Organizzazioni femministe lottano per la partecipazione delle donne ai negoziati della COP

Dal 2015, tramite l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, l’ONU ha cominciato a investire in modo significativo per superare il divario di genere. Ha inoltre cercato di rafforzare le istituzioni di supporto alla parità di genere e all’empowerment delle donne a livello globale, regionale e nazionale.
Tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs nell’acronimo inglese), quello relativo al cambiamento climatico (SDG13) ha ora uno sguardo dettagliato sull’impatto e sul ruolo delle donne come agenti di cambiamento, incluse le dimensioni di genere. Questo sforzo è evidente qui alla Conferenza dell’ONU sul Clima (COP23), dove sono molte le campagne di sensibilizzazione e il nesso, a vari livelli, tra questioni di genere e questioni ambientali è all’ordine del giorno. Ed è proprio durante questa conferenza che l’UNFCCC intende completare il suo piano d’azione sul genere (Gender Action Plan), con azioni specifiche che garantiscano la rappresentatività delle donne nei processi decisionali della COP.
Comprendere  che il cambiamento climatico impatta uomini e donne in modi diversi è essenziale per lo sviluppo di politiche climatiche sensibili al genere, e che tengano conto della diversità e delle necessità delle donne in tutto il mondo. Questo è stato il tema del pannello “Garantire i diritti e l’uguaglianza di genere nelle azioni climatiche”, tenuto il martedì (7), secondo giorno della COP23.
“Quando otto uomini bianchi in tutto il mondo posseggono la stessa quantità di risorse e l’accesso alla produzione del 50% della popolazione mondiale, significa che dobbiamo ripensare radicalmente il modo in cui investiamo nei diritti umani, nelle questioni di genere e nella giustizia sociale ed economica”, ha detto Noelene Nabulivou, attivista per i diritti umani e consulente del programma Diverse Voices and Action for Equality (Voci diverse e azione per l’uguaglianza), in Figi.

L’inclusione del dibattito di genere nei negoziati della COP

Il dibattito sulla partecipazione delle donne ai negoziati della COP si è iniziato nel 2001, durante la COP7. Da allora, la rappresentatività è cresciuta dal 30% al 36%, raggiungendo il suo picco nel 2014. Negli ultimi tre anni, tuttavia, il numero è diminuito.
“Questa diminuzione non sorprende. La disuguaglianza di genere non è qualcosa che può essere risolto con l’attuazione di politiche pubbliche internazionali, ma deve essere combattuta a livello nazionale”, ha detto Bridget Burns, co-direttrice dell’Organizzazione per l’Ambiente e lo Sviluppo delle Donne (Women’s Environment & Development Organization).
Le questioni di genere devono, pertanto, essere parte di tutte le fasi dei processi negoziali dell’UNFCCC. Tuttavia, una delle principale sfide è quella di avere una comprensione di base delle questioni di genere nel contesto della COP e del cambiamento climatico. “Si devono capire le questioni di genere come un elemento per l’analisi del potere, come un insieme di regole sociali che sono state costruite e attribuite. Quando parliamo delle questioni di genere, non parliamo soltanto di donne.”
Per Bridget, la rappresentatività è ancora una sfida nelle sale negoziali e nei processi decisionali. “Non è un problema solo il modo in cui vengono prese le decisioni, ma anche chi ne parla. Quando si partecipa alle decisioni di genere e di cambiamento climatico, ci si rende conto che non ci sono donne che partecipano al dibattito.”

Quindi, una delle strategie adottate dalla UNFCCC per affrontare la disuguaglianza di genere nel processo negoziale è quello di promuovere la riflessione tra decisori, rappresentanti del governo e della società civile sui diversi modi in cui le comunità e gli individui sono impattati dai cambiamenti climatici. Partendo dall’istruzione e dalla consapevolezza delle parti coinvolte nel processo, è possibile integrare il dibattito di genere nella ricerca e nella formulazione di politiche pubbliche legate all’ambiente.

Nel 2016, l’Alleanza globale per il genere e il clima (Global Gender and Climate Alliance) ha pubblicato il documento “Genere e cambiamenti climatici: uno sguardo più attento all’evidenza”, con dati concreti sulla relazione tra genere e cambiamenti climatici. Il documento è stato strumento per la formulazione di politiche pubbliche e supporto teorico per progetti che si avvicinano al tema. Secondo Bridget, l’investimento nella ricerca è una delle strategie di organizzazioni e militanti che lavorano con le questioni di genere e il cambiamento climatico.

Per fare del Gender Action Plan una risorsa veramente efficace nella lotta contro la disuguaglianza di genere, le organizzazioni coinvolte raccomandano che l’UNFCCC realizzi, tra l’altro, delle politiche climatiche sensibili al genere, fornendo dati e analisi su sesso e genere in modo disaggregato, oltre che finanziare il piano d’azione.

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