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16/11/2017, 21:49

Accordo di Parigi, riscaldamento globale, adattamento, mitigazione, HELIX, COP23, inondazioni, migrazioni



Un-mondo-a-+4°C


 Se l’obiettivo dell’Accordo di Parigi è mantenere il riscaldamento globale entro 2°C a fine secolo rispetto all’era preindustriale, cosa potrebbe succedere in un mondo a +4°C?



Se l’obiettivo dell’Accordo di Parigiè mantenere il riscaldamento globale entro 2°C a fine secolo rispetto all’erapreindustriale, cosa potrebbe succedere in un mondo a +4°C?  

A questa domanda si è cercato dirispondere con il progetto HELIX (High-End cLimate Impacts and eXtremes) i cui risultati sono stati presentatialla COP23 e a cui hanno collaborato i ricercatori inglesi dell’Università diExeter e del MetOffice-Hadley Centre, il Programmaalimentare mondiale delle Nazioni Unite, e l’Università delle Nazioni Unite.  

Il progetto ha provato a quantificaregli impatti a livello regionale in funzione di diversi scenari di riscaldamentoa fine secolo: 1.5°C e  2°C, previstinegli obiettivi dell’Accordo di Parigi, e 4°C indicato come probabile scenariomedio in caso di inazione. Senza azioni di mitigazione più ambiziose è infattidavvero alto il rischio che lo scenario di +4°C a fine secolo si concretizzi.  

E per quanto riguarda gli obiettivi diParigi?   

Nel caso di compimento dei soliimpegni volontari di riduzione dei gas serra (Intended Nationally Determined Contributions, INDCs) la stima migliore indica verso il 2050 il raggiungimento dellasoglia di 2°C. Nel caso di scenari emissivi ancora alti tale soglia potrebbeessere già raggiunta verso il 2040.I rischi che ne conseguono nelle variearee del mondo impongono così azioni di adattamento che devono esserepianificate in alcuni casi con largo anticipo. 

Non è più possibile infattiagire in termini solo di mitigazione, cioè di riduzione delle emissioni di gasserra, poiché anche se le emissioni dovessero essere drasticamente tagliate,consentirebbero solo di evitare i peggiori impatti, ma non potrebbero evitarecambiamenti ormai inevitabili. 
Gli impatti riguardano numerosisettori quali: la disponibilità di acqua potabile, il rischio di alluvioni sianelle aree costiere che derivanti da esondazione dei fiumi, l’agricoltura e laproduzione di cibo, le foreste e l’ambiente, la salute umana e l’economia.  

L’attenzione dello studio è statarivolta in particolare ai rischi derivati dagli eventi estremi alluvionali edalle ondate di calore che, abbinate all’aumento dell’umidità, portano graviconseguenze sulla salute umana. 
Un riscaldamento di 4°C porterebbeinfatti ad un aumento del rischio di ondate di calore specie nell’areatropicale con conseguenze particolarmente drammatiche in Africa e nel sudestasiatico. 
Lo stesso aumento di temperatura sitradurrebbe in un raddoppio della frequenza di eventi alluvionali nei bacinifluviali in molti paesi con alta densità di popolazione come Cina, India eBangladesh.Proprio il Bangladesh è stato oggettodi uno studio approfondito. Solo nel 2016-2017 in questo paese sono statiosservati ben 10 eventi disastrosi a causa di intensi eventi di precipitazioneche hanno accompagnato la stagione monsonica.L’effetto dell’innalzamento del maresulle coste e l’aumento degli eventi alluvionali potrebbero avere conseguenzedrammatiche in futuro in un paese caratterizzato da un’elevata densità dipopolazione e da forti vulnerabilità socio-economiche.  

Particolare attenzione nello studio èstata infine posta alla questione delle migrazioni in condizioni di aumento dieventi estremi che mostra una situazione più complessa da interpretare.Le dinamiche migratorie sono infattideterminate da una serie di fattori, di carattere politico, sociale, economicoe demografico, oltre che ambientale sul quale il cambiamento climatico tende adincidere. Questi fattori concorrono insieme ma si differenziano nelle diversearee geografiche del mondo. L’erosione delle spiagge di un villaggio africano,come è stato preso ad esempio, non induce necessariamente ad una migrazione mapiuttosto ad un semplice spostamento verso l’interno permanendo così in area arischio. Prevale infatti nella scelta della gente locale la possibilità dimuoversi con i costi minori, di poter continuare a pescare nel proprio mare edi mantenere le proprie abitudini culturali! 

Certo è che in un mondo con 4°C in piùper molte popolazioni l’accesso alle condizioni minime di vita dignitosa, conuna abitazione, l’accesso all’acqua, la disponibilità di cibo e di condizionisanitarie di base, potranno risultare sempre più difficili. Non basteràprobabilmente spostarsi solo di qualche chilometro!

(Photo di Shaikh Mohir Uddin/Majority World/UIG via GettyImages)



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