Gallup riporta che più del 50% degli intervistati ritiene la pena capitale spesso ingiusta. Tra le argomentazioni chiave contrarie vi sono le condanne di persone successivamente ritenute innocenti e la componente razziale secondo cui gli afro-americani sono più a rischio di essere condannati.

Il dibattito sulla pena di morte negli Stati Uniti rimane aperto, senza una chiara direzione futura. Tuttavia, potrebbe essere il momento di dare ascolto al grido all’umanità che l’esecuzione di Smith, eseguita due giorni prima della Giornata della Memoria, ha lanciato e che trova eco nelle parole del suo consigliere spirituale, il reverendo Jeff Hood. “Vogliono che ci odiamo l’un con l’altro, ma siamo tutti brutalizzati dall’intero processo” (Kenneth Eugene Smith witness describes ‘horror show’ execution (nypost.com)).

Photo credit: Nearly 100 protesters gather at the state Capitol building in Montgomery, Ala., on Tuesday to ask Gov. Kay Ivey (R) to stop the planned execution of Kenneth Eugene Smith. (Mickey Welsh/AP)

Per saperne di più

Per approfondire altri aspetti della tematica dei Diritti Umani leggete l’articolo Memoria selettiva – Agenzia di Stampa Giovanile.