Hai caldo?

Come attivare il senso di urgenza e ridurre la propria impronta ecologica.

Di Michele Castrezzati, articolista di Agenzia di Stampa Giovanile

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Sai già che l’ambiente va rispettato. Sai che la sostenibilità è importante. Hai già deciso che vuoi ridurre la tua impronta ecologica. Consumare meno plastica. Pedalare di più. Guidare di meno.

Su questo ci siamo. Il cambiamento climatico è la sfida della nostra generazione, e siamo tutti d’accordo. Le immagini dei ghiacciai sciolti e dei tornado le abbiamo in testa tutti, non ci scappi. Però senti che potresti fare di più.

Il problema è che siamo esseri re-acting, più che acting. Reagiamo a dei bisogni. Hai fame? Mangi. Hai caldo? Accendi l’aria condizionata. Ma il cambiamento climatico? Ti prende lo stomaco? Ti fa sudare? Lo senti? Hai caldo?

No.

Noi e la Terra balliamo su ritmi diversi. Non facciamo abbastanza per il clima perchè non lo sentiamo qui, vicino, addosso. Altrimenti vedresti come smetteremmo di consumare plastica. Ci hai visti, noi esseri umani, chiuderci in casa per una pandemia. Perchè la gente moriva. E la morte si sente. Purtroppo il riscaldamento globale non fa abbastanza rumore. E quando lo farà sarà troppo tardi.

È un po’ come i terremoti. Non sai cosa vuol dire un terremoto fino a quando la tua casa trema e la tua fotografia appesa al muro cade e si frantuma in mille pezzi. Puoi informarti quanto vuoi, studiare quanto vuoi, ma per capire devi sentire – e quello si fa con la pancia.

Purtroppo il riscaldamento globale è un problema silenzioso. La terra si riscalda molto piano. I ghiacciai si sciolgono lentamente. Se non senti l’urgenza, non è colpa tua. È il ritmo della terra ad essere diverso. Lao Tzu, 2500 anni fa, scrive: “Nature does not hurry, yet everything is accomplished”.

Anche se gli effetti sono lenti, abbiamo capito che il cambiamento climatico è un problema che vogliamo risolvere. Ridurre la tua impronta ecologica è già nella tua agenda personale. Fase uno completata. Abbiamo anche capito che siamo esseri re-acting, e che agiamo soprattutto reagendo a dei bisogni urgenti. Il trucco è far sì che il cambiamento climatico ci prenda lo stomaco, un po’ come la fame all’ora di pranzo, e ci spinga ad agire davvero.

Come fare però. Non vivi a Giacarta dove la tua casa affonda di due centimetri all’anno. Giacarta è lontana, e così anche il cambiamento climatico, o questo è quello che senti.

Gli effetti del riscaldamento globale sono anche intorno a te. Più subdoli, ma ci sono. Basta guardare bene. E una volta visti, attiverai quel senso di urgenza che ti spingerà a ridurre la tua impronta ecologica. Non hai bisogno di sentirti dire ancora cosa fare per l’ambiente, hai bisogno della spinta giusta per farlo.

5 esempi per sentire la crisi climatica vicino a te:

  1. Se abiti in città, una qualsiasi, l’aria che stai respirando adesso non è mai stata così inquinata. Inspira. Espira. Buona?

  2. Caffè e prodotti a base di grano costano di più. Siccità e condizioni meteo estreme nei paesi maggiori produttori di grano e caffè rendono l’offerta più bassa, mentre la domanda sale. Tra non molto pagherai il tuo caffè al banco 1,50€. Se come me sei uno studente fuorisede, sai cosa vuol dire.

  3. Il GB di internet che stai usando in questo momento consuma un’energia elettrica che produce 3 kg di CO2. Le oltre 7 miliardi di visualizzazioni del video di Despacito hanno prodotto 250.000 tonnellate di CO2, consumando la stessa elettricità che Ciad, Guinea Bissau, Somalia, Sierra Leona e Repubblica Centrafricana consumano in un anno. (Da uno studio della University of East London).

  4. Nello scenario in cui il riscaldamento globale continua la sua corsa, la temperatura media in Italia nel 2080 sarà di 5 gradi più alta. Sei davvero pronto a sopportare le zanzare da Marzo a Novembre?

  5. Sei mai stato a Venezia? Bene, spero tu abbia delle fotografie. Se sei abbastanza giovane, tuo nipote non potrà mai andarci senza una muta da sub. Prenditi un attimo per pensarci. Venezia, sott’acqua, completamente, nel 2090. Ed è Venezia, non Giacarta.

Tu sai già quello che dovresti fare. C’è già una vocina nella tua testa che ti dice di differenziare, riciclare, comprare ecologico. L’hai interiorizzato. Quello che serve adesso è tirare fuori questa sensibilità e farne qualcosa di concreto.

Visto che siamo esseri re-acting, le nostre azioni rispondono a delle urgenze. Ed è qui che entra in gioco la Giornata Mondiale dell’Ambiente. Finalmente parliamo di ambiente. Parlare di ambiente vuol dire portare qui nel presente i problemi del futuro, e iniziare a risolverli. Vuol dire sentire i ghiacciai sciogliersi sulla propria pelle, sentire il caldo dell’effetto serra nel proprio salotto.

David Attenborough, nel suo film A Life on Our Planet, dice che la questione climatica è una sfida di comunicazione. Perchè? Perchè rispondiamo a dei bisogni. E i bisogni che percepiamo dipendono anche da quello che ci sentiamo dire. Parlare di ambiente vuol dire accendere la spia rossa della sostenibilità nel nostro cervello. Quella climatica è un’emergenza: è ora di sentire suonare la sirena.

La prossima volta che ci capita di pensare che l’emergenza climatica sia lontana, guardiamo questa foto:

Guarda quanto è piccola. Ora dimmi, quanto sei lontano da Giacarta? O dall’Antartide? Hai caldo, adesso?

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