Storie di attivisti in prima linea

Gli ultimi negoziati ONU riguardanti i cambiamenti climatici non hanno provocato molte conseguenze tangibili. Lo scontento degli ambientalisti ha condotto alla nascita di organizzazioni che puntano a scuotere l’opinione pubblica e convertire i governi al cambiamento.
Alla Conferenza internazionale dei giovani sul clima (COY14) ci hanno raggiunto alcuni esponenti di Generation Zero, movimento di giovani neozelandesi impegnati nella promulgazione dello “Zero Carbon Act”,  che si pone come obiettivo quello di raggiungere le 0 emissioni entro il 2050, tramite il cosiddetto “Two Baskets Approach”: eliminare, da un lato i gas con il maggior ciclo di vita e, contemporaneamente, ridurre i gas che permangono meno all’interno dell’atmosfera terrestre.
Gli sforzi di Generation Zero presentano già i primi frutti: Zero Carbon Act è diventato una proposta di legge. Questo importante risultato è stato ottenuto dopo soli tre anni dalla fondazione del movimento. L’organizzazione del gruppo ha stupito molti spettatori, compresa Carola Rackete, esponente di Extinction Rebellion, che ha espresso molti apprezzamenti al riguardo. Generation Zero è stata chiara: “Se si fanno le cose in grande, le persone ti seguiranno”.
Extinction Rebellion è un’altra organizzazione nata in Inghilterra che si occupa di attivismo ambientale. Abbiamo parlato con Carola Rackete che ci ha rivelato le ideologie e i piani futuri del gruppo: “Le nostre manifestazioni si basano sui principi di non violenza” dice con fermezza. E alla nostra domanda sull’efficacia dell’attivismo risponde che, come ci insegna la storia, si tratta dell’unico strumento utile per ottenere risultati concreti.

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