Tiatro, l’associazione che dona sorrisi

Nell’ambito del progetto di “Agenzia Stampa Giovanile: comunicare l’Agenda 2030”* abbiamo
voluto approfondire il lavoro del clown, lavoro spesso incompreso e poco valorizzato, nonostante il suo ruolo fondamentale, cioè quello di regalare sorrisi.
Abbiamo voluto capire come un’associazione di clown e maghi possa contribuire al raggiungimento degli obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.

Di Dennis Marcadella e Silvia Pomella
*Il progetto “Agenzia di Stampa Giovanile: comunicare l’agenda 2030” è stato promosso dall’associazione Viração&Jangada e dal al Centro per la Pace – Friedenszentrumdi Bolzano. Partner:  Rete Per un Alto Adige Sostenibile e associazione De Pace Fidei

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L’abbiamo voluto chiedere a Sigrid Seberich, clown, e Peter Orlando, mago, dell’associazione
Tiatro
. L’associazione è nata nel 2004 in seguito alla realizzazione della prima Accademia di Clown, organizzata da Sigrid Ahmet Avkiran. Ma esisteva già nel 1997 in Alto Adige un’associazione culturale che si occupava di clown e di animazione. Questa si è poi trasformata in Tiatro. Da quel momento in poi l’associazione di clown ha organizzato in tutto sei accademie di clown e, nel 2004, ha preso l’incarico di creare il primo Kinderfestival, diventata una della attività più grandi e conosciute dell’organizzazione. Attualmente contano, più o meno, 10 clown, oltre a numerosi maghi che si occupano non solo di intrattenimento, di musica, di laboratori, ma anche di integrazione.


“Nel 2015 è nato in me il desiderio di creare qualcosa di interculturale e perciò abbiamo iniziato ad organizzare eventi come progetti teatrali con i profughi appena arrivati a Bolzano o come feste interculturali, in cui persone di varie culture si potessero incontrare. L’interculturalità e l’uguaglianza tra persone che sono nate e cresciute in Alto Adige e persone che, invece, sono arrivate qui da poco sono sempre state due colonne portanti della nostra associazione”, racconta Sigrid.

Due colonne che ricordano subito l’obiettivo numero 10 dell’agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile: ridurre le disuguaglianze.

Ma come può un’associazione di clown favorire l’abbattimento di disuguaglianze?

Ci dà la risposta Sigrid, molto orgogliosa del lavoro della sua associazione:
“Un’associazione, come la nostra può dare il suo contributo a questa lotta creando degli eventi in cui si cerca di dare spazio ad un incontro tra culture diverse, usando il teatro per veicolare un messaggio chiaro, un messaggio di pace, di rispetto, di uguaglianza. I nostri progetti sono progetti che servono a far cambiare prospettiva allo spettatore: com’è essere privilegiati? Com’è, invece, essere svantaggiati? L’obiettivo è quello di far capire che è possibile, e importante, essere uguali, essere sulla stessa altezza d’occhi.”


A proposito di ciò, Sigrid ci svela che da qualche mese lavora alla creazione di un nuovo progetto dal nome “Los ins Abenteuer, du, ich, wir. Tu, io, noi, che avventura”, che andrà proprio a toccare gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile. Questo spettacolo, che andrà in scena tra settembre e ottobre in numerose biblioteche altoatesine, vuol far riflettere su sé stessi, sulle proprie abitudini, sul nostro mondo, su cosa significhi un mondo migliore, su cosa significhi la sostenibilità. Verranno poste al pubblico, prevalentemente ai bambini, una serie di domande, sperando che queste suscitino una riflessione su vari temi. L’obiettivo, anche qui, sarà quello di vedere la realtà da un altro punto di vista, cioè da quello del
bambino che mette in dubbio ciò che gli viene detto dagli adulti.

Riuscir a vedere la realtà dal punto di vista dei bambini, è stata la priorità di “Karamela
Kindersendung”
, il programma TV di Clown Karamela (Sigrid): “Gli adulti possono
imparare molto dai bambini e dalla loro leggerezza, come gli adulti devono accompagnare i
bambini e fargli vedere il mondo, ma lasciando loro la libertà di scoprirlo.”
Aquesto punto si collega Peter Orlando, mago nell’associazione Tiatro, spiegando come per lui la magia rappresenti l’arte di ritornare bambini, ma con la consapevolezza degli adulti.


Gli spettacoli, oltre a essere educativi, devono anche riuscire ad intrattenere, a far distrarre le
persone dalle problematiche della vita quotidiana, regalando loro un sorriso. Un sorriso che spesso, in questi ultimi mesi, è venuto a mancare a molta gente. E sta proprio qui l’importanza e la rilevanza di clown e maghi al giorno d’oggi: loro regalano sorrisi.
A chi è ansioso, a chi è triste, a chi è scoraggiato o a chi semplicemente ha una giornata “no”.


“Lo facciamo, perché ci si deve ricordare di non perdere mai il sorriso, anche sotto le mascherine, anche quando si sta male. Non bisogna perdere il buon umore, bisogna guardare la vita da clown”, raccontano, sorridendo a loro volta.
Che l’accostamento clown-mago funziona, Peter e Sigrid lo hanno scoperto qualche anno fa, dice Peter: “Quando ho iniziato a dare una mano nell’organizzazione di diversi progetti abbiamo scoperto insieme che il connubio tra clown e mago funziona molto bene in scena, anche se non sono mai sul palco nello stesso momento.”

Qual è la differenza tra mago e clown?

A questa domanda Peter si mette a ridere: “È come se mi chiedeste la differenza tra un pianista e un violinista! Il clown e il mago operano entrambi nello stesso ambito – quello dello spettacolo – ma lo fanno utilizzando modalità diverse, seguendo degli schemi scenici differenti, portando in scena due personalità diverse. L’obiettivo rimane però lo stesso per entrambi: intrattenere la gente e trasmettere un’emozione. Come il pianista e il violinista si nutrono a vicenda, si accompagno, così lo fanno mago e clown.” Peter aggiunge che l’arte della magia è un’arte apparentemente semplice, ma in realtà piena di componenti diverse, come l’abilità tecnica, la scelta del gioco, la scelta delle luci, il trucco, i costumi. Tutto deve essere ben calibrato, per creare un buon equilibrio e, quindi, una buona riuscita del trucco. Il mago rimane più serio rispetto al clown che, invece, ha la libertà di sbizzarrirsi, di esplodere come un vulcano.


In comune, precisa Sigrid, hanno il fatto che entrambi sono allo stesso momento creatori, attori, registi del loro spettacolo. “È per questo che sviluppiamo solo progetti che sentiamo per davvero, che ci piacciono e in cui troviamo qualcosa da trasmettere. È così che può diventare un progetto di successo”, racconta Peter con grande soddisfazione, ma anche con un pizzico di amarezza, pensando a tutti quei progetti che, causa Covid, non si sono potuti realizzare e a tutte quelle persone che hanno abbandonato, perso, o dovuto cambiare il loro mestiere.

È proprio parlando di tematiche dure e tristi, come quella della crisi pandemica ed economica, che nei discorsi di Sigrid emerge il significato dell’espressione “guardare la vita da clown”. “Nel periodo del lockdown siamo stati costretti a guardarci dentro, a osservare come noi ci relazioniamo con ciò che ci sta attorno, a scoprire i nostri talenti, ma anche le nostre difficoltà” – racconta Sigrid – “Periodi eccezionali come questi possono essere sfruttati per ripulirsi da quello che non si vuole fare o essere; per ritornare ad ascoltare il cuore, a incontrarsi con semplicità, imparando così che non serve avere molto nella vita, ma che invece basta poco per essere soddisfatti e felici. Perché la cosa importante non è se io faccio cento viaggi in un anno, l’importante è saper viaggiare con la propria fantasia in casa”.

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