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01/06/2017, 11:00

australia, lavoro, giovani, ricerca, precariato, viaggio, vita



Il-biglietto-di-sola-andata-di-Roberto


 Roberto, 27 anni, sfida se stesso, e con questo la società in cui è cresciuto, la Sardegna, l’Italia.



Roberto, 27 anni, sfida se stesso, e con questo la società in cui è cresciuto, la Sardegna, l’Italia. Luoghi straordinari, meta di turismo da tutto il mondo, centro della civiltà per millenni. Ma dove è difficile anche sognare un posto di lavoro che dia soddisfazione economica e personale. Bisogna elemosinare il lavoro, accontentarsi e anche ringraziare.

Bob Dylan cantava "Se non hai niente, non hai nemmeno nulla da perdere". E così, nell’agosto del 2014 Roberto fa un biglietto di sola andata per il posto più lontano che può immaginare, l’Australia.
Nessun ripensamento, nessuna scusa, nessun dispiacere potranno comunque permettergli di tornare al suo nido: "Se vai a Londra e le cose non funzionano, con 50 euro, riesci a tornare in Italia. Dall’Australia è impensabile".

Arriva in Australia con la sola ricchezza del sostegno morale dei genitori. E sceglie Perth come nuova casa, città sul mare e capitale dell’Australia Occidentale, uno dei sei stati in cui è divisa l’isola. Nessuna conoscenza e nessun contatto. Tre giorni prenotati in un ostello e da lì inizia a seminare, a germogliare e a diventare un uomo.

In Italia aveva già avuto modo di sviluppare le sue capacità e competenze: dal data entry a marketing manager. Con i suoi primi contatti all’ostello e con l’aiuto di internet, inizia a guadagnare come cameriere e ad inviare il curriculum. Questo lo porta ad attraversare il Paese, valutando e scartando possibilità. "Ero a lavorare in Tasmania, una bellissima isola sotto Melbourne, non faceva per me e ho ripreso l’aereo per Perth. Durante lo scalo a Sydney ho consultato le offerte di lavoro su web, preso un appuntamento, e il giorno dopo già avevo un impiego transitorio". In Australia il visto 457, prevede la residenza permanente per un immigrato che lavora 2 o 4 anni in una azienda che la sponsorizza. Non si aspettava sarebbe stato così difficile. Le distanze sono enormi, un datore di lavoro richiede spesso il possesso della macchina. La scaltrezza, la determinazione, hanno vinto sullo scoraggiamento, l’indolenza che a volte tocca i giovani: un colloquio di lavoro alle 9 della mattina, in una sede a quasi 3 ore di distanza da casa, raggiungibile con autobus e treno a coincidenze fortuite. Inizia una bella avventura di lavoro come marketing manager. L’azienda inizia a guadagnare 4 volte di più rispetto all’anno precedente, con un incremento dello stipendio quasi del 90% in 18 mesi.

L’Australia è un paese nuovo, la natura e la cultura aborigena sono le uniche peculiarità. "Qui ho scoperto la bellezza della mia identità europea: dalla ricchezza culturale, alla facilità di viaggiare e raggiungere gli altri paesi, senza l’impedimento di un visto". Paradossalmente, conoscere tante lingue non sempre è un valore aggiunto: dal governo questo può venir visto come discriminazione nei confronti dei cittadini australiani quando si tratta di assumere una persona dall’estero.

Roberto è soddisfatto, soprattutto di sé. Le avversità si incontrano, e il coraggio è sempre sollecitato, la capacità di scegliere e rimettersi in gioco. A poche settimane dall’ottenimento del visto, ha dovuto rinunciare, suo malgrado, al posto di lavoro. Intanto ha imparato a conoscere i suoi limiti, le sue potenzialità, e gli australiani: "5 giorni dopo che mi sono dimesso avevo già trovato uno sponsor. Oggi lavoro per un centro Futsal - calcio a 5 - uno sport che sta esplodendo in Australia. Ho combinato passione e lavoro e utilizzo la mia esperienza per crescere in ciò che amo fare".

Lo scorso marzo il Governo australiano annuncia restrizioni alla legge per l’immigrazione: la riduzione dell’elenco delle professioni per l’ottenimento del visto permanente. E Roberto ne è fuori. Le comunità di immigrati sono insorte, e con loro anche i datori di lavoro: e’ usuale che chi viene dall’estero, con la propria preparazione, esegua lo start up delle aziende. Ma piuttosto che spendere tempo lamentandosi dei cambiamenti ci si muove per trovare nuove soluzioni alternative. Il tempo vola è va utilizzato al meglio!", inoltre le leggi in Australia possono cambiare velocemente, a differenza di ciò che accade in Italia.

Una nuova sfida, che Roberto prende con determinazione: "voglio rimanere a vivere in Australia".

di Barbara Ranghelli (articolo) e Roberto Boi (foto)


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