Intelligenza artificiale e democrazia: rischi e potenzialità

L’avvento dell’intelligenza artificiale sta mettendo alla prova il normale funzionamento del processo democratico. Se da un lato l’AI offre molte opportunità per facilitare la partecipazione dei cittadini, al momento ad attirare l’attenzione dei politici sono soprattutto i rischi che potrebbe comportare.

di Sara Taddeo
Mentor: Sara Marcolla

Il 15 marzo di quest’anno si è tenuta a Trento la riunione G7 su Industria, Tecnologia e Digitale. Fra gli argomenti più discussi dai ministri c’è il tema dell’intelligenza artificiale. L’AI, infatti, sta diventando sempre più protagonista del dibattito politico in virtù delle sue potenzialità e rischi per le democrazie di tutto il mondo.

Opportunità nel campo dell’AI

Dal punto di vista delle opportunità, l’AI può essere uno strumento utile a rafforzare la partecipazione diretta dei cittadini. In primo luogo per il facile accesso alle informazioni, che permette di avere un dibattito più inclusivo su vari temi e rende gli elettori più consapevoli. D’altra parte, le piattaforme digitali (se sviluppate in questo senso) possono servire ad aumentare la partecipazione al voto e a far esprimere opinioni in maniera più diretta.

Alcuni esempi pratici sono il Bot Dog svizzero, capace di individuare ed eventualmente eliminare post contenenti hate speech (linguaggio d’odio), e la sperimentazione dell’AI per analizzare progetti proposti direttamente dai cittadini, favorendo la formazione di un bilancio partecipativo. 

Utilizzo politico dell’intelligenza artificiale

È, però, fondamentale ricordare che spesso sistemi alimentati dall’AI sono usati in maniera incontrollata e a volte impropria. Tanto più che sempre più spesso si utilizzano questi sistemi con finalità politiche, minando il corretto processo democratico. Alcuni esempi sono l’utilizzo di microtargeting e deep fake per influenzare le scelte degli elettori durante la campagna elettorale americana. 

Meccanismi di influenza supportati dall’AI

Da tempo è noto che gli algoritmi dei social media sono in grado di individuare i nostri interessi per proporci argomenti coerenti e di nostro gradimento. Partendo dallo stesso presupposto, il microtargeting è un meccanismo che produce messaggi targettizzati sul singolo utente: prevedendo le nostre decisioni, il sistema sfrutta i dati personali che ha a disposizione per influenzare le nostre scelte.

Questi processi sono pericolosi se applicati in ambito politico, perché tendono a rafforzare convinzioni già ben radicate: quando un utente viene costantemente esposto solo a idee simili alle sue, non ha modo di ragionare criticamente sui propri preconcetti. A lungo andare, quindi, si convincerà sempre di più delle proprie opinioni, fino ad estremizzarle.

Se il microtargeting è una tecnica di influenza diretta, altri meccanismi digitali modificano le nostre percezioni in modo indiretto: i social bot, per esempio. Questi profili falsi automatizzano e riproducono, attraverso l’AI, conversazioni su determinati argomenti per amplificarne la portata. 

Il ruolo dei cittadini nella campagna elettorale americana

Gli strumenti finora citati sono stati utilizzati soprattutto da professionisti del digitale e sono stati usati in passato da Paesi terzi per influenzare i risultati elettorali stranieri. Tuttavia, recentemente l’intelligenza artificiale permette anche a cittadini comuni di creare materiali per manipolare le opinioni altrui. Un esempio sono i deep fake: immagini, video, o audio falsi che ritraggono personaggi reali o inventati in azioni che non hanno compiuto. L’obiettivo può essere screditare un avversario politico, ma anche avvantaggiare un candidato costruendo una narrazione positiva.

Entrambi i casi si sono verificati negli Stati Uniti, nell’ambito della campagna elettorale per le presidenziali del novembre 2024. I sostenitori di Trump, infatti, hanno prima creato diverse immagini di Biden in situazioni compromettenti, poi hanno contattato telefonicamente gli elettori del New Hampshire riproducendo la voce di Biden e suggerendo loro di non andare a votare alle primarie. Allo stesso tempo, sono state diffuse dozzine di immagini ritraenti Trump circondato da supporters neri: lo scopo sarebbe rappresentare un’immaginaria sintonia fra la comunità afro-americana e i repubblicani e accaparrarsi, quindi, le simpatie di questa fascia di elettorato.  

Fonte: Wired

Questi esempin sono particolarmente interessanti perché dimostrano quanto l’AI, con tutte le sue potenzialità, sia accessibile a chiunque e quanto potere abbia nel condizionare le percezioni e le opinioni dei cittadini. A questo punto il rischio di condizionamenti del normale processo democratico non proviene solo da ingerenze estere, ma anche da azioni interne agli Stati Uniti.

Conclusioni

È quindi comprensibile che l’Unione Europea sia voluta intervenire preventivamente per regolare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e assicurare il rispetto dei principi democratici. Il 13 marzo, infatti, è stata approvata dal Parlamento europeo la prima legge al mondo sul controllo dell’intelligenza artificiale. Obiettivo dichiarato del testo è la promozione di un’innovazione in ambito digitale che abbia come priorità il rispetto e la difesa dei diritti fondamentali.

La chiave, in conclusione, è trovare un equilibrio tra regolamentazione e implementazione di sistemi intelligenti di cui possa beneficiare la comunità.

Per approfondire

La tematica dell’intelligenza artificiale è molto attuale ed è stata approfondita anche nell’articolo IA: curiosità e risposte agli interrogativi del momento e dall’evento organizzato dall’Associazione Viraçao&Jangada Intelligenza Artificiale: quali sfide e opportunità educative?