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28/07/2016, 14:23



Consumo-di-suolo-in-Trentino:-morte-accidentale-di-un-paesaggio


 Quando in Italia e in Europa si parla della regione Trentino si è spesso portati a pensare a vallate verdi, laghi cristallini e alte montagne, ambienti incontaminati dove la presenza umana è in assoluta armonia con la natura.



Quando in Italia e in Europa si parla della regionenTrentino si è spesso portati a pensare a vallate verdi, laghincristallini e alte montagne, ambienti incontaminati dove la presenzanumana è in assoluta armonia con la natura.

nnAlcuni dati, però, ci dicono che la situazione non ènesattamente questa. C’è un fenomeno, in particolare, che stanminacciando la regione e il nostro amato paesaggio: il consumo dinsuolo. 

Cerchiamo innanzitutto di capire perché si parlansempre di più di questo fenomeno è perché è indispensabilenproteggere questa risorsa. Il suolo è una risorsa finita ed ènfondamentale per gran parte delle attività umane. Proviamo a pensarenad esempio alla produzione agricola, alla mitigazione di alluvioni enaltri fenomeni idrogeologici, alla conservazione della biodiversitànfino ad arrivare alle funzioni culturali paesaggistiche. Una voltan"consumato", ovvero impermeabilizzato, coperto da cemento, ilnsuolo è perso. Per sempre. Niente più agricoltura, niente piùnbiodiversità, niente più servizi. Per riavere le stesse proprietànsarebbe necessario aspettare centinaia, se non migliaia, di anni. 

Secondo l’ISPRA (l’Istituto Superiore per lanProtezione e la Ricerca Ambientale), in Italia ogni anno si consumanon55 ettari di suolo al giorno. In altre parole, perdiamo in manieranirreversibile 7 m quadri al secondo del nostro territorio. 

I dati riguardanti la regione Trentino non sembranonparticolarmente allarmanti ad un primo sguardo. Parliamo infatti dinun dato assoluto che registra circa un 3% di suolo consumato rispettonad una media nazionale che si aggira attorno al 7%. Ma il datonassoluto non ci aiuta molto a capire la situazione reale della nostranregione. Per farlo infatti dobbiamo considerare il dato di consumo dinsuolo "effettivo". 

Uno sguardo più approfondito sui dati 

Dai dati raccolti negli ultimi anni è emerso che ilnfenomeno del consumo di suolo insiste maggiormente sulle zonenpianeggianti e di bassa collina (ISPRA, 2015). Tutte le altre zone,naree a quota maggiore di 600 metri e aree con pendenza elevata,nrisultano naturalmentenprotette da questa minaccia, a causa della loro conformazione e/ondell’altitudine. La percentuale del consumo di suolo effettivonè relativa quindi non alla superficie totale di una regione bensìnsolo alla superficie su cui è effettivamente possibile costruire. 

Ed e proprio considerando questo dato che lanposizione in classifica del Trentino cambia nettamente. Si passaninfatti da un 3% ad un 19% di territorio consumato, risultando cosìnla quarta regione dove si è consumato più suolo disponibile,nseconda solo a Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia. In altre parolenrisultiamo sempre virtuosi nelle classifiche nazionali perché ilndato considerato non è relativo alla superficie reale potenzialmentenedificabile, ma alla superficie intera del Trentino, compresenmontagne, laghi, aree ad elevata pendenza etc.

nUn’altra osservazione la fa l’Osservatorio delnPaesaggio Trentino, che nel 2015 ha stilato il "Rapporto sullonstato del paesaggio", facendo emergere dati decisamenteninteressanti riguardo i nostri "comportamenti costruttivi". Tranquelli più impressionanti troviamo un aumento della "superficienedificata", dal 1960 al 2004, del 190%na fronte di un aumento del solo 20%ndella popolazione. In altre parole 320 mq ad abitante. È chiaro che,nvisti i dati, molta di questa superficie è stata destinata allancostruzione di seconde case e strutture ricettive legate al turismonmontano. Ma erano davvero tutte necessarie? 

Il danno paesaggistico: non solo suolo 

Una nota particolare va al fenomeno in territorionmontano. Una ferita che va oltre ai danni fisici del consumo dinsuolo. Basti pensare alle famose torri del Passo del Tonale, al ClubnValtur di Marileva o a Primiero. Territori violentati e deturpati innnome di uno sviluppo economico legato al turismo, che hanno portatonoltre al danno anche la beffa visto che molte di queste strutturenrisultano dopo anni sfitte, sotto utilizzate o addirittura chiuse. 

Con la divulgazione di questi dati non si staninneggiando ad uno fanatico conservazionismo della natura. Si cercanpiuttosto di far riflettere sull’uso che se ne è fatto finora, ensul rapporto che si è avuto con essa. Ugo Morelli, presidente delnComitato Scientifico della Scuola per il Governo del Territorio e delnPaesaggio (STEP) di Trento, sostiene che sia necessario smettere dinpensare la il paesaggio come una risorsa da vendere e che sia invecenurgente riconcepirlo come spazio da vivere.nUno spazio inevitabilmente legato anche alla nostra identità e chennecessita di un cambio di prospettiva che non consideri il paesaggioncome "qualcosa" là fuori, ma che lo veda come parte integrantendella nostra vita, delle nostre abitudini e quindi anche delle nostrenpianificazioni.


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