Fa’ la cosa giusta insegna che sostenibile è preferibile

Domenica 28 ottobre sono andata a Fa’ la cosa giusta, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili organizzata tutti gli anni a Trento.

Nell’arco dei suoi tre giorni in cui si tiene, sono organizzati molti seminari e incontri durante i quali diversi esperti affrontano temi quali sfruttamento sul lavoro, turismo e sostenibilità. Questi dialoghi assolutamente partecipativi si alternano a laboratori per bambini, ragazzi e adulti. Particolarmente interessanti, almeno a parer mio, sono state le attività montessoriane rivolte ai genitori, i workshop sull’impatto ambientale dei cosmetici e quelli sulla creazione di creme con ingredienti naturali. 

Durante la mia visita, uno stand ha attirato la mia attenzione. Mi chiedeva appunto: “Io posso assaggiare le mie creme, e tu?”. Come altre, anche l’organizzazione che ha usato questo efficacie slogan invitava a prestare più attenzione alle componenti dei cosmetici. La Fiera d’altronde presentava centinaia di proposte alternative al make-up meno ecologico: le creme alla cera di api, alla bava di lumaca, al più tradizionale olio di cocco.  

Un altro stand estremamente curioso proclamava che “la verginità non è più una virtù”. E chi non si sarebbe avvicinato per saperne di più? Io l’ho fatto e ho scoperto che il progetto così sponsorizzato si occupa si occupa di filati naturali rigenerati: recupera la lana o il cachemire di capi non più utilizzati e li trasforma in cappelli, guanti, sciarpe e scaldacollo.

Dunque, cosmesi, abiti… Ma anche viaggi: Fa’ la cosa giusta si è impegnata anche per educare al turismo sostenibile. Si tratta di un modo responsabile di spostarsi e conoscere nuovi luoghi, nuove culture, nuove persone. Invece di danneggiare i meravigliosi ecosistemi in cui sorgono i resort dove si possono rinchiudere per due settimane all’anno, i turisti responsabili che scelgono di fare vacanza in modo sostenibile si spostano e alloggiano con mezzi e in strutture rispettosi della fauna e della flora autoctone. Inoltre, spendono – o meglio, investono i loro soldi nell’economia locale: i loro soldi entrano in circuiti virtuosi che li rendono direttamente disponibili al territorio in cui sono spesi. In altre parole, il turismo sostenibile è un modo per proteggere l’ambiente e contribuire allo sviluppo socio-economico delle zone di arrivo. Il viaggio diventa inoltre non solo un’opportunità di allontanamento dal caos della città, ma anche l’occasione per incontrare le popolazioni locali, dal momento che il turismo sostenibile impiega accompagnatori dell’area visitata: si ha quindi a disposizione veri e propri mediatori culturali.  

Il tratto distintivo di questo tipo di vacanza è sicuramente l’apertura al mondo. Ci siamoabituati a ’viaggiare’ aspettandoci di trovare gli stessi comfort che abbiamo a casa. Alcunevolte, ci sorprendiamo addirittura di non trovare i piatti della cucina del nostro Paese,nonostante un volo di 12 ore atterrato in un paradiso esotico. Tuttavia, il turismo sostenibile, il modo in cui ci obbliga ad affrontare la vita sconosciuta attorno a noi può essere esattamente il miglior antidoto al quotidiano, così affannoso e inter(net)connesso. Persino le forme dei viaggi responsabili sono alternative: a piedi, in modo “obbligatoriamente” lento, con destinazione in alloggi eco-friendly… Le possibilità sono infinite!

Di seguito, lascio i link ad alcune organizzazioni (cooperative, community, compagnie e agenzie) che si occupano di turismo sostenibile:
viaggiare lentamente:          www.lacompagniadelrelax.net
alloggi eco-friendly:            www.ecobnb.com
viaggi solidali:                     www.viaggisolidali.it
viaggi a piedi:                      www.waldenviaggiapiedi.it
viaggi responsabili:             www.planetviaggi.it

La prossima tappa di Fa’ la cosa giusta sarà Milano: vi consiglio di partecipare!

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