I giovani hanno una possibilità reale di dare il loro contributo?

di Simone Ferrari, articolista dell’Agenzia di Stampa Giovanile

Sono seduto nel Padiglione SDG (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) alla COP25 di Madrid e vedo le sedie vuote dei relatori. Mi sto chiedendo se ci sia spazio per giovani come me nell’ambiente UNFCCC e se abbiano le capacità per affrontare argomenti complicati, quali il cambiamento climatico. La risposta mi appare chiara ed evidente dopo aver partecipato a questo workshop. Riguarda il ruolo dei giovani nell’implementazione dell’Agenda 2030.

I relatori sono Piotr, che è il Coordinatore Giovanile Polacco delle Nazioni Unite, e 3 Giovani Delegati presso le Nazioni Unite: Simone, 22 anni dall’Italia, Barbara, 20 anni dalla Repubblica Ceca, e Agneska dalla Polonia. Spiegano al pubblico che la loro figura è garantita dal Programma delle Nazioni Unite “Youth Delegate” con un mandato di durata triennale, in particolare 2018-2020. Il loro compito principale è quello di portare i giovani a partecipare alle attività di sensibilizzazione riguardanti l’Agenda 2030.

Si prefiggono quindi l’obiettivo di implementare l’Accordo di Parigi e scegliere qualche Obiettivo di Sviluppo Sostenibile, in modo da svilupparlo in maniera più approfondita e promuoverlo. Simone, con una laurea in Studi Internazionali, ha scelto l’Obiettivo 13 (Cambiamento Climatico). Dalla COP25 vuole portare nuove informazioni all’Italia, in particolare presentare nuove conoscenze nelle scuole superiori. Pure Barbara, che sta studiando matematica finanziaria, ha scelto OSS 13. Lei alla COP25 vorrebbe aver accesso a nuovi documenti e riuscire a parlare con i diplomatici dei vari Stati. Agneska, oltre al Cambiamento Climatico, aggiunge OSS 16 (Pace e Giustizia). Tutto questo non perché in Polonia ci siano conflitti, ma in quanto pensa che non debbano esserci guerre in nessuna parte del mondo. Il suo collega Piotr, invece, si concentra maggiormente sulla cooperazione tra le organizzazioni non governative e i governi; alla COP25 si occupa di comunicazione.

Nel loro dibattito ribadiscono al pubblico che sarebbe importante avere una conoscenza delle Nazioni Unite e suggeriscono alle persone di contattare il Ministero degli Affari Esteri qualora nel loro Stato non sia attivo il Programma “Youth Delegate”. Sanno, infatti, che la maggioranza degli Stati aderenti è europea. Come conclusione si soffermano sulla loro partecipazione alla COY15, durante la quale si sono concentrati sulla sensibilizzazione dei Contributi Determinati Nazionali (NDCs). Inoltre, in quest’ultimo anno, dicono di aver collaborato con i movimenti Global Climate Strike e FridaysForFuture e che uniranno le forze per organizzare la COY16 prima della COP26 di Glasgow.

Quello che ho recepito è che hanno davvero una grande capacità comunicativa e una buonissima conoscenza del tema. Si meritano di essere membri della Delegazione Ufficiale ONU del loro Stato.

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