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16/11/2017, 11:42

emissioni, CO2, Accordo di Parigi, COP23, Bonn, Combustibili Fossili, 2020



-2020:-ultima-chiamata?


 Se le emissioni globali di CO2 dovessero continuare a salire dopo il 2020 o anche solo rimanere stazionarie gli impegni presi con l’Accordo di Parigi diverrebbero irraggiungibili. Occorre quindi un punto di svolta rapido e urgente.



Se le emissioni globali di CO2 dovessero continuare asalire dopo il 2020 o anche solo rimanere stazionarie gli impegni presi conl’Accordo di Parigi diverrebbero irraggiungibili. Occorre quindi un punto disvolta rapido e urgente. 
Di questo hanno discusso Cristina Figueres (Mission 2020),J.Rockström (Direttore dello Stockholm Resilience Centre), K. Anderson (UppsalaUniversity), H.J. Schellnhuber (Direttoredel Potsdam Institute for Climate Impact Research).

L’Accordo di Parigi si è posto l’obiettivo di limitarel’aumento della temperatura a fine secolo "bene al di sotto dei 2°C rispetto ailivelli pre-industriali" e di fare "sforzi per limitare l’aumento a 1,5 C°".Per questo occorre raggiungere entro il 2030 il picco di emissioni e procederealla loro riduzione progressiva.Il punto di partenza degli impegni di riduzione dei gasserra sono i contributi nazionali volontari, Intended Nationally DeterminedContributions (INDCs): ogni nazione ha assunto infatti il proprio impegno daaggiornare entro il 2020 nel momento in cui sarà operativo l’Accordo.  

Purtroppo a conti fatti gli attuali livelli di emissionesono ben lontani anche solo dal raggiungimento delle già basse ambizioni degliimpegni volontari. Si stima infatti che agli attuali tassi di emissione ilivelli previsti nel 2030 sarebbero superiori di circa 4-6 GtCO2eq/annorispetto a quelli stimati dall’applicazione dei contributi volontari ma il gapsale a 11-13.5 GtCO2eq/anno rispetto allo scenario che consentirebbe dimantenere le temperature inferiori a 2°C e a ben 16-19 GtCO2eq/anno rispettoall’obiettivo 1.5°C. Le cose quindi non vanno affatto bene!  
Occorre quindi agire e bisogna farlo in fretta. È una veralotta con il tempo. Il 2020 rappresenta un punto di riferimento fondamentaleper revisionare gli obiettivi volontari di riduzione delle emissioni di gasserra e definire degli obiettivi decisamente più ambiziosi. Come hasottolineato la Figueres, il 2020 rappresenta non solo una scadenza dicarattere politico definita dall’Accordo di Parigi, ma un punto di riferimentoscientifico: sarà infatti il momento in cui potremo capire se il percorsointrapreso consentirà effettivamente di mantenere il riscaldamento globalesotto 1,5°C o se tale obiettivo sarà impossibile da raggiungere con tutte leconseguenze che questo fallimento porterebbe in termini di impatti deicambiamenti climatici.  

Quale è la strada da percorrere allora? La stradaintrapresa da molti Paesi è indubbiamente incoraggiante e dimostra che in moltisettori, dall’industria, ai trasporti e alla produzione energetica moltiinterventi sono possibili. Le emissioni di CO2 da combustibili fossili eindustria sono infatti sostanzialmente stabili nel 2016 mentre le emissioni deigas serra nel suo complesso hanno avuto un lieve incremento. La strada è quindiancora in salita. 
Non si nascondono poi molti problemi. La concreta uscitadalla dipendenza dei combustibili fossili, carbone in particolare, così come lapossibile rimozione della CO2 dall’atmosfera, sono passi non indolori per leeconomie di molti Paesi. Ma sempre più necessari per limitari i costi delmancato raggiungimento degli obiettivi previsti. 
Un ruolo importante lo possono costituire gli attori nonstatali: dalle imprese, alle regioni, alle Ong, alle associazioni di imprese,che proprio qui alla COP23 evidenziato una grande vivacità nel trovareoccasioni per costruire network e relazioni concrete verso pratiche diriduzione delle emissioni di gas serra.  

Viene tuttavia sollevato un problema: è possibile affidarealla sola tecnologia la soluzione del problema? Pare proprio di no e viene anzievidenziata l’utopia dell’alleanza tra tecnologia ed economia ed i relativiinteressi che sono messi in gioco. Il 10% degli emettitori di gas serra èresponsabile del 50% delle emissioni globali. E’ qui che bisogna agire. Non sipuò più pensare solo a buone pratiche di risparmio energetico o di utilizzo dirinnovabili, è oggi necessaria una vera e propria transizione del sistemaenergetico globale. Una rivoluzione quindi, economica e sociale. 
Si tratta di un cambiamento radicale che deve essereaccompagnato da un cambiamento del comportamento individuale e collettivo nellostile di vita.Occorre fare in fretta. I prossimi 15-20 sono decisivi perle sorti del pianeta.  

Roberto Barbiero 

(La foto in copertina è stata tratta da www.carbonbrief.org)


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