Un tuffo nell’Oreto, il fiume dimenticato di Palermo

Il rapporto tra Palermo e le sue acque, il fiume Oreto e la costa Sud, è segnato da una relazione sospesa, troncata. Ora se ne vuole recuperare la memoria. 

Di Iannolino Giulia, Iannolino Andrea, Collura Clara, Martorana Gabriele, Misuraca Federica, Pollicino Roberto, Argento Alessandro, alunni del Liceo Scientifico Statale Albert Einstein di Palermo per l’Agenzia di Stampa Giovanile 

Foto copertina di FAI – Fondo Ambiente Italiano

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Quartiere di Sant’Erasmo, Palermo. Il 16 novembre dello scorso anno abbiamo visitato l’Ecomuseo Mare Memoria Viva, nell’ambito del progetto PON “Educazione ambientale: essere umano territorio – racconti presenti futuri”. Il Museo si trova nell’ex deposito locomotive di Sant’Erasmo, in via Messina Marine, non lontano dal Foro Italico e dall’Orto botanico, a pochi passi dal mare e dalla foce del fiume Oreto, unico fiume sopravvissuto alla cementificazione selvaggia della città.

Al Museo abbiamo avuto modo di conoscere e di intervistare i rappresentanti di alcune realtà associative e istituzionali che si stanno muovendo concretamente per la riqualificazione del Fiume Oreto, della sua valle e della sua foce e che ci hanno ricordato quanto sia importante prenderci cura di questi luoghi, da troppo tempo dimenticati e oltremodo trascurati: dobbiamo tornare ad ascoltare lo scorrere delle acque del nostro fiume e salvaguardare la biodiversità che da esse dipende.

Salvo Bucchieri, presidente del Comitato “Salviamo l’Oreto”, insieme a Paolo Caracausi, consigliere comunale, e la presidentessa dell’associazione UpPalermo, Beatrice Raffagnino, sono stati i protagonisti delle nostre interviste. Ci hanno spiegato le complesse problematiche di questi luoghi, ma, soprattutto, ci hanno informato sui nuovi progetti, raccolti nel “contratto di fiume” che si stanno sviluppando per restituire al fiume il suo valore e la sua bellezza.

Concluse le interviste, abbiamo fatto una breve passeggiata per vedere con i nostri occhi lo stato attuale della sua foce. Siamo rimasti impressionati: più che un corso d’acqua l’Oreto, in quest’ultimo tratto, sembra purtroppo una discarica a cielo aperto.

L’incontro è stato interessante. Il rapporto tra Palermo e le sue acque, il fiume Oreto e la costa Sud, è segnato da una relazione che per molto tempo è stata sospesa, troncata. Ma, finalmente, ora se ne vuole recuperare la memoria e sono molti i progetti in atto che vogliono riqualificare la zona, per ridare ai Palermitani un fiume ed un tratto di costa di cui molti ormai neanche conoscono l’esistenza.

Intervista a Beatrice Raffagnino, presidentessa dell’associazione UpPalermo

Quali sono i progetti attivi e quali i futuri per il fiume Oreto?

Attorno al progetto del “contratto di fiume” sono coinvolte ben 25 associazioni, di cui i capifila sono il Comitato Salviamo l’Oreto, l’associazione UpPalermo, LegambientE e il WWF. Le associazioni si sono riunite attorno alla terza commissione consiliare del Comune di Palermo, di cui è presidente il consigliere comunale Paolo Caracausi.

Tutto è iniziato dal lavoro del video-maker Igor D’India, che ha portato all’attenzione della cittadinanza i problemi del fiume. Il suo video, dal titolo “Oreto – The Urban Adeventure”, lo vede attraversare in prima persona il fiume e immergersi nelle sue acque dalla foce fino a raggiungere la sorgente principale, percorrendo 22 km. Il video ha creato l’occasione per il nostro primo incontro all’Ecomuseo Mare Memoria Viva, dal quale abbiamo radunato idee e prospettive.

Ne è nato il “contratto di fiume”, da cui si vorrebbero ricavare dei fondi che vadano a finanziare la ramificazione di più progetti: dai laboratori con le scuole a quelli relativi a favorire l’incontro e la cooperazione degli agricoltori delle sponde del fiume. Vogliamo proporre una nuova iniziativa economica, che vedrà come protagonista la “Fiera del contadino”, in cui si potranno gustare ed acquistare i prodotti dell’Oreto.

Quale sarà il futuro del fiume e della costa Sud?

Prevediamo un futuro positivo per il fiume e per la costa Sud di Palermo perché, ad oggi, si pone maggiore attenzione alla loro situazione e se ne parla di più, soprattutto tra i giovani. La costa Sud è un deposito di amianto che va ripulito e bonificato. L’impegno verso cui ci muoviamo e che tutta la cittadinanza dovrebbe assumersi, sarà quello di preservare il fiume e la costa riconquistati, creando parchi, giardini e palmeti. È di primaria importanza rimuovere gli scarichi abusivi riversati nel fiume e procedere alla pronta realizzazione di un depuratore a Pioppo.  

Intervista a Paolo Caracausi, consigliere comunale

Come sappiamo, il fiume Oreto è inquinato. Secondo Lei, come si è arrivati a tale situazione di degrado e quali responsabilità ha avuto la pubblica amministrazione in tal senso?

L’amministrazione pubblica ha avuto le maggiori responsabilità. In tutti questi anni il problema è stato principalmente quello di aver trascurato, in primis, la realizzazione di nuove condotte fognarie, quindi l’organizzazione della loro canalizzazione in una rete fognaria che converga verso l’unico depuratore funzionante.

Il fiume Oreto attraversa tre diversi comuni. Di conseguenza, la responsabilità del suo mantenimento compete, oltre al comune di Palermo, anche ai comuni di Altofonte e Monreale.

Da qualche anno è stato nominato un commissario straordinario unico per la depurazione, Enrico Rolle, che sta elaborando e portando in appalto i progetti che prevedono la riqualificazione del fiume e soprattutto l’eliminazione dei condotti fognari del comune di Palermo che corrono lungo il fiume Oreto. La nostra speranza è che gli altri comuni si adeguino e smettano di scaricare i loro liquidi di rifiuto nelle acque fiume.

Avete già stanziato dei finanziamenti per sostenere la nascita del Parco dell’Oreto?

Si, il parco dell’Oreto è entrato nella classifica dei luoghi del cuore del FAI (Fondo Ambiente Italiano), arrivando secondo in Italia, ed è beneficiario di una somma pari a sessantacinquemila euro. Quel che conta non è tanto la cifra in sé, il traguardo più importante è stato l’aver conquistato la consapevolezza che il fiume possa tornare ad essere veramente un bene comune rispettato da tutti i cittadini.

Il Comune di Palermo ha presentato un progetto di riqualificazione ambientale che parte dal ponte Corleone e arriva fino alla foce, per un importo di spesa di sei milioni e ottocentomila euro. L’ammissibilità del progetto è stata riconosciuta, speriamo che in breve tempo si ottenga anche la finanziabilità e, di conseguenza, possano partire i lavori per la riqualificazione dei luoghi nel più breve tempo possibile.

Intervista a Salvatore Bucchieri del Comitato “Salviamo l’Oreto”

Quante persone fanno parte attivamente del comitato? Come possiamo aderire alle iniziative che realizzate?

Contarne un numero preciso è praticamente impossibile, perché il comitato nasce sui social network e di conseguenza i rapporti con gli utenti della pagina non sono controllabili. È pur vero anche che non li definirei propriamente degli utenti, in quanto chiunque può essere parte attiva proponendo delle idee che, se concretamente realizzabili, possono essere messe in campo.

Per partecipare, infatti, basta seguire sui social network le nostre comunicazioni dove pubblichiamo costantemente tutto ciò che programmiamo e tutto quello che succede al fiume.

Chiunque avesse una buona idea per l’Oreto, potrà promuoverla contattando le vie di comunicazione proposte dalla rete di “Salviamo l’Oreto”, di “Igor d‘India” e di “UpPalermo”. Ogni ispirazione sarà ben accetta e verrà presa in considerazione. Siamo lieti di fornire il nostro supporto a quelle realtà che vorranno impegnarsi ad organizzare un valido progetto.

Secondo Lei le persone che vivono o lavorano sul fiume sono favorevoli alla nascita di questo parco?

Si. Devo ammettere, per esperienza personale, che chi vive o chi ha rapporti col fiume accetta di buon grado l’idea del Parco, per un semplice motivo di natura storica: chi è nato e ha vissuto la propria infanzia sulle sponde del fiume ha potuto, da bambino, tuffarsi nelle sue acque.

Ognuno di loro è narratore di svariati racconti delle proprie memorie, o dei ricordi del nonno. Il fiume rappresenta perciò un’entità storica nella memoria da rispettare ma anche un luogo fisico nel presente da tornare a curare, insieme.

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