Foto di Sandro Orlando

Un pezzo di Groenlandia a Trento

Intervista realizzata nell’ambito del progetto Climagram, avviato da Agenzia di Stampa Giovanile e impegnato nella copertura giornalistica e educomunicativa del Trento Film Festival.

Di Ilaria Bionda, partecipante al progetto Climagram
Foto di Michele Purin

Sandro Orlando, giornalista e scrittore, tra agosto e settembre 2019 ha trascorso un mese nello Scoresby Sund, il più grande sistema di fiordi del mondo, nella Groenlandia nord-orientale. Il suo scopo è stato quello di documentare gli effetti del cambiamento climatico. Questo viaggio si è trasformato in una mostra fotografica, visitabile in Piazza Fiera durante il Trento Film Festival a Trento, fino al 9 maggio. Lo abbiamo incontrato per qualche domanda

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Sandro Orlando – Foto di Michele Purin

Il titolo della mostra è “Groenlandia. Viaggio intorno all’isola che scompare”. In che senso la Groenlandia sta scomparendo?

Sta scomparendo la massa di ghiaccio che ricopre circa l’80% della superficie. Questo  ghiaccio è il rimanente dall’ultima glaciazione e il suo scioglimento, soprattutto nei 30 anni più recenti, ha conosciuto un’accelerazione a causa del riscaldamento globale. In Groenlandia il cambiamento climatico si vede a occhio nudo: paesaggi che 60 anni fa, a luglio, erano caratterizzati da ghiaccio marino che bloccava l’accesso ai fiordi, oggi ci appaiono come mare aperto. 

Durante il periodo trascorso in Groenlandia, cosa l’ha colpita di più?

La totale trasformazione del paesaggio in così poco tempo. Se si va sulle Alpi non si vedono cambiamenti così radicali, in Groenlandia sostanzialmente non c’è quasi più nulla di quello che eravamo abituati a trovare a latitudini così settentrionali. Non ci sono neanche più orsi, foche, trichechi e narvali, gli animali tipici di queste regioni che vivono con il ghiaccio marino e, nel momento in cui il ghiaccio sparisce, è normale che anche gli animali scompaiano. Lo scioglimento dei ghiacci è un fenomeno che ha delle conseguenze anche alle nostre latitudini, poiché l’enorme massa di ghiaccio che si scioglie – 500 miliardi di tonnellate l’anno – altera le correnti oceaniche che rendevano il nostro clima temperato. I fenomeni estremi di maltempo ai quali cominciamo ad abituarci (come la tempesta Vaia, gli inverni senza pioggia e le estati molto calde) sono risultato di questo scioglimento dei ghiacci.

Qual è il motivo principale che l’ha spinta a realizzare questa mostra? 

Io sono andato in Groenlandia con l’idea di scrivere un libro per documentare i cambiamenti climatici, contemporaneamente ho scattato anche molte fotografie. Le fotografie mi aiutano a capire certi fenomeni e anche a trovare delle spiegazioni. In questo sistema di fiordi, il più grande al mondo, si nota l’aumento delle temperature anche dal colore delle scogliere che hanno una parte bianca e una parte più scura, data dai licheni che lasciano una traccia nerastra e non hanno avuto il tempo di riformarsi proprio a causa dell’aumento delle temperature. Un´altra caratteristica che si vede e capisce mediante le fotografie è la forma degli iceberg: non riescono più a uscire dai fiordi per arrivare nell’oceano, ma si sciolgono prima proprio a causa dell’acqua tiepida che l’oceano atlantico spinge nei fiordi.

Nella mostra vediamo foto recenti affiancate a foto del passato. Ci può spiegare questo confronto?

Questo confronto è nato quasi per caso: quando eravamo nel fiordo ho scoperto che c’erano sulle carte due nomi italiani, ghiacciaio Milano e ghiacciaio Roma. Ci siamo avvicinati per vedere se esistessero ancora e in che stato fossero. Una volta tornato in Italia ho approfondito la vicenda e ho scoperto che i nomi erano stati dati durante la prima spedizione italiana nel 1934, guidata da Leonardo Bonzi. La differenza è che all’epoca il mare era inavvicinabile poiché coperto dal ghiaccio, mentre nel 2019 c’erano 10 gradi a mezzogiorno e si notavano detriti e rocce emersi

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