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02/12/2014, 18:11

Cop20, cambiamenti climatici, sostenibilit ambientale



E’-possibile-un’agricoltura-più-sostenibile?-


 L’agroecologia si presenta come un metodo alternativo nel settore agricolo



Si parla di agricoltura durante l’incontro "Adaptation and Agroecology: women’s strategies for climate change" , primo side event di questa Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici di Lima (COP20). Nello specifico, si discute dell’agroecologia come strategia per contrastare il cambiamento climatico. Ma andiamo con ordine. Di che cosa si tratta?

L’agroecologia, come presentato da Laura Silici nel suo articolo "Agroecology. What it is and what it has to offer", è definibile come l’applicazione dei principi e dei concetti ecologici alla gestione sostenibile degli agrosistemi. Il termine stesso viene usato per la prima volta negli anni ’30, in riferimento allo studio scientifico delle interazioni biologiche tra le varie colture e le diverse componenti degli agrosistemi. Già dagli anni ’60, la disciplina però allarga il suo focus sia in termini di scala di analisi, non limitandosi più all’ambito della piccola azienda, ma comprendendo anche l’intero sistema agroalimentare, che in termini di scopo, acquisendo un approccio maggiormente olistico, includendo nel dibattito oltre agli aspetti agronomici, anche la dimensione socio-economica e politica.

Dagli anni ’90, l’agroecologia diviene infine la disciplina scientifica che si focalizza sullo studio delle dinamiche tra i processi ecologici e le attività umane. Propone un metodo per capire quali fenomeni biologici possono essere migliorati per la creazione di un agro-sistema maggiormente sostenibile sia dal punto di vista ambientale, che in relazione al sistema agroalimentare.

Oggigiorno, alla luce dei cambiamenti climatici e della crescente preoccupazione per la questione del cibo, l’agroecologia sta acquisendo sempre maggior importanza. Sostenendo e migliorando la biodiversità, conservando e usando l’acqua in maniera più efficiente, attuando tecniche di conservazione del terreno, tale disciplina si presenta come una alternativa all’attuale sistema produttivo alimentare, che paradossalmente si sta rivelando improduttivo.

L’agrocecologia, oltre ad una scienza e un insieme di principi, viene quindi anche considerata come un movimento, con il preciso intento di opporsi all’attuale modello di agricoltura intensiva, che giornalmente causa immensi danni socio-economici ed ambientali.

L’agroecologia e i cambiamenti climatici

Considerando specificatamente l’aspetto dei cambiamenti climatici, questo nuovo tipo di agricoltura aumenta la resilienza in quanto si basa su tecniche di coltivazione e allevamento che trovano fondamento nelle conoscenze e nella tradizione locale, nella diversificazione delle specie vegetali e animali. Il risultato è un alto livello di agro-biodiversità e, conseguentemente, offre una maggior quantità di opzioni in vista di un adattamento futuro. Aspetti positivi si trovano anche in termini di mitigazione, grazie all’assorbimento della CO2 da parte del terreno e alla minor dipendenza da macchinari fortemente inquinanti.

Come discusso nel side event, l’agroecologia in molti paesi in via di sviluppo si sta rivelando una delle migliori tecniche di adattamento ed è quindi necessario che in vista di un accordo a Parigi nel 2015 anche i piccoli proprietari terrieri vengano inclusi nel dibattito. Sono loro infatti i portatori delle conoscenze e delle tradizioni del loro agro-sistema. In più, non considerando solamente la massimizzazione del profitto, ma bensì l’ottimizzazione in toto del loro ambiente, possono aprire strade nuove per raggiungere un maggior livello di sostenibilità.

Secondo Chris Handerson, esponente di PraticalAction e uno degli ospiti dell’evento, per riuscire a migliorare l’attuale agroecologia, sarebbero necessari investimenti e fondi pubblici diretti alla ricerca e al supporto dei saperi locali. Inoltre, l’attuale sistema di mercato dovrebbe essere modificato in modo tale da punire coloro che si dimostrano non sostenibili sia dal punto di vista ambientale che socio-economico.

Che sia una strada realmente percorribile? Speriamo che questi negoziati possano aprire un dibattito più approfondito su queste tematiche in vista del decisivo accordo che dovrà necessariamente essere raggiunto a Parigi nel 2015.

Camilla Forti






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