Efficienza energetica degli edifici: ancora pochi investimenti

Un numero per la scienza rappresenta sempre qualcosa di ben definito e quantificabile. Un numero non mente e, in alcuni casi, potrebbe far rabbrividire o almeno far riflettere. Durante la COP25 ho partecipato ad alcuni side events riguardanti l’efficientamento energetico degli edifici, il raffrescamento dell’aria interna e le prospettive future. Cercherò di riassumere gli spunti più interessanti.

di Simone Ferrari articolista dell’Agenzia di Stampa Giovanile

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C’è un collegamento profondo tra energia e cambiamento climatico e lo si può rappresentare come un cane che si morde la coda. Infatti, un maggior consumo di energia implica maggiori emissioni di gas serra e quindi il riscaldamento globale, mentre condizioni climatologiche estreme causano un aumento dell’uso di energia, ad esempio per il raffrescamento. Particolarmente incisiva è stata l’ampia panoramica sul rapporto tra energia e settore edilizio presentata da Ian Hamilton, professore associato al University College of London Energy Institute.

Innanzitutto, viene sottolineato come negli ultimi 10 anni la superficie edificata in tutto il mondo sia cresciuta quasi del 25%, mentre le emissioni, dopo un piccolo periodo di stagnazione, sono tornate a crescere negli ultimi 3 anni. Nella torta della richiesta globale di energia, il settore delle costruzioni è predominante con una quota del 36%, nello specifico non residenziale 8%, residenziale 22% e industria edilizia 6%. Simile è la questione delle emissioni, in quanto complessivamente il settore edilizio prende un 39%, in particolare residenziale diretto 6%, residenziale indiretto 11%, non residenziale diretto 3%, non residenziale indiretto 8% e industria edilizia 11%.

Analizzando i dati, la richiesta di energia è leggermente diminuita per il riscaldamento degli edifici, ma, allo stesso tempo, è aumentata e aumenterà sempre di più per il raffrescamento, anche a causa delle sempre più frequenti e intense ondate di calore. I cittadini hanno a disposizione due mezzi principali per proteggersi e vivere in maniera confortevole: l’isolamento termico dell’edificio e l’aria condizionata. Gli amici dell’ambiente e i consumatori che prestano attenzione al risparmio di energia sono meno predisposti a comprare nuovi condizionatori, in particolare le persone interessate all’ambiente sono più inclini ad affidarsi all’isolamento termico.

Rimane comunque un forte gap nei paesi dell’emisfero australe e in generale in quelli in via di sviluppo, in Cina e in India. Il problema principale è che l’isolamento termico richiede un grandissimo investimento iniziale, per poi dare un beneficio a lungo termine. Dall’altra parte l’aria condizionata ha un costo iniziale più basso, ma richiede uno sforzo economico continuo per la manutenzione e, soprattutto, per il costo dell’energia elettrica. Chiaramente non è sostenibile per la fascia di popolazione povera, il cui bisogno principale è il cibo.

Il fatto più sconcertante è che nel 2018 gli investimenti globali per l’efficientamento energetico delle costruzioni sono stati ancora veramente bassi rispetto al totale della spesa per la costruzione e il rinnovo degli edifici. Nello specifico si parla di 139 miliardi di dollari su un totale di 4,5 trilioni di dollari. Un altro grande problema è che sul mercato vengono proposte soluzioni obsolete rispetto a quelle studiate dalla ricerca. Un esempio di questo si può notare nel mercato dei condizionatori.

In conclusione, tutti i relatori auspicano maggiori investimenti futuri per ridurre il consumo di energia e l’emissione di gas serra. I campi in cui si può intervenire sono molteplici, partendo da un efficientamento dell’illuminazione, passando da un miglioramento del riscaldamento dell’acqua e dei sistemi di aria condizionata, arrivando a un sistema di isolamento termico ottimale. E non dimentichiamoci l’importanza delle buone pratiche individuali.

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