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09/12/2014, 17:32

Cumbre de los pueblos



Super-Fulanito-e-l’agricoltura-biologica-e-famigliare


 La mascotte dell’Agenzia di Stampa Giovanile segue la prima giornata dei lavori alla Cupola dei Popoli



Super Fulanito, la mascotte dell’Agenzia di Stampa Giovanile, era presente nel primo giorno della Cupola dei Popoli Contro il Cambiamento Climatico, per parlare con i produttori di cibo sui cambiamenti climatici, sull’agricoltura familiare e sulla produzione biologica. Oggi è il primo giorno della "Cumbre de los Pueblos", la Cupola dei Popoli, un’incontro che riunisce ambientalisti, studenti, lavoratori rurali, indigeni, contadini e rappresentanti dei movimenti sociali dall’8 all’11 Dicembre a Lima.

L’incontro si svolge in parallelo alla Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (COP20), come alternativa per ampliare il dibattito sul cambiamento climatico oltre agli enti governativi. Almeno 8000 persone e duecento organizzazioni sociali di diversi paesi sono attese per l’evento, che si concentrerà sul tema "Cambiamo il sistema, non il clima". Sono previsti almeno duecento attività e gruppi di discussione, suddivisi in otto temi che non sono stati considerati una priorità nella COP20: la crisi della civiltà, il cambiamento sociale e i modelli alternativi di vita sociale; il riscaldamento globale e il cambiamento climatico; la sovranità e la transizione energetica; l’agricoltura e la sovranità alimentare; la gestione sostenibile del territorio e degli ecosistemi; le donne e la sostenibilità della vita; il lavoro dignitoso in opposizione alle false soluzioni come l’"economia verde" e i "posti di lavoro verdi".

Il tema dell’agricoltura familiare è stato evidenziato oggi nella Cumbre de los Pueblos. L’agricoltura famigliare è un modo di preservare la coltivazione di cibo regionale e, allo stesso tempo, proteggere la biodiversità agricola con l’utilizzo di prodotti naturali. Questa pratica è incoraggiata dalla conoscenza molto specifica e adattata all’agricoltura locale, come ad esempio la capacità di gestire con cura la terra. In questi giorni si promuove anche lo sviluppo sociale, economico e ambientale, agendo direttamente sull’economia locale in cui si svolge questa attività.

"In Perù siamo riusciti a preservare la produzione di alimenti autoctoni, come la quinoa e più di 2.400 varietà di patate. L’importanza della produzione famigliare è fondamentale sia per la sussistenza delle famiglie, sia delle parti commerciali", dichiara Carlos Humberto, partecipante dell’Associazione di Produttori Ecologici del Perù.

Parte della produzione biologica nel paese si svolge all’interno della famiglia. Ma loro non sono gli unici ad essere vulnerabili ai cambiamenti climatici. "Se manca la stabilità del clima, si interrompe e si devasta la produzione alimentare", spiega Yuritzin Flores, membro del progetto CRESCE - Donne Rurali in America Latina e nei Caraibi per i Cambiamenti Climatici.

Fiori dichiara che ci sono più di 58 milioni di donne che lavorano nel settore, tante in modo non pagato. "Se non riusciamo ad arrivare a un accordo per frenare il cambiamento climatico, le donne e gli uomini che lavorano nel campo dovranno vivere adattandosi," si lamenta.



06/12/2014, 17:43

Cop20, Foresta Amazzonica, Indigeni



La-COP-si-tinge-dei-colori-dell’Amazzonia


 Gli indigeni chiedono con forza un riconoscimento dell’importanza delle loro terre




In questa prima settimana di lavori alla Conferenza sui Cambiamenti Climatici di Lima sono stati tanti gli eventi, i dibattiti e le manifestazioni che hanno messo in luce i problemi affrontati dai popoli indigeni che vivono nei 9 Paesi che compongono la regione amazzonica. Come si prevedeva,  questa sta diventando sempre di più la COP dell’Amazzonia. A rafforzare questa presenza, ieri, 4 novembre, si è tenuto il seminario internazionale sulla "Riserva di carbono nei territori indigeni e nelle aree protette dell’Amazzonia", promosso dai importanti organizzazioni, come il Coordination of the Indigenous Organizations of the Amazon Basin (COICA), Amazon Environmental Research Institute (IPAM) e Woods Hole Research Institute (WHRC ).

All’evento è stato presentato un nuovo studio dell’IPAM che rivela l’esistenza di enormi quantità di carbonio in una rete che raggruppa più di 2.300 territori indigeni. Con il titolo di "Carbonio nelle foreste dell’Amazzonia: il ruolo poco riconosciuto dei territori indigeni e aree naturali protette", la ricerca suggerisce che la grande quantità di carbonio esistente in queste foreste - pari al 55% di tutto il carbonio della regione amazzonica -, è di fondamentale importanza per la stabilità del clima globale e per l’identità culturale dei popoli della foresta.

"Abbiamo scoperto, ad esempio, che le zone dei popoli indigeni contengono circa un terzo del carbonio di tutta la superficie amazzonica, una quantità maggiore di tutto il carbonio contenuto nelle foreste ricche di carbonio degli altri paesi tropicali, inclusi Indonesia e Repubblica Democratica del Congo", afferma lo scienziato Wayne Walker, del Woods Hole Research Institute.

Lo studio rivela inoltre che circa il 20% delle foreste dell’Amazzonia sono minacciate dalla deforestazione legale e illegale, dalla costruzione di nuove strade e dighe, dall’espansione dell’agrobusiness e industria dei minerali e dall’estrazione di petrolio.
06/12/2014, 17:38

Cop20, Lima, Loss and Damage



Finito-il-riscaldamento,-ora-si-fa-sul-serio


 Al termine della prima settimana di negoziazioni si tirano le prime conclusioni



Alla COP20 è finito il riscaldamento, anche se non quello globale. Ora si inizia a fare sul serio.

Molte le persone che oggi si aggiravano per i padiglioni della conferenza con le valigie, tante quelle che una volta fermate per un’intervista hanno confermato di essere appena arrivate. I tecnici lasciano il posto ai politici. Le negoziazioni che hanno avuto luogo questa settimana si avviano verso la strada delle decisioni concrete, di accordi vincolanti.

Ma cosa ne pensano gli addetti ai lavori di questa prima settimana?...I negoziatori ufficiali tendono ad essere schivi e non rilasciare dichiarazioni, ma alcuni Paesi invece colgono l’occasione per ribadire le loro posizioni e chiedere ancora una volta che le trattative possano proseguire sulla strada da loro proposta.

È il caso del Pakistan, che richiama l’attenzione al tema del Loss & Damage (Perdite e Danni), tanto caro ai Paesi in via di Sviluppo perché, come afferma il portavoce: "I Paesi in Via di Sviluppo sono le maggiori vittime del cambiamento climatico, non essendo in grado di affrontare le nuove realtà perché sono più vulnerabili e hanno una ridotta resilienza e minori capacità di recupero dai danni". Chiedono dunque che si lavori tutti insieme per far fronte ai futuri sconvolgimenti climatici. "Chiediamo uguaglianza", conclude.

Il rappresentante della Thailandia che si occupa degli accordi sul Capacity Builing, il trasferimento tecnologico e conoscitivo ai Paesi in Via di Sviluppo, si ritiene soddisfatto, sostenendo di aver ricevuto delle risposte positive riguardo alle proposte fatte da gran parte dei Paesi in Via di Sviluppo e anche da parte di alcuni dei Paesi Sviluppati.

Chi si sbilancia un po’ di più su questa prima settimana di conferenza sono i rappresentanti dell’"Adopt a Negotiator" ("Adotta un negoziatore"), un programma che segue da vicino le negoziazioni, con lo scopo di capire tutti i sottintesi e i rumors che circolano tra i corridoi per poi renderle pubblici a quanti vogliono seguire l’andamento dei negoziati.

Tra loro, Josh Wiele si ritiene soddisfatto riguardo agli accordi sui finanziamenti per il Green Climate Fund, affermando che si stanno raggiungendo i 10 miliardi di dollari all’anno di finanziamento, obiettivo minimo attuale, in attesa del grande accordo che dovrebbe portare ai 100 miliardi di finanziamento annui. Wiele riconosce però che si sta procedendo troppo lentamente, dato che finora si è parlato principalmente di mitigazione ma non si è ancora affrontato seriamente l’altro macro-tema, l’adattamento, più caro ai Paesi in Via di Sviluppo che sono quelli che subiscono le conseguenze del cambiamento climatico.

Un altro membro del programma "Adopt a negoziator", Federico Brocchieri parla delle difficoltà di arrivare ad un accordo sul Loss & Damage a causa della difficoltà oggettiva di riconoscere se i danni subiti da un Paese sono davvero causati dal cambiamento climatico o sarebbero avvenuti comunque e, in caso affermativo, delle difficoltà nella stima dei danni dovuti alla variazione del clima da quelli dovuti alla negligenza dei governi. L’Unione Europea è apertamente a sfavore di questo accordo e vorrebbe concentrarsi solo sulla mitigazione, contrariamente alla maggior parte dei Paesi in Via di Sviluppo.

Le negoziazioni continuano la settimana prossima, si attende l’arrivo di molti altri diplomatici con valigia, nella speranza che siano più inclini a rilasciare delle dichiarazioni. 

Silvia Debiasi e Serena Boccardo







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