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16/11/2016, 13:33



"1.5°C?-Obiettivo-molto-difficile"


 Antonio Navarra, presidente del CMCC, spiega perché i target di Parigi saranno difficili da realizzare



Riuscire a mantenere l’innalzamento della temperatura entro 1,5°C sarà quasi impossibile. Antonio Navarra, presidente del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, spiega il perché. 

Quali sono gli ultimi dati elaborati che rendono l’idea della situazione di emergenza in cui ci troviamo?   
Quest’anno è stata superata la soglia simbolo delle 400 parti per milione, che esprime la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera. Per capire questo dato basti pensare che è il livello più alto mai registrato negli ultimi 800mila anni. Dagli anni 50 si è verificata un’accelerazione significativa, che ha portato in poco più di 60 anni ad un aumento della concentrazione di 80 parti per milione, oscillazione che si verifica solo nel momento di passaggio da una fase interglaciale a un picco glaciale.   

Quali sono gli scenari più probabili a cui stiamo andando incontro? 
Non ne esiste uno più probabile poiché ogni scenario è legato strettamente alle scelte energetiche che faremo a livello nazionale ed internazionale nei prossimi 50 anni. I modelli ci dicono che gli effetti dei cambiamenti climatici sull’ecosistema sono proporzionali alla quantità di anidride carbonica che c’è in atmosfera, quindi più ne emettiamo più gli effetti sono visibili. Gli squilibri nella distribuzione delle precipitazioni e sulla temperatura a livello globale sono tra gli effetti più noti ma la natura turbolenta del clima fa si che queste risposte non siano lineari e che siano quindi molto difficili da prevedere.  

Secondo gli ultimi dati presentati dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), da gennaio a settembre di quest’anno le temperature hanno superato già di 1.2°C le medie del periodo. In questa prospettiva, ha ancora senso parlare della soglia di 1,5°? 
Sappiamo che c’è un ritardo tra il momento in cui si immette anidride carbonica in atmosfera e il momento in cui realizza appieno il suo potenziale di riscaldamento, che vale alcuni decimi di grado. Quindi se anche per miracolo bloccassimo le concentrazioni al livello attuale dovremmo comunque aspettarci un riscaldamento. Limitare l’innalzamento della temperatura entro 1.5°C è molto difficile, mentre il target generale di mantenerlo entro i 2°C deciso con l’accordo di Parigi rappresenta una grande sfida. Entrambi gli obiettivi per essere raggiunti richiederebbero misure drastiche, messe in azione praticamente subito. Ciò che ora possiamo fare è investire in piani di adattamento che riescano a diminuire gli impatti negativi del surriscaldamento del clima.   

Le negoziazioni stanno andando nella giusta direzione? Che ruolo gioca l’Italia in questo processo?   
Io credo sia molto chiaro a tutti che il problema esiste e si debba fare qualcosa. Non è un cambiamento piccolo, poiché coinvolge processi industriali, ma le basi per andare avanti in maniera positiva esistono. L’Italia è in prima fila nella lotta ai cambiamenti climatici ed è un agente forte all’interno del gruppo europeo. Il nostro Paese è molto deciso nel delineare una politica per la diminuzione delle emissioni che è anche un’occasione di sviluppo economico e tecnologico. Diminuire le emissioni vuol dire avere processi industriali più efficienti, più competitivi ma meno costosi.  


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