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18/11/2017, 11:42

tuvalu, cambiamenti climatici, migrazioni, cop23, isole



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 E’ la giornata conclusiva della COP23. In un momento di pausa nella zona ristorante la nostra attenzione viene attirata dal tavolo vicino: lì seduto c’è il Primo Ministro delle isole di Tuvalu



E’ la giornata conclusiva della COP23. In un momento di pausa nella zona ristorante la nostra attenzione viene attirata dal tavolo vicino: lì seduto c’è il Primo Ministro delle isole di Tuvalu, un arcipelago di 129 tra isole e isolette nell’oceano Pacifico a metà strada tra le Hawaii e l’Australia.

Non ci facciamo sfuggire l’occasione per raccogliere una testimonianza diretta di come si stia affrontando il cambiamento climatico in un luogo così lontano. D’altronde, le isole del Pacifico sono tra le realtà maggiormente colpite dagli effetti del riscaldamento globale: l’innalzamento del livello del mare e la crescente intensità dei cicloni ne mette a rischio la vivibilità, e spinge all’emigrazione una parte sempre maggiore della popolazione.  


Il primo ministro, Enele Sopoaga, accoglie la nostra proposta di intervista con sorprendente entusiasmo e ci invita a sedere al tavolo in mezzo alla sua squadra. Nonostante gli abitanti di Tuvalu siano poco più di novemila, la delegazione è numerosa: diversi ministri, parlamentari, donne e delegati delle organizzazioni non-profit. Le ragioni di questa ampia partecipazione ci sono subito chiare: "la popolazione tuvaliana è davvero preoccupata per la situazione attuale, ma non ha di certo intenzione di arrendersi", ci dice Sopoaga. Scopriamo che è stata adottata una politica climatica particolarmente incisiva che prevede la costruzione di sistemi di protezione delle coste, innalzamento delle isole e la creazione di un fondo costituito con i soldi delle licenze di pesca.  


Ma le risorse non sono sufficienti. Grazie ai finanziamenti economici dei paesi sviluppati, in particolare Unione Europea e Nuova Zelanda, è stato possibile sostituire i combustibili fossili con l’energia rinnovabile, migliorare la didattica scolastica introducendo strumenti tecnologici per accrescere la formazione dei giovani tuvaliani.
Riguardo la COP23 i ministri si dicono speranzosi, la Presidenza delle isole Fiji, ha già ottenuto un importante risultato sensibilizzando la comunità internazionale circa le conseguenze dei cambiamenti climatici già in atto nelle Isole del Pacifico.

Nonostante la positività di questi delegati: "Noi guardiamo ai lati positivi. Se ci sono dei problemi faremo il possibile per risolverli, siamo certi che raggiungeremo dei risultati favorevoli con questa COP", rimane un’ombra: "la situazione è grave. Non possiamo che augurarci che si trovino soluzioni concrete riguardo l’abbattimento di emissioni di CO2. Non si tratta solo della riduzione di un grado e qualcosa, ormai le conseguenze sono già evidenti a Tuvalu e nelle isole caraibiche, quanto nel resto del mondo, tra incendi in California, uragani in Texas ed inondazioni in Europa ed Asia."

"Non possiamo aspettare l’Agenda per lo sviluppo sostenibile nel 2030. Quando guardo negli occhi di un bambino, in veste di leader, devo potergli dire "sì, stiamo prendendo delle iniziative per salvare il tuo futuro’". Ci stupisce la consapevolezza del ruolo cruciale dell’educazione e il Primo Ministro si rivolge a noi direttamente: "Il lavoro non finirà dopo la COP23, dobbiamo continuare con la COP24, 25, 26.  E’ essenziale che continuiate a fare questo lavoro, parlare dei cambiamenti climatici per incoraggiare gli altri giovani a prendere a cuore queste tematiche che ci riguardano così da vicino".

Solo una domanda non poteva mancare: e ora che gli Stati Uniti sono usciti dall’Accordo di Parigi? "Non preoccupatevi di questo" ci dice, "lasciate che prendano le loro decisioni, dobbiamo rispettare la leadership dei cittadini americani" ricordando, poi, quanto è stato importante il contributo statunitense per stipulare l’Accordo di Parigi, con l’amministrazione Obama e l’ex segretario di Stato John Kerry. "D’altronde quella di Trump è solo una voce in mezzo a tante altre che invece stanno collaborando per raggiungere i migliori risultati".

Rimaniamo piacevolmente sorpresi per la semplicità e positività di queste parole nonostante la difficile situazione di quella regione del mondo, e non possiamo che accettare altrettanto felicemente l’invito a visitare un tale paradisiaco arcipelago.

di Irene Da Rin Betta e Madalena Lima 




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