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07/11/2017, 15:05

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Piccoli-negoziatori-crescono


 Secondo l’Unesco, l’istruzione è un elemento essenziale della risposta globale al cambiamento climatico.



"L’istruzione è un elemento essenziale della risposta globale al cambiamento climatico." Queste parole potrebbero sembrare estremamente comuni, ma sorprendentemente si trovano nella pagina web dell’Unesco, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. Sono poi seguite da questa indicazione: "L’educazione aiuta i giovani a capire e affrontare l’impatto del riscaldamento globale, incoraggia a cambiare il loro atteggiamento e comportamento e li aiuta ad adattarsi alle modifiche che il cambiamento climatico causa". 

Queste sono parole d’impatto ma insegnare il cambiamento climatico non è così facile come sembra. È importante raccontare ai bambini, fin da piccoli, la verità sull’ambiente e su quello che sta succedendo. Al tempo stesso è però necessario dare loro speranza e incoraggiarli ad essere appassionati e positivi circa la loro capacità di creare un cambiamento.

È necessario un buon curriculum scolastico che dia la possibilità ai bambini di assumere maggior potere. Dovrebbero poter fare domande sulle loro curiosità e interessi, e al tempo stesso dovrebbero essergli dati gli strumenti e mezzi per trovare e capire le risposte ai loro stessi interrogativi. Se il processo di apprendimento è attivo, cioè se i bambini sono coinvolti in prima persona, impareranno meglio e più velocemente. Ricevere dati e informazioni da memorizzare non è stimolante ed è piuttosto noioso.

L’educazione non è solo utile per crescere i bambini coscienti e attivi, ma svolge un ruolo fondamentale nell’innovazione e nell’investimento in ambiti ambientali. Grazie all’opportunità di capire cosa succede attualmente, questi bambini diventeranno adulti attenti alla sostenibilità ambientale e sceglieranno comportamenti e stili di vita che riprenderanno le idee apprese a scuola.

Per quanto riguarda l’educazione sul clima, abbiamo intervistato Diana van Mersbergen che insieme ad un gruppo di bambini ha partecipato alla cerimonia di apertura della Conferenza ONU sul clima di Bonn, che si tiene dal 6 al 17 novembre. Diana è un’insegnante di scuola elementare che lavora alla Scuola Internazionale di Bonn e ci ha raccontato la sua esperienza nell’insegnamento di questo argomento. 

"I temi della COP sono parte importante del curriculum scolastico. Ogni anno ogni classe tratta un’unità di studio di quello che chiamiamo "Condivisione del pianeta". In classi diverse si trattano argomenti diversi. Ad esempio, in terza elementare si studia il cambiamento climatico, e in quarta si imparano i sistemi idrici nel mondo e così via."
Diana racconta che nei prossimi giorni parlerà con i bambini presenti alla COP "della loro esperienza, del cambiamento climatico e discuteremo su quello che possono fare come bambini ".

Quando abbiamo chiesto a Diana cosa consiglia ad altri insegnanti che vogliono avvicinarsi a questo tema con bambini e adolescenti, lei ha risposto: "Penso che ci siano tante risorse didattiche per insegnare questo tema. Ogni bambino del mondo dovrebbe conoscere questo tema perché influirà su loro stessi e sui loro figli se non facciamo nulla. Ciò che è importante è far sapere ai bambini che hanno il potere di fare scelte diverse per se stessi. I problemi ambientali si verificano per lo più perché non ci interessa veramente di cosa accade agli altri. Se non mi tocca oggi, non mi importa. Vogliamo insegnare a questi bambini che tutto ciò che fai importa, anche le piccole cose sono importanti. Le scelte che dovranno fare non saranno sempre facili. Anche se altri non agiscono tu dovresti farlo perché puoi fare la differenza". 

Dopo aver parlato con l’insegnante, abbiamo incontrato la francese Colombe, una studentessa delle elementari. "Io rappresenterò la mia scuola nella cerimonia di apertura; mi piace essere qui e penso che sia importante parlare del cambiamento climatico. Nel polo nord il ghiaccio si sta sciogliendo e voglio fare qualcosa a riguardo. Sono qui solo per l’apertura ma in futuro forse vorrei tornare per vedere la conferenza."

di Francesca Melis



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