De una semilla nace un bosque

Non siamo gocce, ma siamo un fiume. Un fiume colorato che avanza tra le strade trafficate di Lima. I rumori del clacson e il rombo dei motori non sono riusciti a sovrastare le tante voci che, da tutto il mondo, si sono riunite questa mattina al Campo de Marte per iniziare la “Marcha Mundial en Defensa de la Madre Tierra”.
Campesinos, sindacati, indigeni, giovani da tutto il mondo sono scesi in strada per difendere la “Pachamama” dallo sfruttamento indiscriminato delle sue risorse naturali.

Dopo aver attraversato le vie del centro, Plaza San Martín è stata invasa da migliaia di partecipanti, ognuno con il suo slogan, ma tutti sotto la stessa bandiera, quella della salvaguardia del nostro pianeta.

“Basta parlare di promesse, basta parlare di mitigazione, quello che serve è un adattamento comunitario, un cambiamento del sistema.” È con queste parole che gli organizzatori hanno accolto la marcia del “popolo peruviano, del popolo latinoamericano, della popolazione mondiale”. Come ormai avviene da giorni le richieste riguardano la difesa dell’acqua, della terra, dei diritti umani e più specificatamente l’annullamento della legge peruviana di numero 30230 che stabilisce misure tributarie, procedure semplificate e permessi speciali per la promozione e la valorizzazione degli investimenti del Paese e che preoccupa molto gli ambientalisti.

La manifestazione si è conclusa con una forte critica alla Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP20), riunita nel Pentagonito, che secondo l’opinione della piazza sta incentivando un modello di sviluppo capitalista, sostenendo le grandi imprese e, di conseguenza, i grandi inquinatori del pianeta.

Quel che rimane a fine giornata è la sensazione che ci siano due mondi separati: da una parte il tono formale della COP20 con le sue frasi complesse che impediscono una generale comprensione; dall’altra i motti carica di rabbia “de los pueblos”. Due mondi che faticano a dialogare e trovare un terreno di discussione comune, che parlano due lingue diverse. Ovviamente l’atteggiamento della società civile è totalmente comprensibile: ci si indigna per il grande spreco di denaro che sta dietro l’organizzazione delle Conferenze, a fronte dei continui tentennamenti da parte dei negoziatori a prendere le misure decisive e tempestive di cui pianeta avrebbe bisogno.

La marcia di oggi è stata un’occasione importante per attirare l’attenzione del mondo su quello che sta succedendo a Lima, con la speranza di spronare i governi ad approfittare degli ultimi due giorni di negoziati che rimangono prima della chiusura della COP20.

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