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14/10/2016, 02:00



COP21:-dove-li-troviamo-i-fondi-per-finanziare-le-azioni?-


 Va bene. Abbiamo detto che il cambiamento climatico esiste, ed è in gran parte causato dalle attività umane. E abbiamo detto anche che dobbiamo fare qualcosa. Ma fare qualcosa costa. Ed è questo quello di cui stanno discutendo i negoziatori alla COP2



Va bene. Abbiamo detto che il cambiamento climatico esiste, ed è in gran parte causato dalle attività umane. E abbiamo detto anche che dobbiamo fare qualcosa. Ma fare qualcosa costa. Ed è questo quello di cui stanno discutendo i negoziatori alla COP21.

Al di là delle motivazioni morali, della natura che va protetta perché è un diritto umano di tutti poterne disporre e poter permettere alle future generazioni di disporne, la questione è dove trovare i fondi e come distribuirli.Come finanziare le azioni di mitigazione e adattamento del cambiamento climatico è uno dei temi che sta facendo spremere le meningi ai negoziatori qui alla COP21 : li fa stare seduti ai tavoli dei negoziati fino a tardi...e talvolta le discussioni continuano camminando per i corridoi... alla toilette... al bar... in metro verso Parigi.Al momento esiste un fondo verde per il clima delle Nazioni Unite, il Green Climate Fund, nel quale i soldi non sono mai abbastanza; e al momento non sono abbastanza. 

È una specie di crowdfunding a cui i paesi sviluppati, ma anche imprese private, sono invitati cortesemente a lasciare una mancia del proprio budget. Di solito ci mettono lo 0,0000000000000000000000000000000000000000000000001% rispetto ai soldi che buttano nel buco nero della difesa e per l’acquisto di armi, oppure per finanziare le operazioni di ricerca di petrolio, costruzione di centrali a carbone. 

Quando è stato istituito alla COP di Cancun nel 2010 c’era la grande aspettativa di raggiungere i 100 miliardi di dollari nel 2020. A maggio del 2015 il fondo ha raggiunto la somma di 10 miliardi e mezzo di dollari, ovvero poco più di un dollaro a testa dato che sul pianeta siamo in 7 miliardi di persone. Ma come far transitare questi soldi dai finanziamenti ai fossili ai progetti di mitigazione delle emissioni create proprio dall’utilizzo dei combustibili fossili e soprattutto ai progetti verdi nei paesi che di quei soldi non possono disporre? 

Ebbene ci sono vari modi: si possono tassare le emissioni di carbonio (la cosiddetta carbon tax), mettere le emissioni in borsa (emission trading, ET), oppure finanziare i paesi sviluppati per esportare tecnologie pulite nei paesi in via di sviluppo (clean development mechanism, CDM). Ognuno di questi modi ha dei lati positivi e negativi:Imporre una tassa sul carbonio significa che per ogni emissione di Co2 le industrie devono pagare una tassa allo Stato, che perciò verranno indotte sempre di più ad investire in tecnologie pulite nella loro catena produttiva. C’è il rischio tuttavia che le industre aumentino i prezzi dei loro beni, e quindi le conseguenze verrebbero pagate dai consumatori. 

Ma anche in questo caso non sarebbe male: i prodotti a più alta intensità di combustibili fossili verrebbero a costare di più e quindi i consumatori indirizzerebbero le loro scelte verso acquisti più verdi (climate neutral).Il sistema dell’Emission Trading permette di dare un prezzo alle emissioni sulla base della domanda e offerta di permessi di emissione, che verranno man mano ritirati dal mercato. 

Questi titoli diverranno dunque sempre più costosi e alle aziende converrà investire in tecnologie pulite per produrre.Tramite il Clean Development Mechanism le industrie che investono in progetti di mitigazione e adattamento nei paesi in via di sviluppo ottengono in cambio permessi di emissione da poter utilizzare (o vendere). In questo modo da una parte vi è il trasferimento di tecnologia e sapere da paesi sviluppati ai paesi in via di sviluppo, tuttavia dall’altra vi è la creazione e immissione sul mercato di nuovi permessi di emissione che vanno a compensare quelli ritirati tramite l’emission trading. Quindi siamo daccapo.

Nella prossima settimana e mezzo che rimane di tempo a disposizione per negoziare l’attenzione su questo tema sarà alta perché l’accordo dovrà contenere qualche indicazione pratica su come tutte le azioni per rimanere al di sotto dei 1,5 °C di aumento della temperatura (o per rimarginare ai danni che il cambiamento climatico sta già causando) verranno finanziate. Altrimenti l’accordo rimarrà solamente una raccolta di altissime, purissime e bellissime parole.

Cristina Dalla Torre


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