Le emozioni ambientali al centro del terzo incontro di Circolo Climatico

Abbracciamo le nostre “emozioni ambientali”

Lo “speed date” dove non si incontra l’anima gemella ma la persona più affine per interessi “ambientali e sostenibili”, la condivisione delle proprie “emozioni ambientali” e, infine, un esercizio per affrontare un’emozione alla volta. Mercoledì 25 maggio si è concluso il terzo incontro di Circolo Climatico: l’8 giugno inizierà invece la seconda parte del progetto.

di Redazione

Uno “speed date” ha dato inizio al terzo incontro di Circolo Climatico al MUSE di Trento. Lo scopo, però, non era quello di trovare l’anima gemella, bensì di scovare, nel gruppo di giovani tra i 16 e i 35 anni che partecipano al progetto, qualcuno che avesse degli interessi affini per quanto riguarda la sostenibilità e l’ecologia.

Lo “speed date” di Circolo Climatico. L’obiettivo? Cercare l’anima gemella per affinità sul tema della sostenibilità

C’è chi ama cucinare in modo “salutare”, chi è attento a fare acquisti consapevoli, chi usa la bicicletta e chi invece ama camminare nel bosco, immerso nella quiete. Poi ci sono ovviamente gli amanti delle piante e dell’orto, ma anche gli “influencer” che, sui social o con i propri amici, amano raccontare e discutere dell’importanza di provare a essere un pochino più sostenibili.

Le “affinità ambientali”: dalle passeggiate in montagna agli acquisti critici, passando per il pollice verde e la bravura ai fornelli

In questo incontro si è entrati nel vivo del progetto Circolo Climatico, portato avanti dall’associazione Viracao&Jangada con la collaborazione del MUSE, dell’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente (Appa), Extinction Rebellion e Fridays for Future Trento e co-finanziato dal Piano Giovani di Zona Trento Arcimaga.

A condurre l’incontro, molto partecipato e interattivo, è stata la psicologa Laura Endrighi, che ha presentato il concetto di “eco-ansia”, anche detta “ansia climatica”; un termine coniato da Glenn Albrecht, professore di sostenibilità alla Murdoch University (Australia). “Le emozioni ambientali – ha spiegato – all’inizio, nel 2010, colpivano soprattutto gli attivisti e le persone più sensibili al cambiamento climatico. Ora invece sono diventate qualcosa di comune a molti altri individui”.

Anche i partecipanti a Circolo Climatico sentono dentro di sé la preoccupazione nei confronti dei disastri che sconquassano il Pianeta, nonché l’ansia di non poter fare abbastanza in quanto soggetti “piccoli” che poco o nulla possono di fronte a un sistema più grande di loro. Il questionario somministrato nel corso del primo incontro, compilato da 13 giovani, ha offerto degli spunti di riflessione: 9 giovani sentono di preoccuparsi più degli altri del cambiamento climatico, mentre 6 si sentono paralizzati e non sanno come agire.

La condivisione delle emozioni è partita “a ruota libera”

Prima di affrontare “un’emozione alla volta”, i giovani hanno espresso le proprie emozioni “a ruota libera”. C’è chi prova rabbia perché non riesce a convertire i pensieri in azione, chi è frustrato perché sente che tra i suoi coetanei sono pochi quelli che si interessano al problema del cambiamento climatico e chi invece si lascia prendere dalla tristezza e dal dolore nel vedere le conseguenze dell’inquinamento, della devastazione della natura e gli allevamenti intensivi.

“Ora mi sento ‘inutile’, sento di non poter agire – ha detto un giovane partecipante -, mentre tra il 2018 e il 2019, quando ho partecipato alle prime manifestazioni dei Fridays for Future, credevo ancora di poter far qualcosa, di poter essere attore del cambiamento”.

Divisi in 5 piccoli gruppi, i giovani hanno poi riflettuto su altrettante “emozioni climatiche”, cercando di coglierne i sintomi e le limitazioni, ma anche le potenzialità.

Emozione numero 1: la rabbia

EMOZIONE NUMERO 1: LA RABBIA

La rabbia può manifestarsi con tremore, arrossamento, tono di voce diverso, isolamento… Provare rabbia, però, secondo i partecipanti a Circolo Climatico significa anche tenere a un determinato tema. Le strategie per contrastarla possono essere l’attività fisica o il convogliare questo sentimento in attività e progetti utili (in sintesi, nell’attivismo).

Emozione numero 2: la tristezza

EMOZIONE NUMERO 2: LA TRISTEZZA

La tristezza provoca chiusura e pianto, ma può anche avvicinare le persone: gli altri, infatti, possono sentirsi coinvolti e cercare di aiutare questa persona triste. Importante è capire perché siamo tristi, accettarne il motivo e capire se si può cambiare. Qui si è nominata anche la solastalgia, il sentimento di tristezza che può avvolgerci quando pensiamo a un ambiente caro che è stato modificato oppure che non c’è più.

A volte anche spegnere per qualche giorno i social può essere d’aiuto: è importante infatti saper leggere il contesto, non solo la singola notizia, che spesso nel web è spettacolarizzata – si parla in questo caso di showrnalism – e provoca ancora più ansia.

Emozione numero 3: l’ansia

EMOZIONE NUMERO 3: L’ANSIA

L’ansia aumenta il battito cardiaco, che si accorcia, mette in uno stato di agitazione, costrizione e talvolta anche di perdita di controllo. Spesso però tante persone che soffrono d’ansia sembrano tranquille: può darsi anche che quest’emozione, infatti, si trasformi in un rimuginio continuo che avviene solo internamente (“worry”). Per contrastarla bisogna fare respiri profondi e riconoscere gli eventi che ci generano ansia; un sentimento che comunque può essere un buon motore per farci muovere e per darci consapevolezza. Anche stare a contatto con la natura può essere utile: il blu e il verde del cielo e della natura – è stato dimostrato da diversi studi scientifici – abbassano il battito cardiaco.

Emozione numero 4: senso di colpa

EMOZIONE NUMERO 4: IL SENSO DI COLPA

Un peso interiore e un senso di vergogna ci sovrasta: è il senso di colpa. Può essere contrastato grazie alla consapevolezza e capendo che il passato è passato, non possiamo cambiarlo, ma possiamo agire sul futuro. Ecco che il senso di colpa può quindi spingere ad agire, a fare la differenza. Parlare tanto senza fare niente fa scattare il senso di colpa, mentre fare consente di percepire la sensazione di autoefficacia.

Emozione numero 5: paura

EMOZIONE NUMERO 5: PAURA

Si ha spesso la sensazione che tutto ciò che possiamo fare di fronte al cambiamento climatico è mettere in atto piccole azioni che non servono a un granché, perché il mutamento dovrebbe essere radicale e sistemico. Allora scatta la paura. Può essere utile sapere che non siamo gli unici a provare quest’emozione e che se siamo in tanti a mettere in atto piccole strategie di cambiamento allora prima o poi quel cambiamento avverrà.

“Il piccolo è concentrico, piano piano si raggiunge il globale”, ha affermato una partecipante.

La paura è data da eventi estremi ma anche da piccoli eventi come l’aumento delle temperature, perché sappiamo che sono collegati a qualcosa di più grande. C’è anche chi non vuole avere bambini perché ha paura di metterli al mondo in un momento in cui non si vede un futuro. La paura si articola in tre reazioni: fuga, attacco o paralisi. Ognuno ha il suo modo di manifestarla, ed è tanto più strano quando questa paura si manifesta nei confronti di qualcosa di invisibile come il riscaldamento globale: non lo tocchiamo con mano, anche se ne vediamo le conseguenze, eppure c’è.

IL CONSIGLIO DI LETTURA DELL’INCONTRO: “Ecologia della felicità” di Stefano Bartolini.

COME CI SIAMO LASCIATI: Al prossimo incontro parleremo delle nostre preoccupazioni ma ci porremo anche delle sfide che possiamo affrontare per cambiare le nostre abitudini ed essere più sostenibili. Lo faremo grazie alla “Carta delle responsabilità personali”.

La mia “parola per la mente”: un concetto che i giovani hanno appreso (o riscoperto) e che hanno condiviso col Circolo

IL PROGETTO

Il progetto “Circolo climatico” nasce a seguito di un confronto portato avanti dall’associazione Viração&Jangada con i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato ad alcuni suoi progetti. È promosso e co-finanziato dal Piano Giovani di Zona Trento Arcimaga e in collaborazione con l’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente (APPA), Museo delle Scienze di Trento (MUSE), l’Ecosportello Fa’ la cosa giusta! Trento, Extinction Rebellion e Fridays for Future.

Si chiama “Circolo climatico” perché l’idea di fondo è che parlare dei pensieri e delle emozioni in gruppo aiuti a migliorare il livello di benessere mentale e aumenti la motivazione a modificare le proprie abitudini verso uno stile di vita più sostenibile.

La prima fase si articolerà quindi in tre incontri da due ore ciascuno con un esperto in cambiamento climatico, un’esperta di economia solidale e una psicologa, figura chiave dell’intero progetto, poiché lo scopo di “Circolo climatico” è proprio quello di offrire uno spazio di condivisione, ascolto e mutuo supporto sul tema dell’ansia climatica e del suo impatto sulla vita di tutti i giorni e sulle aspettative future, sul modello dei gruppi di auto mutuo aiuto.

In una seconda fase, a giugno, dopo aver acquisito informazioni e tecniche psicologiche, i giovani cercheranno di porsi delle sfide per cambiare le proprie abitudini e i propri stili di vita. Ne parleranno assieme, facilitati da una tutor che li accompagnerà per tutta la durata del progetto, nel corso di tre incontri in cui avranno la possibilità di conoscere anche gli attivisti di Extinction Rebellion e Fridays for Future. Questi incontri si svolgeranno a distanza di alcune settimane dalla prima fase del progetto, in modo tale da permettere ai partecipanti di elaborare delle sfide e cominciare a perseguirle, per diventare via via sempre più “sostenibili” nelle proprie scelte e nei propri stili di vita.