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16/06/2017, 16:40

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NO-MAFIA---Testimonianze-palermitane


 Questa storia inizia con un viaggio, un aereo Verona-Palermo, il pomeriggio del 19 maggio 2017.



Questa storia inizia con un viaggio, un aereo Verona-Palermo, il pomeriggio del 19 maggio 2017. Inizia con un viaggio e, proprio il viaggio, il movimento, ne costituiscono il filo conduttore. Infatti, in questa storia i viaggi che si intersecano sono ben tre: il mio, appunto, da Trento a Palermo per documentare e raccontare; quello dei dottorandi in "Terrorism, International Crime and Global Security" presso la Coventry University, arrivati dal Regno Unito e spostatisi per tutta la Sicilia; e, infine, quello di Dario Riccobono, fondatore dell’associazione AddioPizzo, un viaggio più metaforico il suo, direi un percorso sviluppo di una resistenza attiva a una realtà come quella della Mafia.

Questi viaggi, come avrete capito dal titolo dell’articolo, sono uniti da un progetto comune. La loro unione, infatti, il mio incontro con gli studenti e con Dario, è stata possibile grazie alla marcia del 21 maggio, organizzata proprio da AddioPizzo in onore del 25° anniversario della strage di Capaci. Marcia dall’enorme valore simbolico partita dal Parco della Memoria di Capaci verso la casupola da cui il 23 maggio del 1992, fu innescato l’esplosivo che pose fine alla vita di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tre uomini della loro scorta. Casupola ormai trasformata nella "torre" di rappresentanza del cambiamento di Palermo, dell’importanza che l’azione anti-mafiosa ha acquisito in questi anni.
Casupola che si mostra dall’alto, uno dei primi edifici visibili percorrendo l’autostrada dall’aeroporto al centro città, e con lei è impossibile non notare messaggio che le è stato affidato, dipinto sulle sue pareti grige, l’enorme "NO MAFIA" che alla fine della marcia è stato rinfrescato lettera per lettera da ospiti di
spicco dell’attivismo contro le mafie. 

Ed è proprio parlando di questa marcia che entriamo nel vivo della storia.

Le testimonianze

Inizio presentandovi i nostri "testimoni". 

C’è chi la Mafia la conosce da una vita: Dario Riccobono, 38 anni, nato e cresciuto a Capaci, dal 2004 membro attivo di AddioPizzo. A confronto chi, invece, l’ha appena conosciuta: Lana, 28 anni, croata; Dorcas, 21 anni, tedesca; Roberto, 23 anni, rumeno; Cristina, 25 anni, greca; Adriana, 25 anni, rumena, tutti studenti della Coventry University.

Le loro strade si incrociano già tre giorni prima del mio arrivo, il 16 maggio all’arrivo in Italia degli studenti. 

I ragazzi mi raccontano, infatti, che loro si trovano lì grazie ad AddioPizzo. "Questo viaggio fa parte del nostro corso di studi, è obbligatorio." inizia Lana, la bloccano gli altri precisando che, in realtà, nessuno li costringe, è un’esperienza che hanno deciso e sono entusiasti di fare. Ridiamo e continuano presentandomi il loro "tutor" di AddioPizzo: Ermes Riccobono, il cugino di Dario. Lui mi spiega che la collaborazione tra la Coventry e AddioPizzo è nata nel 2010 grazie all’interessamento di un professore di origine pugliese all’approfondire il tema della criminalità organizzata. 
"Quest’anno la durata prevista è di 9 giorni, all’inizio erano 4 o 5 e tra un paio di anni speriamo di prolungare a due settimane.", mi dice. Chiedo loro il programma e subito mi risponde Roberto: 
"Prima di tutto siamo stati a Castelvetrano...", interviene Dorcas: "Abbiamo conosciuto un giornalista che scrive di Mafia e affronta i politici locali.", Roberto prosegue: "Poi, abbiamo visitato le proprietà confiscate ai mafiosi e abbiamo visto come le stanno utilizzando per far crescere ulivi e viti. Nicola, il signore che ci ha mostrato il luogo, ci ha raccontato molto della Mafia in generale e della sua esperienza personale. Poi, ovviamente abbiamo fatto un tour per Palermo e Corleone!". C’è un attimo di silenzio mentre i ragazzi pensano cosa aggiungere alla lista delle attività fatte ma subito Cristina interviene: "Oh siamo andati anche in spiaggia!", tutti ridono e si perdono nel raccontarmi quanto buono fosse il gelato che avevano mangiato. 

Finito il momento di ilarità colgo la palla al balzo per domandare cosa ne sapessero della Mafia prima di quel viaggio. 

Anche qui c’è un attimo di silenzio, rompe il ghiaccio Lana: "Se devo essere onesta, ne sapevo poco, principalmente cose derivanti dal film "Il Padrino", per cui pensavo che la Mafia avesse iniziato a esistere come qualcosa di buono e fosse finita per diventare qualcosa di terribile. Solo ora ho capito che, invece, è sempre stata un male.". Roberto, scherzando, dice che prima di conoscerla davvero, la Mafia, gli sembrava qualcosa di abbastanza "cool" da essere una valida alternativa in caso non trovasse altri lavori, poi ride e aggiunge: "Purtroppo poi ho scoperto che devi essere siciliano per entrarci." e tutti scoppiano a ridere di nuovo. Lana rompe la risata per aggiungere:
"Comunque, quello che ho trovato più interessante, personalmente, è stato vedere come le persone si comportano, il cambiamento che c’è stato dagli anni 80 a oggi mi ha molto colpita.", qui interviene Dorcas: "Abbiamo capito, e ci ha fatto piacere vedere che ormai qui a Palermo la maggioranza della popolazione non ha più paura di parlare, la Mafia ha perso il contatto con i cittadini a causa della sua aggressività.", Cristina annuisce e dice: "A me ha fatto piacere anche perchè mi immaginavo la Sicilia come un posto molto pericoloso, avevo paura di essere attaccata o cose simili, invece la trovo un’isola meravigliosa e sono sempre stata tranquilla da quando sono qui.", a questo tutti annuiscono e sorridono.

A questo punto mi accorgo che abbiamo passato un buon quarto d’ora a parlare e devo cercare Dario prima che la marcia termini, quindi li saluto e mi infilo nella massa di persone davanti a me per arrivare in cima. Sbuco subito dietro alla banda, a fianco a lui, che mi saluta gentilmente. "Iniziamo a chiacchierare?", mi chiede, io annuisco e spero di avere tempo di parlare di tutto prima che, arrivati alla casupola, lui debba tornare ad essere l’organizzatore super indaffarato della giornata. 

"Sei emozionato?", gli chiedo per rompere il ghiaccio, lui mi guarda e dondola la testa lentamente: "Mah, ti dirò, non è la prima volta che organizzo attività di questo tipo, io sono in AddioPizzo dal 2004, anno della sua nascita, ho una certa esperienza. Tuttavia oggi essere qui, a Capaci, nel mio paese, con tutte queste persone, camminando insieme, lo devo dire, ha un’importanza enorme per me.", ha effettivamente gli occhi lucidi mentre osserva la folla, poi sorride e mi dice che possiamo continuare.

"Parlami di AddioPizzo." gli chiedo, "AddioPizzo si occupa principalmente di lotta al racket delle estorsioni, attraverso lo strumento del consumo critico, promuovendo l’acquisto presso i commercianti che non pagano il pizzo per incoraggiarli, non farli sentire soli e rendere conveniente la loro scelta a livello economico e non solo etico." mi risponde "Attualmente siamo riusciti a "liberare" 1000 imprese dal pizzo." conclude. 

Gli chiedo, poi, di raccontare un po’; dell’iniziativa che hanno organizzato a Palermo dal 19 al 21 maggio: "Camminando in città mi sono imbattuta in alcune bancarelle delle imprese che lavorano con voi..." gli dico, lui mi spiega che la tre-giorni di AddioPizzo avviene ogni anno, a maggio, ed è un momento di festa e presentazione dei commercianti alla città. "Quest’anno per il 25esimo anniversario della strage di Capaci abbiamo aggiunto la marcia, collaborando con la parrocchia e la scuola per organizzare il corteo e il dibattito che si terrà questa sera.". 

Pensando al dialogo con gli studenti a proposito del cambiamento di comportamento dei locali nei confronti della Mafia, gli chiedo: "Come vengono prese le vostre iniziative dalla popolazione locale? Avete incontrato delle difficoltà?", lui sorride e risponde prontamente: "La gente ci segue, questa rete è diventata molto efficace grazie alla collaborazione proprio dal basso, vedo un’evoluzione positiva nel comportamento della gente rispetto al passato. Solo l’idea che fosse possibile per un commerciante di Palermo non pagare il pizzo e non subire conseguenze era qualcosa di impensabile fino a una decina di anni fa!

Abbiamo intercettazioni e confessioni di pentiti che testimoniano che, infatti, il pizzo non viene più chiesto di prassi a chi fa parte di AddioPizzo! 

Devo dire, inoltre, che i giovani sono senza dubbio una risorsa rivoluzionaria, è principalmente grazie a loro se siamo arrivati a questi risultati, non avrei mai osato sperare tanto 13 anni fa quando abbiamo iniziato tutto.". 

Finita questa frase ci troviamo faccia a faccia con la casupola, lui mi saluta e va a presentare, piange di commozione sin dall’inizio e, per me, è un piacere essere parte di qualcosa di tanto importante, si percepisce l’unione tra la gente. 

Scendendo dalla casupola, due ore e mezza dopo, rivedo i ragazzi della Coventry e Dario (in compagnia di Pif!) (ndr. Pierfrancesco Diliberto, attore, regista, conduttore radio e tv e attivo antimafioso). 

Sorridono, sorridiamo tutti quanti, commossi, abbiamo raggiunto la meta comune del nostro viaggio.

di Rosa Maria Currò




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