8.000 Km a piedi: Pietro e la bellezza dell’incontro

Dare voce al proprio fuoco interiore, all’innata spinta verso la libertà e l’incontro, utilizzando solo le proprie risorse. È l’impresa di Pietro Collalti, 20 anni, nato a Roma. “Volevo vivere di avventure. Partire a piedi era la cosa migliore da fare per quello che avevo in mente: essere libero e sentirmi cittadino del mondo”.
È stata anche una sfida per lui che voleva dimostrare prima a se stesso, e poi anche agli altri, che il mondo è un “posto accogliente, i confini sono solo immaginari e i soldi non possono essere un ostacolo”.
Una sfida che porta Pietro a percorrere 8.000 chilometri in 300 giorni. “Alla fine delle superiori, avevo tante domande e voglia di conoscere. Poi ho visto un film: ’Into the wild’, la storia di un ragazzo che per sottrarsi alla routine, dopo la scuola si mette in viaggio. E ho scelto di intraprendere la stessa strada”, racconta.
Pietro non ne ha parlato con nessuno fino a poco prima della partenza. Intanto prendeva informazioni dai blog e dalle pagine Facebook dei viaggiatori. Poi ha avvisato la sua famiglia, che ha accettato non senza preoccupazioni la sua scelta, ed è partito.
Nello zaino solo il necessario: tenda, sacco a pelo, materassino, fornello, qualche maglietta, due felpe, una giacca e due pantaloni, una macchina fotografica e due libri: “Sulla strada” di J. Kerouac e “L’uomo senza soldi” di M. Boyle. Gli incuriosiscono gli stili di vita alternativi.
“Dovevo muovermi e dormire senza spendere. Avrei fatto l’autostop e chiesto ospitalità: questo mi avrebbe permesso di relazionarmi con più persone.” Pietro sostiene che camminare a piedi, inoltre, è un modo lento per stare con se stessi. “La lentezza secondo me è indispensabile, si ha il tempo di pensare e godersi pienamente i luoghi e le persone.”
Era mattina presto, Pietro prende un autobus e si dirige a Ostia. Da qui inizia la sua avventura. “Il mare è stato veramente un personaggio chiave in questo mio viaggio, ho cercato sempre di tenermi lungo la costa perché il semplice fatto di vederlo mi riempiva, mi dava una spinta e anche una sicurezza. Perdermi nell’orizzonte, vedere che non finisce, mi da un senso di infinito e mi piace”, ricorda.
Lazio, Toscana, Liguria e Francia. Poi il giovane esploratore decide di raggiungere la costa nord della Spagna e attraversa i Pirenei. Si dirige in Portogallo, scende in Marocco e corona uno dei suoi sogni, fare il barcastop: attende quattro giorni al porto di Agadir e sale sulla barca a vela con due ragazzi diretti alle Canarie. “Per me era la prima volta, una delle più belle esperienze di viaggio, anche se a volte preoccupante: tre giorni di vento e sono stato l’unico a non sentirmi male.”
Un’altra esperienza forte è stato un incontro in Portogallo. Faceva l’autostop e si è fermato un furgoncino con una famiglia: oltre al passaggio gli hanno offerto di rimanere con loro per tutto il loro viaggio. “Non mi aspettavo questa accoglienza, dopo dieci minuti mi hanno chiesto di restare. Un bel segno.”

Capita spesso lungo il cammino, dopo un passaggio o l’ospitalità, che la gente offra a Pietro dei soldi per proseguire il viaggio: “Sebbene volessi farcela da solo, non potevo rifiutare, il dono veniva troppo dal cuore”. L’avventura del giovane viaggiatore sicuramente avrà risvegliato desideri ormai remoti nelle persone che lo incontrano e lo aiutano: “Qualcuno me lo ha rivelato, una sorta di invidia col sorriso”.
Pietro passando dall’Europa all’Africa si imbatte anche in una nuova cultura. Camminando nell’entroterra e attraversando i villaggi dell’Atlante, il giovane straniero riceve il più grande gesto di apertura. “In un mese e mezzo passati in Marocco avrò dormito cinque notti da solo. In Europa è più difficile, c’è più diffidenza, ma qui mi accoglievano senza conoscermi. Ho incontrato l’ospitalità più incondizionata di persone con cui a volte non si riusciva nemmeno a comunicare a causa della lingua. Mi hanno detto che per la loro religione è centrale aprire le braccia allo straniero.”
Puoi anche leggere libri di avventure, ma finché non vivi certe cose non ci credi. Pietro confessa che innanzitutto non avrebbe mai pensato di incontrare tanta “bontà d’animo”. Poi ha sperimentato che per viaggiare non servono tanti soldi. “Fare esperienze non costa; anzi, attraverso il contatto umano ti arriva molto di più.”
Dopo circa dieci mesi di viaggi e incontri, annotati sulla pagina facebook ’backpackerdaybyday”, Pietro si sente “pieno e appagato” e torna a casa (con un aereo low-cost, certamente) felice anche di rivedere la sua famiglia.
“Non ho scelto già un percorso che possa segnare tutta la mia vita, ancora ho troppa voglia di fare nuove esperienze. Prima di buttarmi totalmente su una strada penso che farò passare ancora qualche anno”, rivela il cittadino del mondo.

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