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06/03/2018, 18:00

intervista, albinismo, discriminazione, Nigeria, futuro



Joy:-la-sua-voce-è-una-bomba,-ma-anche-la-sua-storia.-


 Oggi vi raccontiamo un incontro speciale: una chiacchierata con Joy, ragazza nigeriana e albina. Joy vive a Trento, dove si è trasferita dalla Nigeria da un anno e sei mesi. In Italia, frequenta il primo anno nella facoltà di Giurisprudenza.



Oggi vi raccontiamo un incontro speciale: una bellissima chiacchierata con Joy, ragazza nigeriana e albina. Joy vive a Trento, dove si è trasferita dalla Nigeria da un anno e sei mesi. In Italia, frequenta il primo anno nella facoltà di Giurisprudenza. Oltre alle Scienze Giuridiche, Europee e Transnazionali, ha due altre passioni: la musica e la scrittura che cerca di vivere anche come artista.


Il suo colore di pelle bianco candido ci ha incuriositi - motivo per il quale ci siamo permessi di farle alcune domande. Qui, Joy ci racconta un po’ di sé e di cosa significhi essere una minoranza in Nigeria.  



Joy, raccontaci un po’ del tuo paese, la Nigeria. 

La Nigeria è un bellissimo paese! In tutti i paesi del mondo ci sono lati positivi e lati negativi, ci sono persone gentili e persone meno gentili.  



Com’è la mentalità del tuo paese? Sono molto religiosi?

Si e no. In Nigeria abbiamo tre religioni principali. Ci sono persone cristiane, musulmane e quelle che praticano religioni tradizionali. Poi ci sono tante culture. Ci sono 420 dialetti e ogni dialetto ha la sua cultura.



Dove sei nata di preciso?

Sono nata a Lagos, ma sul mio certificato di nascita c’è scritto che sono nata a Benin City. Scrivono dove vivi e non dove sei nata.



Ma Joy, una cosa ci stupisce: pensavamo di vederti nera, ma invece...  

Invece si, sono bianca! In Nigeria l’albinismo non piace a tutti, credono a cose strane sugli  albini. Ci sono stereotipi e anche un po’ di razzismo. Ma le persone che hanno ricevuto un certo tipo di educazione sanno bene che l’albinismo è causato dall’assenza di melanina, non è una malattia.



Questi pregiudizi erano presenti anche a casa tua?

No, nella mia famiglia no! Siamo molto uniti. Ma fuori casa è sempre stato molto difficile, ad esempio a scuola.



Solo con i tuoi coetanei o anche con i professori?

Con tutti, con i bambini, con i professori e con tutta la comunità. Gli albini in Nigeria non sono sostenuti, non hanno niente oltre che la loro famiglia. E non la famiglia intesa come cugini e zii: la famiglia ristretta, ovvero i miei genitori e i miei fratelli.



E tu hai conosciuto altri albini in Nigeria?

Sì: mia sorella. Oltre a lei, nessun altro.



E come ti sentivi? Ti sei mai sentita inadeguata?

A scuola ero molto timida, parlavo solo se avevo bisogno di qualcosa perché, altrimenti, venivo giudicata. Ero l’unica albina in classe. Non è stato facile.



Cosa facevi quotidianamente in Nigeria?

Di solito stavo sempre a casa, mentre i miei fratelli uscivano. È sempre stato difficile per la mia famiglia con due ragazze albine. I miei genitori dovevano cambiare spesso lavoro e casa. Mio padre ha dovuto comprare una casa grande, in modo tale da avere spazio sufficiente per far giocare me e mia sorella dentro casa. I miei genitori hanno dovuto sacrificare tanto per noi. La mia priorità, ora, è renderli fieri di me.



Questo rapporto difficile con la tua comunità è stato uno dei motivi che ti ha spinta a venire in Italia?

Sono in Italia per vivere ciò che la vita riserva per me. In Nigeria sono stata vittima di discriminazione e quando sono arrivata in Italia la disuguaglianza verso me è cambiata. Qui, sono vittima di un altro tipo di ineguaglianza. Ci sono diversi tipi di discriminazione nel  mondo. Ma io credo che se qualcuno è diverso da me, non importa. Ognuno dovrebbe poter vivere come vuole.



E stai vivendo come vorresti?

Certo che sì. Sono qua da solo un anno e sei mesi e ho già fatto un sacco di cose. Ho anche scritto un libro.



E quale è il tuo genere di scrittura?

Scrivo di cose che succedono a me e nel mondo.



Cosa pensi di fare dopo l’università? Vorresti tornare in Nigeria?

Non sono una persona a cui piace pianificare. Cerco di vivere la vita senza stress.Tra 15 o 20 anni, forse tornerò in Nigeria. Voglio cambiare le cose, difendere i diritti umani pressoché inesistenti nel mio Paese. Ma non lo so... vivo la mia vita come se dovessi morire domani.



Silvia Tamel e Keyvan Panahi













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