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09/10/2017, 10:55

agricoltura, giovani agricoltori, contadini, futuro



Giovani-agricoltori:-tra-sogno-e-realtà


 È quotidiano ormai sentir parlare del giovane imprenditore, della capacità delle nuove generazioni di crearsi un lavoro, anche innovativo, un loro spazio insomma.



È quotidiano ormai sentir parlare delgiovane imprenditore, della capacità delle nuove generazioni dicrearsi un lavoro, anche innovativo, un loro spazio insomma.Sicuramente questa è una possibilità, ma certo la strada non ètutta in discesa. Anzi, sembra esserci un grande scoglio iniziale.

Ma partiamo dall’inizio. Incuriositadalle ultime notizie in fatto di agricoltura, dai numerosi articoliche parlano di nuove generazioni di agricoltori e di agricolture, hoprovato a capire un po’ da dove venisse tutta questa spinta versouno dei mestieri più antichi del mondo: il contadino. E comefarlo se non parlando con uno dei diretti interessati?

In una simpatica chiacchieratainformale Daniele Caracristi, che gestisce l’omonima aziendaagricola, mi ha introdotta nel suo mondo fatto di vigne, mele,trattori, muletti, ma soprattutto tanta (ma tanta!) passione ededizione. Daniele è un ragazzo di 22 anni, da qualche anno hafinito il suo percorso all’Istituto Agrario di S. MicheleAll’Adige, specializzato in Enologia, ed ha preso in mano ilterreno di famiglia.
Fra una domanda e l’altra, la primadifficoltà che emerge è il rapporto con la burocrazia:sicuramente riuscendo a gestire carte, scartoffie e richieste variepossono arrivare alcuni contributi per portare avanti l’azienda, masoprattutto per le realtà non troppo grandi, passare intere giornatein giro per gli uffici toglie manodopera importante per il lavoro incampagna.

E, soprattutto in certi periodidell’anno, il lavoro intenso e faticoso non lascia spazio ad altro.Ed ecco il punto più interessante e, secondo me affascinante, ditutto questo discorso: cosa spinge un ragazzo a scegliere unmestiere che richiede numerosi sacrifici e non garantisce grandiguadagni? Secondo Daniele "è una questione di scelte,priorità, predisposizioni. In un giovane agricoltore c’è lavoglia di sperimentarsi, la capacità di accettare il rischio eimparare dagli errori fatti, la consapevolezza di fare un lavoro chenon prevede una routine, né certezze sulla resa, né una sicurezzaeconomica, ma che trova nella semplicità del contatto con laterra tutto il suo valore, la sua essenza".

È vero quindi che negli ultimi anni igiovani impegnati nell’agricoltura sono in aumento? Secondo i datiriportati dall’Apia (Archivio Provinciale delle Imprese Agricole),negli ultimi 5 anni i giovani dai 18 ai 35 anni che risultanoimprenditori nel mondo agricolo non sono in crescita, ma al contrariosembrano diminuire di anno in anno. Allo stesso tempo, il trend diiscrizioni all’IstitutoAgrario di San Michele all’Adige, principaleente formatore in Trentino nel settore agricolo, negli ultimi 5 anniè stabile sopra ai 900 iscritti all’anno. È chiaro quindi che perdiventare imprenditori agricoli non basta aver ricevuto un’adeguataformazione, ma serve qualcos’altro.

Secondo Daniele, al giorno d’oggi èpraticamente impossibile riuscire ad aprire una propria AziendaAgricola partendo da zero: la terra in Trentino costa molto, leattrezzature per lavorarla anche, nonostante i finanziamenti asostegno dei giovani agricoltori, stanziati negli ultimi anni anchedall’Unione Europea, per iniziare da zero sarebbe necessario uncapitale iniziale molto sostanzioso.

In questo panorama non propriopositivo, un aiuto concreto all’incremento dell’agricolturapotrebbe venire da una rivalutazione del prodotto: nel grande mercatoalimentare ci siamo ormai abituati a sottopagare il cibo chemangiamo, soprattutto quello di qualità. È una catena: seimparassimo a dare il giusto valore ai prodotti che compriamo,l’agricoltura anche giovanile riceverebbe un potente stimolo allacrescita.

Silvia Scaramuzza


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