Un ricettario per il ritorno alla crescita

Il manifesto anti-populista di Minouche Shafik

Di Sara Maria Barbaglia

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Corro fino a Palazzo Geremia, in centro a Trento: sono in ritardo (classico), ma questa volta ho anche sbagliato palazzo! Chiedo ai volontari del Festival dell’Economia la strada per il Palazzo della Provincia, e quando arrivo sala Depero è già mezza piena. Mentre trovo posto, Tonia Mastrobuoni introduce le due ospiti dell’evento.

Da un lato c’è l’autrice Minouche Shafik. A 36 anni diventò la più giovane vice presidente della World Bank e attualmente dirige la London School of Economics and Political Science. Riscalda l’atmosfera con un sorriso accogliente e un “Hello everyone” ringraziando per l’opportunità di presentare il suo ultimo libro: “Quello che ci unisce. Un nuovo contratto sociale per il XXI secolo”. Purtroppo, per cause maggiori, si trovava a Londra, e non fisicamente a Trento, ma questo non ha reso il dialogo meno interattivo.

La seconda ospite, non per importanza, è la direttrice dell’ISTAT, e prima statista europea ad evidenziare questioni di differenza di genere, Linda Laura Sabbadini. Grazie ai suoi interventi farciti di dati e statistiche, ha dato una visione italiana alle riflessioni sollevate dall’autrice. 

Era il 2016 e i movimenti populisti stavano prendendo il sopravvento sia in Europa che negli Stati Uniti. Ben presto, ho realizzato che le soluzioni xenofobe, nazionalistiche e anti-migranti proposte dai molti partiti populisti, non erano sostenibili nel lungo termine, ma neanche nell’immediato.

-Minouche introduce così l’evento.

L’idea del libro è quella di  creare un nuovo contratto sociale. Si tratta di rivoluzionare i rapporti:

  • stato/famiglia
  • uomo/donna
  • lavoratori/imprese 

Minouche ha rimarcato l’importanza di istruzione e qualità della vita dei giovani e dei giovanissimi: ricerche continuano a dimostrare quanto lo stimolo mentale e la qualità dell’alimentazione nei primi 3 anni di vita abbia effetti benefici negli stadi futuri della vita. Aggiunge inoltre che questi obiettivi sono raggiungibili grazie al benessere economico: “Non è una novità che la ricchezza è la chiave d’accesso ad una vita salutare e di qualità nettamente migliore”.

Questi dati sono stati poi confermati da Linda Laura che, che spostando il focus sull’Italia, ricorda la gravità del divario tra crescita economica e aumento della produttività effettiva, molto presente nella componente femminile. Le donne, anche se part-time, lavorano un totale di 65 ore settimanali, mentre gli uomini solo 54. Il problema è evidente: la produttività (domestica e non) è alta, ma la retribuzione è bassa. Intervenire in questo ambito permetterebbe sviluppo umano ed economico: una soluzione proposta sono gli asili nido pubblici. In Italia, il carico genitoriale è quasi sempre lasciato alla madre. Solo il 12% dei bambini tra i 3 mesi e i 3 anni frequenta l’asilo nido pubblico, e se contiamo anche gli asili nido privati , arriviamo al 25%. Chiaramente il restante 75% è a carico delle madri che rimangono a casa, alimentando così la pena maternità, ovvero la diminuzione del proprio salario di circa il 4% per ogni figlio. Perché quindi, non sfruttiamo questa soluzione? Qual è il problema? 

La resistenza culturale molto forte. Linda Laura stabilisce che le ricerche sono tante a riguardo e le proposte altrettante, ma non vengono ascoltate. “In Italia, basterebbero 10 miliardi dei 248 miliardi del PNRR per ribaltare la situazione.”

Si è poi parlato di salute e prevenzione. Le due relatrici erano d’accordo sul fatto che la prevenzione è meno costosa della cura, e decisamente più sostenibile.

Generalmente, Linda Laura evidenzia una mancanza di consapevolezza sulla salute da parte delle categorie più deboli come le persone anziane. L’abuso di bevande alcoliche in Italia è molto alto in due categorie: i giovani – con il binge-drinking del weekend – e gli anziani, quotidianamente. Questi ultimi non sono consapevoli degli effetti collaterali causati da dosi anche minime di bevande alcoliche, e contribuiscono così a diminuire le loro condizioni di salute. Oltre alla consapevolezza, Linda Laura lancia un appello alla famiglia intorno agli anziani e allo Stato:

La famiglia deve vedere la creazione di strutture sociali (non solo sanitarie) per anziani come un investimento. È importante smettere di fare tagli alla sanità e infrastrutture sociali, per iniziare a renderci conto di ciò che serve per una crescita comunitaria.

Meglio di così, non poteva spiegarlo. 
Come risolvere il problema delle persone che seppur consapevoli dell’effetto detrimentale di alcune sostanze – bevande alcoliche junk food, dolci “troppo zuccherati” – continuano ad abusarne? Come combattere il problema di chi vuole essere poco salutare? Trovo interessante le soluzioni proposte da Minouche, perché appaiono drastiche, ma mirate: tassare tali prodotti. Se un prodotto è reso accessibile economicamente, l’abuso è favorito. D’altro canto, se si tassa il prodotto, rendendolo meno accessibile, l’acquisto più consapevole è favorito. “Chiaramente”- sottolinea – “Non si può solo tassare. Bisogna informare, fornire esempi, alternative e soprattutto mettere in atto misure combinate. Per esempio, se il supermercato mette all’altezza degli occhi prodotti più salutari, e rasoterra quelli meno salutari, senza accorgermene comprerei quelli più salutari. Se poi questi hanno costi inferiori, il loro consumo è favorito!”. Aggiunge che spesso gli i grandi chef possono influenzare i consumatori, proponendo menù salutari e bilanciati. 

La presentazione del libro si è conclusa parlando del capitolo “Generations”. Saremo noi giovani a subire tutti gli effetti di un mondo sempre meno sostenibile a livello economico e ambientale. Sono varie le proposte, tra cui diminuire il periodo pensionistico, spendendo più anni a lavoro, ma lavorando in modo più efficiente. Non significa per forza mantenere la giornata lavorativa a 8 ore, ma sfruttare in modo efficace le ore lavorative per renderle più sostenibili. 

In breve:

  • investite nella vostra istruzione, qualsiasi momento è il momento giusto per farlo;
  • votate e sostenete le giuste cause: pensate a chi dà priorità ad aspetti sociali rispetto all’economia, a volte;
  • siate consumatori critici!

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