Ai posteri l’ardua sentenza

È sabato sera, e si sta per chiudere la COP24. Dopo che il presidente Michal Kurtyka ha letto il documento finale della COP24 e le relative decisioni, intervengono i giovani. Sono gli ultimi a parlare, un po’ per organizzazione e un po’ a rappresentare forse il mood che ha avuto questa COP24. Dopo aver aspettato quasi un giorno in più, aver sperato, aver sofferto la noia di ore interminabili, essersi indignati per conflitti non previsti, i ragazzi da ogni continente fa sentire fanno sentire uniti la propria voce. “Avreste potuto già salvare il nostro futuro, ma avete deciso di non farlo”, tuona Sebastiaan Rood dello European Youth Forum, a nome di Youngo, la rappresentanza giovanile presso la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). “Con la vostra mancanza di ambizione, state mettendo a repentaglio il nostro futuro”, continua. “Noi stiamo facendo la nostra parte ed educhiamo i più piccoli a proteggere il pianeta.”


Nonostante i risultati “non ambiziosi” di questa COP24, i giovani fanno capire che “il multilateralismo è comunque la miglior soluzione e ci crediamo”, aggiunge Syaquil Suhaimi della Malaysia. I ragazzi nel loro discorso accorato cercano di smuovere le coscienze dei leader. Richiedono a gran voce impegni nazionali ambiziosi, che includano il disinvestimento dalle fonti fossili, una tassa sul carbone, trasporti sostenibili e le azioni per finanziare i paesi impoveriti nell’affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici.
“Siamo la prima generazione che subisce gli effetti dei cambiamenti climatici e l’ultima che può fermarlo”, grida Sebastian. Syaquil gli fa eco così: “Non lasciate che siamo spacciati”.
L’intervento di Youngo colpisce i leader e gli altri membri delle constituency, che si muovono per stringersi le mani. Elisabeth Köstinger, ministro della Sostenibilità e del Turismo dell’Austria, dà il cinque ai giovani con gli occhi un po’ lucidi. Più di una quindicina di giovani leader di diverse organizzazioni si uniscono in un coro che inizia piano ma che cresce dal fondo della sala fino a raggiungere il Presidente polacco della COP24:
“NOI SIAMO INARRESTABILI! UN ALTRO FUTURO E’ POSSIBILE!””NOI SIAMO INARRESTABILI! UN ALTRO FUTURO E’ POSSIBILE!”
Ed è così, con l’ultima speranza che scalpita che si chiude la COP24.

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