La valigia è quasi pronta e arrivano gli ultimi doni

Alla fine dell’esperienza di servizio civile in Camerun, non mancano delle buone sorprese.

Di Eugenio Sicher

Se è vero che questo anno di servizio civile in Camerun è stato pieno di soddisfazioni, è altrettanto vero che è stato pieno di sorprese, e in queste ultime settimane me ne sono accadute diverse. 

Ero uscito di casa per andare a prendere un mototaxi. Arrivato all’incrocio vedo un banchetto con dei manghi. Ne scelgo uno, ma la ragazza non ha il resto. Allora uno sconosciuto viene e mi offre il mango. “Siamo dello stesso quartiere no? Oggi ti faccio un regalo io, domani tu”. 

Ero al mercato, quando mi chiama. Era una signora anziana da cui compravo abitualmente i manghi. Mi avvicino. Mi dice che il giorno prima mi erano caduti lì 500 franchi e me li porge. La sera stessa il venditore di pane ambulante mi dà 4500 franchi, dice che non mi aveva dato il resto e contando i soldi la sera era ciò che avanzava. Per lui equivaleva alla paga di due giornate di lavoro. 

Ero in bici, stava passando vicino a un banchetto che vendeva frutta. Ero di buon umore, così faccio segno di lanciarmi un’arancia, scherzando e sorridendo, sapendo che non l’avrebbe fatto. Invece il ragazzo mi dice di fermarmi e mi porge uno spicchio di anguria. Stupito lo accolgo e lo ringrazio. 

Mi ero fatto un’idea non molto positiva di certi comportamenti dei locali. Ma proprio alla fine dell’esperienza, quando è l’ora di chiudere le valigie e lanciare l’ultimo sguardo su questo luogo che sarà determinante sul ricordo che ne avrò, ecco che mi sono capitati questi doni. 

Ed ecco che mi restituiscono i soldi che non li appartenevano. Ed ecco che mi fanno un gesto di generosità e condivisione. 

È proprio in queste ultime settimane che ho capito di aver davvero legato con alcune persone. Amana e Uzman, che mi regalano un completo ciclistico della nazionale del Camerun e una corona. Usmanu che mi dona dei puffi in pelle fatti a mano per il soggiorno di casa. Joelle che mi dà del tessuto wax per cucirci dei vestiti per me e la mia famiglia. 

Questi gesti mi hanno sciolto il cuore e mi hanno fatto capire una cosa: ovunque vai, c’è del bello e del buono. In tutto, in tutti. Spesso è nascosto. Spesso sta solo nello sguardo che hai. Ma c’è. E quando lo ricevi non hai parole, solo ti rendi conto dell’enorme bellezza che racchiude. Allora cosa aspettare a darlo a mia volta? 

Mi sono accorto che posso dare molto di più. E che spesso basta poco, e posso fare tanto. È come piantare un seme. Non sai quando, ma sai che un giorno, da quella minuscola cosa, germoglierà un albero. 

Questo articolo si aggiunge agli altri racconti di Eugenio del suo Servizio Civile in Camerun:
Lento, violento. Il tempo sterminato del Camerun, Il potere della condivisioneL’affetto di braccia sconosciutePartire per un’altra avventura, L’Africa: dove porte non esistono.