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17/11/2017, 19:19

educazione, cambiamento climatico, sviluppo sostenibile, COP23, UNESCO, UNFCCC, Accordo di Parigi



Changing-Mind-Not-the-Climate


 L’educazione è un vettore chiave per preparare le società ai cambiamenti globali. È uno strumento fondamentale per orientare il presente e trasformare il futuro creando le premesse necessarie per la giustizia sociale e climatica



L’educazioneè un vettore chiave per preparare le società ai cambiamenti globali. È uno strumento fondamentale per orientare il presentee trasformare il futuro creando le premesse necessarie per l’inclusione socialee la giustizia, oltre che per la salvaguardia dell’ambiente, del clima e deisistemi ecologici dai quali dipendiamo. 
L’educazione svolge un ruolo diprimaria importanza nel sensibilizzare e promuovere il cambiamento degli stilidi vita e per velocizzare i processi di adattamento delle comunità. 
 
Educarevuol dire creare uomini e donne liberi, responsabili e informati, in grado dipartecipare al dibattito pubblico e di influenzare le politiche, facilitandocosì il raggiungimento di obbiettivi comuni. 

Iresponsabili dell’UNESCO e dell’UNFCCC concordano sul fatto che "l’istruzione fornisce le competenze di cuile persone hanno bisogno per poter crescere all’interno della nuova economiasostenibile, lavorando in settori come l’energia rinnovabile, la Smart-agricolture,la riabilitazione delle foreste, la progettazione di città efficienti intermini di risorse e nella gestione di ecosistemi sani. E forse ancora piùimportante, l’educazione può determinare un cambiamento fondamentale sul come pensiamo,agiamo e gestiamo le nostre responsabilità l’uno verso l’altro e sul pianeta". 
Ilruolo fondamentale dell’educazione nelle risposte ai cambiamenti climatici èstato chiaramente riconosciuto alla Conferenza sul clima di Parigi (COP21) neldicembre 2015. È uno dei settori su cuisi focalizza l’articolo 12 dell’Accordo e su cui ogni anno si riunisce ilgruppo Action for Climate Empowerment (ACE). Nellostesso anno i governi hanno adottato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile,che ha stabilito una serie completamente nuova di obiettivi di sviluppo sostenibile(SDGs) e in cui l’educazione occupa un posto di primissimo piano. 

Il 16novembre qui alla COP23 era l’Education Day, un’occasione fondamentale pertutte le parti interessate di scambiare informazioni sulle pratiche di successoe definire i prossimi passi per migliorare le alleanze per l’educazione al cambiamentoclimatico. Noi abbiamo avuto l’opportunità di partecipare ad un segmento dialto livello con numerosi interventi di particolare interesse. 


A introdurreil side event Zuriel Oduwole,giovane quindicenne americana conosciuta per il suo impegno a sostegnodell’educazione di giovani ragazze in Africa. La richiesta principale di Zurielè che i governi trovino soluzioni per aiutare a ridurre gli effetti del cambiamentoclimatico, ponendo particolare attenzione al continente africano. 
Zuriel chiede che il punto di vista dei più giovani non venga sottovalutato etrovi un suo spazio all’interno delle negoziazioni: "i bambini hanno dei punti di vista differenti dagli adulti. A volte noiragazzi vediamo cose che gli adulti non vedono", dice Zuriel. 
Da una parte è fondamentale che bambini e adolescenti approfondiscano tematiche relazionateal cambiamento climatico (cosa molto rara, se non praticamente inesistente) edall’altra occorre che i professori utilizzino dei programmi di insegnamentodiversi, nuovi, adatti ai cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo: "Durante le lezioni di geografia quando siparla di clima, si deve specificare se si tratta del clima vecchio o di quello nuovo,perché attualmente sta piovendo in luoghi in cui non era solito piovere; stanevicando in posti in cui non si era mai vista la neve prima", spiegaZuriel. 
   
Patricia Espinosa, segretarioesecutivo della UN Framework Convention on Climate Change, inizia il suointervento presentando una ricerca svolta dalla UNFCCC, che risponde alladomanda di quali fossero gli strumenti più rilevanti per affrontare laquestione del cambiamento climatico. 
Nonostante algiorno d’oggi si pone maggiore importanza alla tecnologia, dai risultati dellaricerca appare evidente che per la popolazione non ci siano più dubbi: èl’educazione lo strumento migliore per sfidare i cambiamenti climatici
Non èsufficiente parlare del cambiamento, ma è necessario studiarlo, capirlo edesserne informati: "l’educazione nellescuole è la chiave per un futuro green", dice Espinosa, "ilcambiamento climatico è una questione che prima o poi ogni singolo bambino saràcostretto ad affrontare nella propria vita, indipendentemente dall’età in cuiciò succederà, si tratta di un fatto inevitabile".    

La principessa del Marocco LallaHasnaa ha enfatizzato l’importanza dell’Articolo 12dell’Accordo di Parigi, il documento finale della COP21 sottolinea che: "Le parti devono cooperarenell’adottare misure ... per migliorare l’educazione al cambiamento climatico,la formazione, la sensibilizzazione del pubblico, la partecipazione pubblica el’accesso del pubblico alle informazioni ...".

Il sistemaeducativo è lo spazio in cui bisogna dare un imprinting di base e orientare ibambini. È sui banchi delle scuole che deve iniziare tutto. 

Intervenendoall’evento, il sig. Shyamal Majumdar,capo del Centro internazionale per l’istruzione e la formazione tecnica edell’UNESCO-UNEVOC, ha illustrato i programmi dell’UNESCO sul temadell’Educazione allo sviluppo sostenibile: "l’educazionenon è solo una chiave ma il passe partout. Durante la Cop23 abbiamo imparatoqualcosa", continua, "è faciletrovare una soluzione ma è davvero difficile renderla effettiva. L’azione peril clima ha bisogno di maggiore attuazione, l’attuazione richiede istruzione ecompetenze". 

L’Unescopromuove iniziative per rendere l’educazione una parte centrale della rispostaglobale al cambiamento climatico; supporta diversi paesi affinché vengaintrodotta l’educazione al cambiamento climatico e affinché venga dataimportanza al Global Action Programme (GAP) sull’Educazione allo Sviluppo sostenibile(ESD), promosso nel 2014. 

Infine MereseiniVuniwaqa, Ministro delle Donne,Bambini e Riduzione della Povertà delle Fiji, ha chiesto soluzioni a lungotermine: "Abbiamo bisogno di ristabilireun rapporto con la natura, e per questo abbiamo bisogno dell’educazione.Dobbiamo portare i bambini fuori dalle classi affinché vedano, capiscano eimparino a giudicare da soli." 

Chiudiamo parafrasando le parole di unautore a noi caro e un grandissimo pedagogo: 

"C’è pure chi educa, 
senza nasconderel’assurdo ch’è nel mondo, 
aperto ad ognisviluppo 
ma cercandod’essere franco all’altro come a sé, 
sognando il mondo come ora non è: 
il mondo si trasforma solo se sognato"

Daniele Saguto e Maddalena Lima




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