Luchita Hurtado in her Santa Monica home and studio.

Luchita Hurtado: artista e attivista

Donna, madre, spirito libero. Nel 2020 è venuta a mancare una grande artista statunitense di origine venezuelana. Diventata una star del mondo dell’arte ultranovantenne, le sue opere hanno attraversato il XX secolo. Una storia avventurosa, quasi da film. Senza dimenticare l’impegno femminista ed ecologista.

Di Desirée Tripodi, articolista dell’Agenzia di Stampa Giovanile

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È quasi impossibile riassumere una vita come quella di Luchita Hurtado: lunga, pienissima, sempre in movimento. Una pittrice cosmopolita il cui lavoro, spesso oscurato dalla fama dei tre mariti, ha ottenuto il giusto riconoscimento solo in tarda età. La sua è una storia di amori intensi, finiti anche male; di perdite, come quella di uno dei quattro figli, morto di polio; di amicizie illustri, con intellettuali e artisti internazionali del calibro di Frida Khalo e Diego Rivera; di sperimentazione, energia, spiritualità e attivismo. Il successo raggiunto quasi all’ultimo, un po’ per caso e un po’ per destino, è stato la ciliegina sulla torta.

Luchita nasce in una città costiera vicino a Caracas nel 1920 e muore in California nel 2020, prima del suo centesimo compleanno. Un impressionante arco temporale in cui ha dedicato ben ottant’anni alla pittura. Emigrata da bambina negli Stati Uniti con la madre, vive nel quartiere latinoamericano di Inwood (Manhattan). Non rivedrà mai più il padre, rimasto in Venezuela, ma della sua infanzia ricorderà il “nascondersi sotto foglie a forma di ventaglio, guardare granchi correre sulla spiaggia e divorare manghi in un ruscello fresco”.

Si appassiona di arte e la studia al liceo, ma in segreto. La madre sarta, infatti, è convinta che stia imparando a cucire. Preso il diploma e mostrato interesse per i movimenti politici antifascisti, fa volontariato presso il quotidiano in lingua spagnola La Prensa. La ragazza, abbandonata dal primo marito, si rimbocca le maniche e inizia a guadagnarsi da vivere come freelance. Ad esempio, realizzando illustrazioni di moda per Condé Nast.  

Vive a Città del Messico, a San Francisco, per un periodo in Cile e a Santo Domingo, fino a stabilirsi definitivamente a Santa Monica e a scegliere Taos come seconda casa. Non si lascia neppure sfuggire l’occasione di visitare siti preistorici in Europa, provando tra l’altro l’emozione di campeggiare nelle Grotte di Lascaux prima della loro chiusura al pubblico.

Hurtado si dedica alla pittura costantemente, restando però sempre nell’ombra e non mostrando mai il proprio lavoro. Non è a suo agio all’idea che qualcuno lo osservi, né percepisce vi sia interesse. E poi non ha tempo, al primo posto c’è la famiglia, tanto da dipingere di notte, quando marito e figli dormono. Di solito lo fa in spazi improvvisati, come al tavolo della cucina, in cortile, in un armadio, solo più avanti in uno studio tutto suo.

All’inizio della carriera espone di rado, in piccoli luoghi, per lo più in mostre collettive (anche femministe). Fa parte del Los Angeles Council of Women Artists e qui trova il supporto di altre artiste. Fuori LA rimane comunque in gran parte sconosciuta fino al 2015, l’anno della svolta. La persona incaricata di gestire le proprietà del suo terzo marito – il defunto pittore Lee Mullican – trova in un magazzino circa 1.200 tra dipinti, disegni e stampe. Non datati, sono contrassegnati soltanto con la sigla ‘LH’. È una scoperta clamorosa perché questo piccolo tesoro, letteralmente salvato dall’oblio, è opera di Luchita.

Tre anni dopo partecipa alla biennale Made in LA del Museo Hammer dove, 97enne, viene definita dal Los Angeles Times ‘hot discovery’. Nel 2019 è invece il TIME ad includerla tra le 100 persone più influenti dell’anno, mentre alla Serpentine Sackler Gallery di Londra apre la sua prima mostra personale, in un museo e in Europa: I Live I Die I Will Be Reborn. L’artista ha 98 anni e questa è la sua consacrazione.

 Nelle opere di Hurtado c’è qualcosa di antico e qualcosa di moderno. Non solo si è confrontata con tanti stili e tecniche, ma ha anche abbracciato diversi movimenti artistici e culture. Inchiostro, acquarello, pastello, grafite, olio e acrilico. Surrealismo, Astrattismo, Realismo magico e Muralismo messicano. Una produzione in continua evoluzione, con un occhio alle pitture rupestri, all’arte tribale e all’archeologia precolombiana. 

 

Era insomma una creativa a tutto tondo, che cuciva i propri abiti e creava gioielli.Tra i lavori più significativi vengono citati Here I Am (serie di autoritratti contemplativi), Body Landscapes (in cui la figura umana assume la forma di montagne e dune di sabbia) oppure Sky Skin (dove piume fluttuano in cieli azzurri). Da sottolineare quindi gli esperimenti con il linguaggio (definito: intimo, mistico e magico); l’uso costante del corpo come soggetto; l’importanza delle questioni contemporanee, di genere e ambientali, che si evince dagli slogan audaci e dai riferimenti al ciclo della vita umana.

Il corpo della donna, presentata come un essere sacro e potente, viene raffigurato secondo una prospettiva tipicamente femminile. Con questa scelta la pittrice si emancipa dal cosiddetto sguardo maschile e precorre i tempi. Infine, negli ultimi anni, Luchita continua ad esplorare un altro tema a lei molto caro, quello della natura. Si impegna contro la crisi ambientale includendo, tra i motivi ricorrenti dei suoi dipinti, figure che si trasformano in alberi e testi come ‘Air Water Earth Fire’, ‘We Are Just a Species’ oppure ‘Mother Nature’. In un’intervista del 2019 dichiara:

“Quando penso alla mia pittura e alla politica e al pianeta, riguarda la speranza che non sia troppo tardi e che le persone possano ancora riunirsi e in qualunque piccolo modo fare la differenza”.

La scomparsa di Luchita Hurtado altro non è che l’inizio di un lungo viaggio alla (ri)scoperta della sua vita e della sua arte, entrambe uniche. C’è ancora tanto da raccontare, di sicuro non finisce qui.

Luchita Hurtado (2019, nel suo studio a Santa Monica)

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