L’inquinamento che ci ruba le stelle

Oltre alle forme di inquinamento di cui siamo abituati a discutere giornalmente, ce n’è una che ci impedisce di ammirare il cielo stellato. Si tratta dell’inquinamento luminoso, un fenomeno spesso sottovalutato ma che presenta numerose conseguenze negative sull’ambiente che ci circonda.

Di Ilaria Bionda, articolista di Agenzia di Stampa Giovanile

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Quando si nomina l’inquinamento, le prime immagini che vengono in mente sono quelle dell’acqua contaminata – a causa principalmente dell’errato smaltimento dei rifiuti – oppure dell’aria malsana – a causa delle eccessive emissioni di CO2. Quasi nessuno riflette sull’inquinamento luminoso, una forma di cui non si parla frequentemente, ma che presenta conseguenze negative non solo per chi ama perdere lo sguardo nel cielo stellato.

L’inquinamento luminoso, per definizione di Light Pollution è “l’alterazione della quantità naturale di luce presente di notte nell’ambiente esterno, dovuta all’immissione di luce artificiale”. I maggiori responsabili di tale inquinamento si riconoscono negli impianti di illuminazione pubblica; tuttavia, anche le luci domestiche – sia esterne sia interne – giocano il loro importante ruolo.

Un uso massiccio di luminarie andrebbe pertanto evitato. Ma perché, dunque, ogni angolo delle nostre città è rischiarato a giorno anche nelle ore notturne? Si tratta principalmente di una questione di sicurezza. È infatti pensiero comune che al buio accadano più comunemente fatti spiacevoli, anche a causa delle radicate corrispondenze dicotomiche tra luce e bene, e tra buio e male.
Uno studio del 2015 (Eric Betz (16 agosto 2015), Op-Ed: Let there be (less) light, Los Angeles Time), tuttavia, ha dimostrato che con un illuminazione minore non si misurano incrementi né di incidenti né di aggressioni e che dunque i luoghi più illuminati non sono necessariamente i più sicuri.

Effetti

Gli effetti dell’inquinamento luminoso sono molteplici. In primo luogo, l’eccessiva illuminazione notturna crea problemi agli uccelli migratori che, disorientati, perdono la via. Inoltre, alcune difficoltà si presentano anche agli esseri umani: avviene un’alterazione del ritmo sonno-veglia e vi sono conseguenti problemi di insonnia. In aggiunta, l’inquinamento luminoso è strettamente legato allo spreco di energia: se un luogo è eccessivamente illuminato, questo si traduce in un utilizzo superfluo di elettricità.

Soluzioni

A Foroglio, nel Canton Ticino, e in Norvegia hanno adottato due soluzioni ottimali per combattere questo tipo di inquinamento. Nel villaggio svizzero è stato approvato un piano regolatore che impone il non utilizzo dell’illuminazione elettrica allo scopo di mantenere intatto il paesaggio; nel paese scandinavo, invece, lungo alcune strade sono stati installati dei “lampioni intelligenti” a led che diminuiscono l’intensità della luce nei momenti in cui non transitano automobili. Tuttavia, le soluzioni andrebbero ricercate più semplicemente anche nelle forme di illuminazione domestica, necessariamente a risparmio energetico e con una minore emanazione di luce.

Esistono diversi strumenti per informarsi sulle condizioni di inquinamento luminoso della propria zona: l’Atlante mondiale dell’inquinamento luminoso e la NASA Blue Marble Navigator sono solo due tra i tanti. In più, in giro per il mondo, sono nate alcune associazioni per la difesa del cielo notturno e anche l’Italia ha la propria: CieloBuio.

Sarebbe opportuno che tutti riflettessimo sul contributo che diamo all’inquinamento del cielo e cercassimo, poi, di correggere le nostre azioni allo scopo di evitarlo. L’inquinamento luminoso, tra le altre cose, ci porta via quella visione della Via Lattea che fa riflettere ognuno di noi su quanto siamo piccoli nei confronti dell’universo, ci fa perdere, in sintesi, la poesia di un cielo stellato.

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