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07/10/2016, 19:30



Il-Degrado-Dei-Ghiacciai:-Ultima-Chiamata-Per-Evitare-Rischi-Incalcolabili?


 La perdita dei ghiacciai marini e terrestri così come il degrado del permafrost (suolo ghiacciato da almeno 2 anni) rischia di innescare meccanismi irreversibili e non più controllabili se non si ferma il riscaldamento globale in atto.



La perdita dei ghiacciai marini e terrestri così come il degrado del permafrost (suolo ghiacciato da almeno 2 anni) rischia di innescare meccanismi irreversibili e non più controllabili se non si ferma il riscaldamento globale in atto.

Forte e chiaro l’appello degli esperti della comunità scientifica riunita attorno all’International Cryosphere Initiative durante la COP21 a Parigi. Gli scienziati hanno trasmesso ai leader del mondo il proprio allarme sulla necessità di adottare misure più ambiziose e immediate per minimizzare il rischio di raggiungere soglie con conseguenze incalcolabili sulla criosfera, ghiacci e permafrost, e che possono indurre modifiche irreversibili per la vita del Pianeta, per il genere umano e per gli ecosistemi.

"I ghiacci marini dell’Artico si stanno drammaticamente riducendo", conferma Anders Levermann del Potsdam Institute for Climat Impact, trovandosi in una delle zone del pianeta che sta osservando il più rapido incremento delle temperature. "Si è innescato un effetto a catena: il riscaldamento indotto dall’uomo sta riducendo il ghiaccio marino. E meno ghiaccio significa minore potere di riflettere la radiazione solare, quindi maggiore riscaldamento degli oceani che accelera l’ulteriore perdita dei ghiacci", spiega.

La perdita di ghiacci e permafrost determina già notevoli impatti in molte regioni sia per quanto riguarda la disponibilità idrica nelle stagioni di siccità, come in molte zone delle Ande che dipendono dai ghiacciai per l’acqua; sia nelle infrastrutture, come strade e case che cominciano a cedere in molte zone continentali dove il terreno perde la propria solidità e stabilità non essendo più ghiacciato. Ma sono gli effetti a lungo termine che stanno preoccupando gli scienziati. I processi che stanno modificando i ghiacci terrestri e marini, così come il riscaldamento degli oceani e l’aumento del livello del mare, possono infatti innescare cambiamenti di grande portata su scale di centinaia o migliaia di anni, anche se le temperature dovessero essere stabilizzate.

L’unico modo per rallentare questo processo e allontanare il rischio è di limitare l’aumento delle temperature globali terrestri il prima possibile rimanendo preferibilmente al di sotto di +1,5 °C rispetto all’era pre-industriale (oggi siamo quasi a 1°C). I rischi diventerebbero sempre più alti nel caso si perseguisse l’obiettivo di mantenere l’aumento entro i +2°C. I contributi volontari dei Paesi, Intended Nationally Determined Contributions (INDCs), che costituiscono il punto di partenza dell’atteso nuovo accordo globale sul clima, consentirebbero un aumento delle temperature stimato in circa 2,7-3,5°C entro il 2100 rispetto all’era pre-industriale. Troppo poco quindi. Sono palesemente insufficienti anche perchè le temperature stanno crescendo più rapidamente e intensamente proprio nelle regioni artiche.

Secondo Susan Natali, della Woods Hole Research Center (USA), nel 2100 andrà perso il 30% del permafrost nello scenario di minor aumento delle temperature (+1,5°C) ma ben l’80% nello scenario di maggior incremento (circa +4°C). Un serbatoio di metano e anidride carbonica che si riverserà in atmosfera con una velocità difficile da prevedere ma che preoccupa non poco il mondo scientifico. E questo contributo non è attualmente considerato nel budget futuro delle emissioni di gas serra. Una bomba ad orologeria. Al punto che viene richiesto che questo potenziale contributo dei gas serra, provenienti dal degrado del permafrost, sia assolutamente considerato per più corrette valutazioni del possibile aumento delle temperature future.

Senza riduzioni delle emissioni dei gas serra maggiori rispetto a quelle per il momento ipotizzate alla COP21, può diventare impossibile evitare il rapido deterioramento della criosfera e la relativa destabilizzazione climatica che ne consegue.Gli scienziati bussano con forza alla porta della stanza dove le delegazioni ministeriali sono raccolte per definire in queste ore l’Accordo sul clima.

Prenderanno in considerazione anche questo allarme?

Roberto Barbiero, Agenzia di Stampa Giovanile/Osservatorio Trentino sul Clima


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