Inquinamento da plastica e multinazionali

Uno studio pubblicato ad aprile su Science Advances ha tentato di tracciare la responsabilità dei brand nella produzione di rifiuti in plastica. I risultati mostrano che ad inquinare per il 50% sono sole 60 multinazionali, ma nella metà dei casi non è stato possibile individuare il marchio produttore del rifiuto. 

di Sara Taddeo
Mentor: Sara Marcolla

6 multinazionali da sole producono un quarto del totale dei rifiuti in plastica. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica americana Science Advances da un gruppo di ricercatori provenienti da Università statunitensi, australiane, neozelandesi, estoni, cilene, svedesi, inglesi e canadesi e ripreso anche dal quotidiano britannico “The Guardian”.

L’impatto ambientale della plastica 

L’obiettivo dell’analisi è stato verificare una corrispondenza tra produzione di plastica e inquinamento. In altre parole, i ricercatori hanno voluto dimostrare che per ridurre efficacemente l’inquinamento prodotto dai rifiuti in plastica l’unica soluzione è rallentare la produzione della stessa.

Ma perché proprio la plastica? Studi analoghi dimostrano che i rifiuti in plastica sono tra i più impattanti sull’ambiente: sono 450 milioni le tonnellate prodotte in un anno di cui 8 milioni finiscono poi nell’oceano, danneggiando circa 700 specie marine. Un altro problema della plastica è che spesso il suo ciclo di vita è molto breve: quasi la metà di tutta la plastica prodotta nel mondo diventa un rifiuto in meno di tre anni.

Lo studio

Nella pubblicazione “Global producer responsibility for plastic pollution” (“La responsabilità dei produttori globali dell’inquinamento da plastica”), gli autori hanno analizzato un campione di 1,873,634 oggetti in plastica. I rifiuti sono stati raccolti nell’arco di cinque anni in 84 Paesi, scelti perché considerati tra i maggiori produttori di inquinamento (oltre che casa per l’80% della popolazione mondiale). La maggior parte delle plastiche reperite sono state identificate come imballaggi monouso per bevande e cibi, oppure prodotti dell’industria del tabacco.

Nel complesso, dei rifiuti raccolti appena 909,771 riportano l’indicazione riconoscibile di 19,586 brand produttori. Di questi, la metà provengono da sole 60 aziende, l’1% è prodotto da 13 marchi, mentre il 25% è riconducibile alle etichette “Coca-Cola”, “PepsiCo”, “Nestlé”, “Danone” e “Altria/Philip Morris International”. Più nello specifico specifico, Altria e Philip Morris International hanno prodotto insieme il 2% delle plastiche raccolte, Danone e Nestlé hanno generato entrambi un 3% dei rifiuti, PepsiCo arriva addirittura al 5%, mentre Coca-Cola è responsabile dell’11% della plastica buttata via. 

La risposta delle aziende

Quasi tutte le industrie coinvolte sostengono di aver messo in atto delle iniziative per ridurre il loro impatto ambientale, ma queste non sembrano essere sufficienti: nonostante i presunti sforzi, infatti, ad ogni aumento nella produzione di plastica, sembra corrispondere un aumento equivalente nell’ inquinamento causato dalla plastica. Alcuni risultati mostrano addirittura una proporzione di 1:1, anche se quest’analisi sembra poco accurata e non tiene conto di tutti i fattori effettivamente coinvolti. Resta il fatto, però, che esiste una correlazione diretta tra produzione di plastica e incremento di rifiuti, che fa riflettere sull’inefficacia delle politiche di riciclo e recupero della plastica.

Un intervento istituzionale necessario

C’è poi il problema dei rifiuti non identificabili, che potrebbero appartenere alle compagnie già citate, ma anche a marchi la cui responsabilità rispetto all’inquinamento non può essere tracciata. È importante, quindi, che le istituzioni spingano per politiche di trasparenza più chiare, sia rispetto alla produzione sia riguardo la dispersione nell’ambiente degli imballaggi in plastica. In ultimo, la plastica monouso emerge come la principale responsabile di inquinamento, rendendo necessari interventi che scoraggino questo tipo di imballaggi a favore di alternative più sostenibili.

Conclusioni

Per concludere, la produzione e la dispersione di plastica risultano essere due dei principali fattori di inquinamento del nostro Pianeta. È, quindi, necessario iniziare a ragionare su misure che possano ridurre in modo consistente la produzione stessa di imballaggi monouso, oltre che su politiche di trasparenza che permettano di individuare i maggiori produttori di plastica e poterli così attribuire la giusta responsabilità.

Per approfondire

Di inquinamento da plastica abbiamo parlato anche in questi altri articoli: Plastica monouso, vade retro! e L’oceano di plastica indonesiano.