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6 giovani portoghesi contro 33 paesi: la prima denuncia climatica alla Corte Europea

6 giovani attivisti portoghesi denunciano 33 paesi europei alla Corte Europea di Strasburgo, poiché violano i diritti umani, non rispettando l’Accordo di Parigi del 2015. “Abbiamo il diritto di vivere in un mondo sicuro. I governi devono agire ora per prevenire una catastrofe climatica. Domani sarà troppo tardi”. 

Di Margherita Mescolotto, articolista dell’Agenzia di Stampa Giovanile

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Berlino – Fridays For Future. Foto di Margherita Mescolotto

Sono 6 giovani portoghesi a presentare la prima denuncia climatica alla Corte Europea dei diritti umani (Cedu). 33 paesi membri del Consiglio Europeo sono accusati di violare i diritti umani, mettendo a rischio il benessere psicofisico delle future generazioni. Pur avendo firmato la Cop21, l’accordo di Parigi del 2015, non si sono impegnati nella lotta contro il cambiamento climatico. Le misure per ridurre le emissioni gas serra sono state insufficienti e ciò ha causato un drastico innalzamento delle temperature non solo all’interno dei confini, ma in tutto il mondo.

I protagonisti della querela sono i portoghesi Catarina (20 anni), Cláudia (21 anni), Mariana (otto anni), Sofia (15 anni), André (12 anni) e Martim (17 anni), testimoni viventi delle catastrofi naturali dovute al surriscaldamento globale. I fratelli Sofia ed Andrè vivono a Lisbona, città che nel luglio 2018 ha registrato la temperatura di 44°, la più calda degli ultimi 90 anni. Martim, invece, ha vissuto in prima persona le tragiche conseguenze degli incendi nel distretto di Leira che hanno causato 120 vittime nel 2017. Queste ondate di calore hanno impedito ai ragazzi di stare all’aria aperta, di andare a scuola, di fare esercizio e di dormire regolarmente. Di fatto una violazione dell’articolo 3 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, che proibisce la tortura e il trattamento inumano o degradante. Sofia si domanda: “Se vediamo già questi fenomeni estremi nel 2020, come sarà il futuro?”.

Grazie al supporto della ONG Legal Action Network e alla raccolta fondi per le spese legali, i giovani attivisti hanno fatto ricorso alla Corte di Strasburgo con l’obiettivo di ottenere una decisione legalmente vincolante, che obblighi i governi a intraprendere azioni rapide e immediate. La Cedu ha accolto in via prioritaria la loro richiesta: entro la fine di febbraio del 2021 i 33 paesi, fra cui Italia, Regno Unito, Svizzera e Russia, dovranno rispondere alla denuncia. Come ha affermato la portoghese Andrè Oliveira, è positivo che venga riconosciuta l’urgenza del caso, ma è necessario che si agisca ora, seguendo ciò che affermano gli scienziati per proteggere il nostro futuro. L’UE dovrebbe ridurre le emissioni del 65% entro il 2030 e investire in energie rinnovabili e pulite per garantire una ripresa verde dalla crisi.

Le cause legali sul clima sono state più di 1300 dal 1990 ad oggi. La più rilevante, nei Paesi Bassi, in cui la Corte Suprema ha imposto al governo di diminuire le emissioni del 25%, dimostra che il potenziale dei tribunali nazionali può contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico. Il caso dei giovani portoghesi è però unico. “Si tratta del maggior numero di Paesi mai portato alla Corte Europea. Se vinciamo, avrà un effetto molto significativo in tutta Europa”, ha dichiarato ottimista Gerry Liston, legale di Glan.

Si apre così un nuovo capitolo della lotta alla crisi ambientale. Come i 6 giovani e coraggiosi attivisti ricordano:

“We have a right to live in a safe world. Governments must act now to prevent a climate catastrophe. Tomorrow will be too late”

“Abbiamo il diritto di vivere in un mondo sicuro. I governi devono agire ora per prevenire una catastrofe climatica. Domani sarà troppo tardi”.

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