Acqua e clima: quali soluzioni ci sono e cosa possiamo fare

di Astghik Zakharyan
Traduzione di Carlotta Zaccarelli

Durante il primo giorno della COP25, il side event “Water and Climate change: Private actors engagement and community mobilization to promote low carbon” era pieno di persone desiderose di ascoltare esperienze, spiegazioni, apprendere informazioni, trovare soluzioni. I relatori presentavano esempi tratti dai contesti di Messico, Taiwan e Colombia. Costoro erano: Unyime Robinson, direttore esecutivo di Water Safety Initiative Foundation; Kai Zimmermann, presidente di Zenega Foundation; Shan Shan Guo, vicepresidente di Delta Electronics Foundation, rappresentante di International Water Association e di Groundwater.

I relatori sono stati molto sinceri e, in alcuni momenti, era come se parlassero non come coloro che propongono e attuano soluzioni, ma come chi vuole trovarle – esattamente come chi li ascoltava o chiunque altro coinvolto dalla situazione. Questa situazione mi ha fatto riflettere: chi sta effettivamente cercando soluzioni al momento? Chi ne sa di più?

Taiwan Association of Sustainable Ecological Engineering Development ha presentato la tecnologia JW per la conservazione dell’acqua e introdotto una interessante innovazione da loro creata. Ricalca il “modo naturale” in situazioni di siccità e alluvioni. Nelle aree urbane, le strade rappresentano un ostacolo tra l’acqua piovana e la terra, creando così la necessità di drenare l’acqua dalle strade dopo le piogge. Così, però, l’acqua diventa inutile. Il sistema creato dalla fondazione taiwanese si basa su strade “viventi”: l’acqua piovana è raccolta in tubature sotto l’asfalto, in modo da prevenire alluvioni ed essere utilizzata come acqua potabile o per l’irrigazione in caso di siccità. Se siete interessati a sperimentare la tecnologia nel vostro Paese, potete andare sul sito della fondazione.

Le risposte alla domanda su chi sia il principale attore nella soluzione della sfida acqua legata al cambiamento climatico sono state varie:

I mezzi di comunicazione: è molto importante come noi, i testimoni, coloro che hanno i dati, coloro che lavorano coi mezzi di comunicazione, comunicano l’urgenza del problema al pubblico;
La comunità: il coinvolgimento delle comunità determina cambiamenti assai notevoli se le comunità fanno sentire la loro voce;
Il settore privato: il potere è nelle mani del settore economico. Se le imprese si impegnano a produrre in modo sostenibile e redditizio, sprecando meno risorse, molti problemi scompariranno;
Ripensare il sistema è il passaggio chiave:
cambiare il modo in cui costruiamo, pensiamo, educhiamo. Dobbiamo entrare nella prospettiva dell’ “ordine naturale delle cose” e adattarci a esso.

Riflettendo se i governi abbiano fatto abbastanza o meno, queste sono le risposte dei relatori:

È una questione molto complessa. Risulta invece evidente che è necessario fare di più quando si parla di spreco di risorse idriche, equa distribuzione di acqua pulita e partecipazione popolare. Nessuno potrà ottenere risultati se non in gruppo.
A volte i governi vogliono implementare soluzioni all’interno di un contesto legale, ma non riescono perché il potere è nelle mani delle grandi aziende o del settore privato. È per questo che dovremmo coinvolgerli nella ricerca di soluzioni al problema.
I governi hanno cercato e cercano una soluzione, ma talvolta è difficile trovarla anche per loro.

Personalmente, come giovane imprenditrice sociale profondamente preoccupata dai problemi relativi alle risorse idriche, volevo sapere di che tipo di collaborazione stiamo parlando, quali sono gli attori da coinvolgere quando siamo in una posizione di potere, di cosa possono fare i giovani che vogliono partecipare al processo di elaborazione delle soluzioni ai problemi ambientali che affliggono il nostro Pianeta. Susana Velez Haller, portfolio manager di South Pole, ha menzionato che la sua azienda vuole effettivamente coinvolgere giovani, offrire loro tirocini, intra-enterpreneurship e altre possibilità. La incontrerò, per parlarne meglio.

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